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Biblioteche

Stefano Parise: «La biblioteca resterà uno spazio fisico, pubblico, gratuito e inclusivo. Anche dopo la pandemia»

di Alessandra Rotondo notizia del 9 marzo 2021

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Nell’anno della pandemia il Sistema Bibliotecario di Milano ha sperimentato molto per continuare a restare accanto ai propri lettori. I progetti sviluppati, pur catalizzati e resi più urgenti dalle limitazioni dell’emergenza sanitaria, fanno in realtà parte di un orizzonte ampio e preesistente, che Stefano Parise – dirigente responsabile dell'Area biblioteche del Comune – rappresenta con l’immagine di «Milano città della lettura diffusa».
 
«È un disegno che stiamo perseguendo sostenendo la creazione di biblioteche di condominio, facendo accordi con le aziende e con altre realtà a vario titolo legate al mondo dei libri, della stampa, dei contenuti, mandando i lettori volontari nelle scuole» racconta Parise. «L’obiettivo che ci poniamo è quello di rendere libro e lettura parte del quotidiano dei cittadini milanesi».
 
 
Ma partiamo dalla pandemia. Cos’è Biblio Express e com’è nato?
Biblio Express nasce a fine novembre del 2020, quando l’ennesimo DPCM ha disposto la chiusura delle biblioteche. A quelle di Milano non era neppure consentito di passare ai cittadini un libro attraverso la porta: abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa e ci siamo inventati in prima battuta la consegna a domicilio. Una sessantina di dipendenti comunali, nell’ambito della loro attività d’ufficio, si sono fatti carico di consegnare i libri che le persone avevano prenotato prima della serrata. È stato per noi il primo segnale di come si potessero esaudire dei desideri di lettura pur nello scenario della pandemia.
Una settimana dopo l’attivazione, le biblioteche milanesi sono state riaperte, ma abbiamo pensato di mantenere il servizio riservandolo alle categorie più fragili, che abbiamo individuato negli over settantenni e nelle persone impossibilitate a uscire dal Covid-19 o da altre fragilità e problemi di salute.
Il servizio di consegna a domicilio continua tutt’oggi: non fa grandi numeri, poiché da quando abbiamo riaperto le persone preferiscono venire a prendere i libri in biblioteca, però un po’ di richieste continuano ad arrivare e noi ci sentiamo di esaudire questo bisogno, benché di nicchia. Lo stiamo facendo in collaborazione con la rete sociale UGO, già attiva nel comune di Milano con servizi di affiancamento e supporto alle persone anziane o in condizione di fragilità. Allo stesso tempo abbiamo siglato un accordo di collaborazione con Casa Jannacci per selezionare fra i suoi ospiti alcuni che saranno specificamente formati per svolgere l’attività di consegna. Ciò attribuisce al servizio un valore sociale ulteriore perché favorisce quei percorsi di orientamento e uscita dalla marginalità che accompagnano e integrano l’ospitalità offerta dalla Casa.
 
 
Poi sono arrivate le librerie e le edicole.
Quando, dopo il primo lockdown, si è cominciato a ragionare di nuova normalità, della necessità di organizzare la città secondo criteri di prossimità, siamo stati indotti a un passo ulteriore. Abbiamo pensato che avremmo potuto appoggiarci ad altre realtà che hanno a che fare con i libri e con i prodotti editoriali per accrescere i punti di contatto con la biblioteca nei singoli quartieri, per coprire più capillarmente il tessuto urbano della città. Abbiamo quindi stabilito una convenzione con LIM (Librerie indipendenti Milano) e SNAG (Sindacato nazionale autonomo giornalai) che consente, dal 7 dicembre 2020, di scegliere come punti di ritiro dei libri prenotati – oltre alle 26 biblioteche della nostra rete – alcune librerie del circuito LIM e le 36 edicole associate a SNAG.
È un progetto che sta funzionando, sebbene, naturalmente, con intensità diverse: nei quartieri vicini alla biblioteca i cittadini preferiscono rivolgersi a noi per gestire i prestiti, ma in quelli nei quali l’infrastruttura è più carente o distante le librerie e le edicole subentrano con efficacia. E si fa male a pensare che questo confligga con gli interessi di chi i libri li vende: tutt’altro! Sono anzi diversi i librai che mi hanno detto “Se mi mandi delle persone che sono sicuramente dei lettori, beh, io me la gioco”.
D’altronde ciò a cui miriamo è proprio la creazione di reti di quartiere dove più soggetti si aiutano a far circolare i libri: che siano le librerie, le edicole, le biblioteche di condominio, quelle civiche o altre associazioni. Nella stessa ottica qualche tempo fa avevamo avviato una sperimentazione – che continua tutt’ora – con la Fondazione Pirelli, installando un nostro punto di prestito nella loro biblioteca aziendale. La stessa cosa, Covid permettendo, faremo con il Gruppo Bracco. È quello che intendiamo con l’espressione e con la strategia «Milano città della lettura diffusa».
 
 
Nel 2020, complice l’emergenza sanitaria, è cresciuto in maniera significativa il consumo di contenuti digitali: anche in biblioteca. Cos’è successo a tal proposito nel Sistema milanese?
Mentre il prestito di libri cartacei è – per ovvie ragioni – crollato, la consultazione dei materiali digitali è andata alle stelle. Su MLOL abbiamo totalizzato 2 milioni e 626 mila consultazioni e download, 606 mila consultazioni di audiolibri, 100 mila download di e-book e 1 milione 895 mila accessi alla nostra edicola digitale. Un anno prima consultazioni e download digitali erano complessivamente 1 milione e 70 mila.
Gli effetti dell’accelerazione digitale li vediamo anche sui risultati di un’iniziativa come Milano da leggere, che nel 2016, per la prima volta, tappezza i mezzanini delle stazioni e altri luoghi di passaggio con scaffali virtuali dai quali scaricare gratuitamente alcuni e-book. Se la prima edizione aveva totalizzato poco più di 4.500 download e nel 2019 erano stati 96.548, l’anno scorso i titoli scaricati sono stati 143.900, peraltro con una formula diversa, basata sui soli canali di comunicazione digitale e la pubblicazione di un libro a settimana.
In generale, rivolgersi al digitale è stata una strategia di sopravvivenza, tanto da parte nostra quanto, ovviamente, per i lettori. Ma va ugualmente sottolineato che il Covid ha accelerato dei processi già in atto, rendendoli per certi aspetti irreversibili. Io non credo che il consumo digitale soppianterà mai il libro di carta, ma la pandemia ha reso evidente che, anche per la biblioteca, il digitale è un asset irrinunciabile, strategico tanto quanto il libro di carta. I due canali coesistono in un’offerta complessiva e sempre più integrata, e questo è un cambiamento culturale non di poco conto per l’infrastruttura bibliotecaria.
 
 
Ma la biblioteca è prima di tutto un luogo fisico. Continuerà a esserlo anche in futuro?
La biblioteca da tempo è uno spazio fisico e uno spazio virtuale. Il fatto che lo spazio virtuale abbia acquistato nell’ultimo anno centralità e importanza non fa assolutamente venir meno la rilevanza dello spazio fisico, che è uno spazio pubblico, aperto a tutti, gratuito, dove si pratica l’inclusione. La biblioteca non è solo un luogo di studio e di lettura, ma soprattutto un luogo di incontro, e credo che questo sia un valore enorme soprattutto per le grandi città, che per definizione sono posti in cui le persone faticano a stabilire relazioni. Questa funzione sociale, fisica, territoriale della biblioteca non verrà mai meno, tant’è vero che indipendentemente dal Covid noi stiamo investendo sulla creazione di nuove biblioteche e sulla riqualificazione di quelle esistenti, e spero che anche la prossima amministrazione continui con convinzione su questa strada.
Oggi più che mai, poi, c’è un tema importante d’inclusione sociale al quale prestare attenzione: quello dell’alfabetizzazione digitale. Saper utilizzare o meno alcune tecnologie segna il confine tra chi è dentro e fuori certi processi; d’altronde più le tecnologie diventano pervasive e abilitanti, più alto è il rischio che – se non governate e diffuse adeguatamente – possano generare nuova esclusione. Le biblioteche hanno iniziato da qualche tempo a porsi questo problema, mettendo a punto piccole soluzioni concrete rivolte alla cittadinanza: in tempi recenti, per esempio, alcune delle nostre biblioteche hanno realizzato dei tutorial per insegnare agli utenti a usare Spid, il sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della pubblica amministrazione. È solo uno dei tanti casi, ma ci restituisce concretamente il senso di cosa sia e cosa possa fare una biblioteca all’interno di una comunità. Anche in termini pratici.


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L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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