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Persone

Riccardo Di Stefano: «La conoscenza è un’infrastruttura strategica del Paese»

di Redazione notizia del 23 settembre 2026

Il secondo confronto del convegno Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione, organizzato dall’Associazione Italiana Editori il 23 settembre a Roma, ha guardato alla formazione universitaria dalla prospettiva del mondo del lavoro. Riccardo Di Stefano, vice presidente per l’Education e l’Open Innovation di Confindustria, ha posto al centro il capitale umano e le competenze critiche necessarie alle imprese in una fase di rapida trasformazione tecnologica. Di seguito il suo contributo.

«Quello di oggi è un tema molto rilevante, che non va trascurato e che ha ricadute dirette sulla capacità del nostro sistema Paese di formare cittadini, collaboratori e nuovi imprenditori con competenze all’altezza di una competizione globale sempre più aspra.

Che la sfida sia comune a istituzioni, università e imprese è dimostrato anche dal lavoro che da un paio d’anni portiamo avanti con la CRUI, nel comune interesse di valorizzare il capitale umano. È stato proprio questo, del resto, uno dei punti di forza di un Paese con deficit infrastrutturali e povero di materie prime, ma capace di costruire il proprio successo sul talento dei cittadini, degli imprenditori e di chi lavora nelle imprese.

Mi è piaciuta molto l’immagine della conoscenza come infrastruttura strategica del Paese. Spesso immaginiamo come infrastrutture soltanto quelle fisiche, energetiche o digitali. Pensare invece che scuola, università, ricerca e ingresso nel mondo delle imprese costituiscano anch’esse un’infrastruttura strategica ci restituisce il senso dell’urgenza dei fenomeni fotografati dalla ricerca di Talents Venture e del loro impatto sulla società e sulla competitività del Paese.

Credo che, all’interno di questo ideale tavolo di lavoro, il mondo delle imprese debba porsi due obiettivi.

Il primo riguarda la qualità e l’affidabilità della conoscenza. Viviamo in un’epoca nella quale mai come oggi abbiamo a disposizione una quantità enorme ed eterogenea di dati. In questo contesto il libro, e più in generale il prodotto editoriale – che comprende sempre di più banche dati digitali, strumenti tecnologicamente avanzati e applicazioni dell’intelligenza artificiale – deve mantenere un presidio che non può essere aggirato, se vogliamo formare persone, prima ancora che professionisti, capaci di incidere sulla società.

Questo presidio è garantito naturalmente dall’università e dai docenti, ma anche dai libri di testo e dai prodotti editoriali. L’editore non si limita a pubblicare un libro: fa ricerca, verifica i contenuti e mantiene viva la filiera degli autori. È quindi un elemento rilevantissimo di questa infrastruttura strategica.

Mi divertivo a pensare che un libro capace di raccogliere le risposte errate o i bias prodotti dall’intelligenza artificiale durante gli esami sarebbe probabilmente tragicomico, ma anche molto istruttivo. Se ne sentono molti esempi e questo dimostra che, per ottenere una risposta affidabile, a volte non basta neppure formulare correttamente la domanda: serve quel presidio di qualità di cui stiamo parlando.

Il secondo obiettivo riguarda la formazione avanzata delle competenze trasversali, sempre più necessarie all’interno delle organizzazioni del lavoro e, in particolare, nelle imprese. Anche il nostro mondo sta vivendo, e per certi versi subendo, una trasformazione molto rapida.

Abbiamo quindi bisogno di nuove generazioni sempre più capaci di orientarsi attraverso l’analisi critica, di creare collegamenti e di utilizzare la capacità di sintesi senza ridurla a una banalizzazione. Sono competenze indispensabili se vogliamo restare competitivi e affrontare le trasformazioni in corso.

L’intelligenza artificiale, del resto, non è più semplicemente uno strumento: permea sempre di più la vita civile e, certamente, anche la filiera produttiva. Dobbiamo fare in modo che non produca danni e che, al contrario, generi vantaggi.

Credo che questo possa avvenire soltanto attraverso una grande alleanza tra istituzioni, università, imprese ed editoria, all’interno della quale gli editori svolgono e continueranno a svolgere un ruolo sempre più rilevante».

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