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Persone

Innocenzo Cipolletta: «Dobbiamo governare la transizione, e non subirla»

di Redazione notizia del 23 settembre 2026

Organizzato dall’Associazione Italiana Editori il 23 settembre a Roma, nella Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, il convegno Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione ha aperto una riflessione sui cambiamenti nelle modalità di studio, sulla qualità della formazione e sul ruolo dell’editoria universitaria. Innocenzo Cipolletta, presidente dell’AIE, ha indicato fin dall’apertura la necessità di partire dai dati e di affrontare l’innovazione senza contrapporre nuovi strumenti e contenuti editoriali. Di seguito il suo intervento.

«Questo convegno vuole essere un punto di partenza e non di arrivo. Vogliamo avviare una riflessione sulla centralità dell’editoria accademica per la didattica universitaria, sulla necessità di preservarne la sostenibilità e sulla sua capacità di innovare.

Per farlo è importante partire dai dati, indagare quali strumenti vengono effettivamente utilizzati e non basare le nostre riflessioni soltanto sull’esperienza personale. È anche per questo che abbiamo voluto realizzare un’indagine che ci permettesse di capire meglio come si comportano docenti e studenti.

Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia presenta ancora un divario nella presenza di studenti universitari. È importante colmarlo e, nello stesso tempo, fare in modo che cresca sempre di più anche la qualità della formazione. Il nostro sistema universitario è competitivo a livello internazionale, ma questa capacità va mantenuta nel tempo. Per questo siamo interessati a capire come adattare i nostri strumenti affinché continuino a essere i migliori possibili.

La pirateria fisica e digitale, i cambiamenti negli stili di studio e di apprendimento degli studenti e un uso superficiale, talvolta al confine con l’illecito, degli strumenti di intelligenza artificiale stanno oggi provocando un ridimensionamento dell’editoria accademica che dovrebbe preoccupare tutti.

Dovrebbe preoccupare tutti perché l’editoria accademica è più di un’attività economica, per quanto rilevante. È uno snodo centrale del sistema che consente al nostro Paese di formare le nuove generazioni, gettando così le basi per una crescita economica e sociale solida e continuativa.

L’editoria universitaria è da sempre aperta all’innovazione e al cambiamento. È un settore che investe da anni in piattaforme e contenuti digitali e nel 2025 sette editori su dieci avevano già introdotto l’intelligenza artificiale nei processi di lavoro e nell’offerta di nuovi strumenti didattici.

Non rifiutiamo l’innovazione: sarebbe assurdo. Utilizziamo i nuovi strumenti e lavoriamo sulla possibilità di integrare supporti cartacei e digitali. È proprio questa varietà della strumentazione uno degli elementi caratteristici del nostro settore.

Allo stesso tempo, assistiamo a un utilizzo passivo e scorretto degli strumenti di intelligenza artificiale da parte di non pochi studenti, tanto che la maggioranza dei docenti ritiene negativo l’impatto degli algoritmi sulla loro preparazione, come emerge dalla ricerca di Talents Venture.

Il problema, come sempre, non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata. Dobbiamo governare la transizione e non subirla, rimettendo i contenuti editoriali per l’università e, più in generale, un sapere critico e non fragile al centro dei processi di formazione.

La nostra indagine mette in evidenza che il libro rimane centrale. Non siamo di fronte a una trasformazione che rende il libro obsoleto: il manuale continua ad avere un ruolo fondamentale. Il rischio, semmai, è che venga spezzettato o piratato, con una doppia conseguenza: un danno alla capacità di apprendimento degli studenti e un danno economico per il settore.

Anche la pirateria assume oggi forme diverse. Da una parte rimangono pratiche tradizionali come le fotocopie; dall’altra emergono forme più sofisticate, che comprendono anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per sintetizzare e riassumere i manuali. In entrambi i casi si rischia di ridurre la qualità dell’apprendimento, perché materiali eccessivamente sintetici offrono spesso soluzioni senza ricostruire il processo attraverso il quale si arriva a quelle soluzioni. Ed è proprio quel processo una delle componenti fondamentali dell’apprendimento.

Per questo abbiamo voluto realizzare questa indagine e per questo è importante aprire una discussione con il mondo universitario su come fare in modo che il libro e, più in generale, contenuti editoriali autorevoli mantengano un ruolo centrale nella formazione.

È un obiettivo che deve accomunare tutti: istituzioni, politica – voglio sperare anche al di là degli schieramenti –, mondo dell’università e dell’impresa, editoria. Mi auguro che questo convegno rappresenti davvero il punto di avvio di nuove politiche e iniziative a sostegno dell’editoria universitaria e, quindi, del futuro del Paese».

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