Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina
Lettura

Ad Harvard c’è un gettonatissimo corso in cui si legge un «mattone» a settimana, senza IA né smartphone

di Elisa Buletti notizia del 5 novembre 2026

Niente smartphone, computer o scorciatoie basate su riassunti generati da modelli linguistici, ma esclusivamente l’obbligo di affrontare un testo complesso, denso, un cosiddetto «mattone» – da Omero a Dante, da Spinoza a James Baldwin – ogni settimana. È questa la ricetta di Humanities 10, il corso di letteratura e filosofia che sta riscuotendo successo alla prestigiosa università di Harvard.

Ideato nel 2008 da un’intuizione di Stephen Greenblatt e Louis Menand, due professori di letteratura inglese e autori best seller, per tentare di arginare il progressivo disamore verso le discipline umanistiche, il corso è diventato oggi uno dei casi più sorprendenti dell’offerta di Harvard. Quest’anno le domande d’iscrizione sono cresciute del 40%, con 180 matricole in lizza per soli 90 posti disponibili. Un successo alimentato anche dal passaparola degli ex studenti e studentesse, che sui social si fanno orgogliosamente chiamare «Hum Alums».

Nel primo semestre si comincia con l’Odissea e si arriva all’Ulisse di Joyce, nel secondo si torna indietro fino all’Iliade, passando per Platone, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza e James Baldwin, con incursioni nella filosofia e nell’economia, fino alla Ricchezza delle nazioni di Adam Smith. A tenere le lezioni è una squadra di docenti che si alternano: ognuno sceglie due libri e partecipa anche ai seminari dei colleghi e delle colleghe. Funziona così: studenti e studentesse leggono un libro a settimana, scrivono saggi e ne discutono insieme; non esiste l’opzione promosso/bocciato; i dispositivi digitali sono severamente vietati e le presenze vengono registrate a ogni lezione.

Come racconta The Wall Street Journal, nei loro dossier di ammissione e nelle interviste, gli studenti e le studentesse hanno espresso il desiderio di essere costretti ad affrontare classici che altrimenti non leggerebbero, la necessità di combattere la ridotta capacità di attenzione e la ricerca di un’alternativa all’intelligenza artificiale che permetta loro di allenare il pensiero critico. In un ecosistema informativo in cui l’IA ha reso facilmente disponibile un’abbondanza di risposte e sintesi, il valore si sposta su ciò che la tecnologia non può replicare: benché saper utilizzare uno strumento di IA stia diventando, per le nuove generazioni, una competenza diffusa e scontata, a fare la differenza sul mercato del lavoro – e nella società di domani – sarà chi possiede gli strumenti per porre la domanda giusta, formulare un’idea complessa, argomentarla all’interno di un dibattito. E sembra che alcuni giovani vogliano ancora imparare a farlo, anche scegliendo libri che richiedono tempo e percorsi di lettura impegnativi.

L'autore: Elisa Buletti

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.

Guarda tutti gli articoli scritti da Elisa Buletti

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.