Se si hanno soldi, se la cassa integrazione non pesa più di tanto sul reddito delle famiglie, si tesaurizza. Aumenta appunto la propensione al risparmio per tempi – la seconda metà dell’anno, il 2021 certamente – che non si immaginano migliori. La movida, le spiagge affollate, il senso del «liberi tutti» è solo l’altro volto del «tutti a casa», ben colto da Ilvo Diamanti nelle prime settimane dell’emergenza («la Repubblica», 10 marzo 2020; La paura della paura, p. 29): «l’in-Sicurezza e l’in-Certezza ci accompagnano da molti anni. […] Ma, da qualche tempo, sono diventate sempre più importanti, per spiegare gli atteggiamenti e i comportamenti personali e sociali. […] La paura e le paure coinvolgono diversi ambiti e diversi fronti, ma sono di casa da noi da più tempo che da qualche settimana. […] Minacce eterogenee, difficili da accomunare. Se non per un aspetto. L’impossibilità di circoscriverne i confini. […] Viviamo, da tempo, in un clima di paure. Che cambiano di volta in volta».
Paura? Sì, certo. Paura perché le competenze per comprendere il presente e per programmare nei minuti gesti della quotidianità una visione civile e sociale del futuro – che scuola, università, informazione dovrebbero coltivare e far crescere – sono stati messe in coda da decenni nelle priorità di tutti i governi. Paura? Sì, ma anche consapevolezza di essere un settore che ha in sé tutti gli anticorpi per offrire a cittadini sempre più frastornati e alle istituzioni alcuni degli strumenti e delle analisi migliori fatte in anni non sospetti, per affrontare un’emergenza che non sarà più sanitaria ma sociale ed economica.
Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, anche se adesso è un po' complicato. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.
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