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Persone

Stefania Andreoli: «Portare buoni libri ai lettori è un lavoro di molte teste a cui la pirateria toglie ossigeno»

di Elisa Buletti notizia del 8 marzo 2024

Alla presentazione della terza indagine Ipsos commissionata da AIE-FIEG, La pirateria nell’editoria libraria. Quanto pesa e come ridurla, che si è tenuta presso il Ministero della Cultura a Roma, è intervenuta per portare il suo punto di vista da scrittrice Stefania Andreoli, psicoterapeuta e autrice per Rizzoli di diversi manuali di parenting.

«Le mie riflessioni ruotano intorno a una serie di parole chiave emerse durante questo incontro, che mi sono appuntata e che vi porto da un punto di vista psicologico: legalità, consapevolezza, mestiere, cultura» così Andreoli ha iniziato il suo intervento.

«I temi che stiamo condividendo stamattina possono essere allargati a una riflessione più ampia sullo spirito del tempo e sull'andamento delle cose» ha continuato.
Gli atti di pirateria, come mostrato dall’indagine, continuano ad avere un peso rilevante per il settore del libro, anche se sono in calo dell’8% rispetto al 2021. «Se i punti percentuali sono da leggere in una direzione più favorevole, più ottimista, rispetto a un paio di anni fa, dobbiamo tenere la guardia molto alta circa il fatto che i tempi sono bui. Sono bui rispetto al comportamento umano e alle ragioni che potremmo ipotizzare come retrostanti ai comportamenti non legali di cui abbiamo parlato oggi».

«Il concetto di legalità mi sembra il nucleo caldo dei lavori di questa mattina, ed è un termine che si lega anche alla responsabilità» ha spiegato Andreoli. «Ciò che mi ha colpito di più dell’indagine è stato il dato relativo alla pirateria degli adulti e, soprattutto, dei professionisti». Secondo l’indagine, infatti, è il 31% della popolazione italiana sopra i 15 anni a utilizzare libri, e-book, e audiolibri reperiti in maniera illegale, il 78% degli universitari e il 49% dei professionisti, tra i quali commercialisti, medici, avvocati, notai, architetti, geometri, ingegneri, consulenti del lavoro.

Andreoli ha poi parlato di consapevolezza. La ricerca mostra che la percentuale di chi si dice a conoscenza dell’illeceità e illegalità della pirateria è pari al 79%. Il 70% del campione intervistato, inoltre, ritiene che sia poco probabile essere scoperti e puniti. «Una parte del campione si rende conto di star commettendo un illecito ma in fondo pensa che non verrà individuato e non verrà punito. Sono veramente consapevole di un mio comportamento sbagliato se in fondo lo metto in atto comunque? Di che tipo di consapevolezza stiamo parlando se questa consapevolezza non diventa un deterrente? A maggior ragione in presenza di chi è più giovane e dall'adulto dovrebbe venire educato?». L’impressione di Andreoli è la seguente: «Gli adulti intuiscono o sanno bene cosa si dovrebbe o non dovrebbe fare, ma pensano che in fondo possano fare quello che vogliono».

«Ma veniamo al concetto di mestiere: di questi tempi tutti vogliono scrivere e sembra che tutti possano farlo e che moltissimi ci riescano. Tuttavia, tra le autrici e gli autori come me, nessuno di quelli che conosco se potesse scriverebbe. Sono molto d’accordo con Doris Lessing quando disse "Detesto scrivere, amo solo aver scritto"». «Noi stamattina stiamo parlando di quello che succede dopo aver scritto, del mestiere degli autori e di chi edita i libri, che sono sempre il prodotto di un lavoro corale. Una squadra prova a far diventare la mia prima stesura la cosa più dignitosa possibile che possa valere quel prezzo di copertina e il peggio che possa succedere a un lettore è che compri un libro e non ci trovi niente. E come fa a trovarci qualcosa? Ci vuole qualcuno, più d’uno, che ci abbia messo la testa e abbia prodotto dei pensieri e che questi pensieri siano stati scambiati con altre persone». Tutto questo non sta più succedendo, ammonisce Andreoli, alludendo al fatto che la pirateria toglie ossigeno e risorse all'industria editoriale, e quindi alla possibilità di fare un buon lavoro editoriale.

Tutti i temi emersi dalla tavola rotonda di questa mattina hanno riguardato la cultura. D'altronde, sono un derivato culturale anche i comportamenti che ci spingono ad assumerci pochissima responsabilità rispetto a come ci comportiamo, facendoci sentire in diritto di indulgere e di autoindulgere nelle azioni che più ci fanno comodo: «Ci mescoliamo insieme agli altri e riteniamo che tutto sommato, se non siamo i soli a scegliere un certo tipo di condotta, allora ci si possa strizzare l'occhio. Ma tutto ciò ha delle ricadute gravissime sulle generazioni future» ha sottolineato Andreoli.

«Stiamo provando a tutelare le prossime generazioni anche in un’ottica di garanzia del lavoro e di profilazione del futuro, ma ha senso dar loro gli strumenti per l’educazione alla cultura, per la crescita in un mondo che possa essere rispettoso del lavoro degli altri, delle regole, per vivere nella collettività, se poi siamo i primi a essere così gretti, alla ricerca della scappatoia? Non penso che l'essere umano debba essere sempre e solo impeccabile: saremmo mostruosi. Però nemmeno inciampare così spesso».

L'autore: Elisa Buletti

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.

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