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Persone

I libri sono un buon affare: lo ha detto Markus Dohle alla Buchmesse

di Samuele Cafasso notizia del 26 ottobre 2021

Attenzione, controllare i dati.

È questo il momento migliore di sempre per fare gli editori? Sì, secondo non un Candide dei libri qualsiasi, ma secondo il numero uno di Penguin Random House, Markus Dohle, intervenuto alla Fiera internazionale del libro di Francoforte che si è conclusa lo scorso 24 ottobre.

Quest’anno i visitatori professionali della Buchmesse sono stati 36 mila, 47.500 i curiosi, gli appassionati e i lettori che hanno invece visitato la manifestazione durante il week end. Numeri quindi comunque inferiori rispetto alla capienza massima di 25 mila al giorno imposta dalle autorità sanitarie per la prevenzione della diffusione del Covid. L’impressione è quella di una fiera mutata, che si è adattata a un panorama post-pandemia dove gli incontri fisici sono un modo di discutere e fare affari con i libri, insieme a un digitale sempre più diffuso.

In questo contesto, il direttore della manifestazione Jurgen Boos ha sottolineato il modello degli stand nazionali collettivi, adottati da oltre 80 Paesi e capaci di portare in fiera editori che altrimenti non avrebbero potuto essere presenti. Lo Spazio Italia, stand collettivo italiano organizzato da ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori ha ospitato 34 editori italiani.

Seppure in tono minore, è stata la Buchmesse dell’ottimismo: tra i presenti – fisicamente e in remoto – si ragiona sulla cresta dell’onda di una crescita di vendite comune in tutta Europa. Il mercato di varia cresce, nei primi sei mesi dell’anno, di oltre il 40% rispetto l’anno precedente in Francia, Spagna, Italia. La Germania solo del 4%, ma aveva sofferto meno nella prima parte del 2020 la chiusura delle librerie causa lockdown. Negli Stati Uniti la crescita dei primi nove mesi è dell’11%, 18,5% nei primi sei mesi.

Ai dati di mercato, si aggiunge l’effervescenza nel mercato delle acquisizioni: Penguin Random House si prepara a inglobare Simon&Schuster (manca solo l’autorizzazione delle autorità Antitrust), Hachette in America ha acquistato Workman per 240 milioni di dollari, l’intera editoria francese potrebbe essere presto terremotata dai movimenti della Vivendi di Bolloré, sempre più determinato a prendere saldamente il controllo di Lagardére. In Italia Mondadori si è mossa sul versante della scolastica con Dea Scuola, ma potrebbero esserci altre acquisizioni in vista. I libri, insomma, sembrano un buon affare.

Per il capo di Penguin Random House, sono sei le ragioni per essere ottimisti. La prima è la crescita della spesa del pubblico: chi legge compra ogni anno di più, questo si vede anche nei dati italiani. Le seconda ragione è che, oggi, l’editoria ha un «business model per la distribuzione dei contenuti stabile e robusto» e, terza ragione, «una sana coesistenza tra distribuzione di libri a stampa e distribuzione digitale». Questi due punti sono molto meno scontati di quanto non appaia se confrontiamo l’editoria libraria con altri tipi di industria culturale – musica, news, contenuti video – che sono stati letteralmente travolti da nuove forme di distribuzione. Il quarto punto per essere ottimisti – e il punto di vista del capo di Penguin Random House è chiaramente influenzato dall’essere un editore globale – è la crescita della popolazione mondiale che vuol dire nuovi clienti. Quinto punto: da Harry Potter in poi il mercato che cresce maggiormente è quello dei giovani e dei young adults, il che in prospettiva vuol dire più lettori in futuro. Sesto punto: il boom degli audiolibri che, per il momento, non stanno cannibalizzando il libro cartaceo e l’ebook.

I prossimi mesi diranno se l’ottimismo di Dohle è giustificato: da parte sua, il manager ha ricordato che il suo è un «ottimismo basato sui dati» e che data da prima della pandemia.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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