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Editori

La pirateria nell’editoria libraria vale oltre un quarto dell’intero mercato: l’indagine Ipsos per AIE-FIEG

di Redazione notizia del 7 marzo 2024

I libri piratati costano al settore editoriale 705 milioni di euro di vendite l’anno, più di un quarto del valore complessivo del mercato, e 4.900 posti di lavoro, che diventano 12mila conteggiando anche l’indotto. Ciò dimostra come la pirateria continui ad avere un peso rilevante per il settore del libro: gli atti di pirateria stimati in un anno sono 108,4 milioni, quasi 300mila ogni giorno, in calo dell’8% rispetto al 2021. In termini economici, la perdita per il sistema Paese è di 1,75 miliardi di euro, con 298 milioni di mancate entrate per il fisco.

Questi alcuni dei dati contenuti nella terza indagine Ipsos commissionata da Gli Editori – l’accordo di collaborazione tra l’Associazione Italiana Editori e la Federazione Italiana Editori di Giornali (FIEG) – presentata questa mattina in un incontro svoltosi al Ministero della Cultura a Roma. Tutti i materiali e il video dell’evento sono disponibili online nella sezione dedicata del sito AIE.

Secondo l’indagine, è il 31% della popolazione italiana sopra i 15 anni a utilizzare libri, e-book, e audiolibri in maniera illegale, il 78% degli universitari e il 49% dei professionisti. La ricerca – presentata dal presidente Ipsos Nando Pagnoncelli – rileva inoltre la scarsa consapevolezza nell’opinione pubblica della gravità della pirateria e delle possibili conseguenze: la percentuale di chi si dice a conoscenza dell’illeceità e illegalità della pirateria è pari al 79% e il 70% del campione intervistato ritiene poco probabile essere scoperti e puniti.

Moderati dal direttore di Ansa Luigi Contu e dopo i saluti del Sottosegretario del Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni e dei presidenti di AIE e di FIEG, Innocenzo Cipolletta e Andrea Riffeser Monti, durante l’incontro sono intervenuti Benedetta Alessia Liberatore, direttore della Direzione per i Servizi Digitali dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), Gaetano Cutarelli, comandante del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza, Salvatore Sica, presidente Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d’Autore, Mauro Tosca, responsabile antipirateria AIE, la scrittrice e psicoterapeuta Stefania Andreoli. A concludere Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati.

«L’editoria italiana vive un contesto economico difficile, caratterizzato da costi in crescita solo in minima parte compensati dagli aumenti del prezzo di copertina, mentre gli stimoli alla domanda presenti gli anni scorsi non sono più presenti o sono stati ridimensionati» ha commentato Innocenzo Cipolletta, presidente di AIE. «In questo quadro, la perdita di un quarto del valore potenziale delle vendite a causa della pirateria è un costo insostenibile che ha ricadute sul numero delle aziende che non riescono più ad andare avanti, sull’occupazione, sui compensi degli autori» continua.

E il futuro? «Nel 2023 vediamo primi segnali di riduzione degli atti di pirateria, ma i fattori che possono influire sono tanti e non parlerei ancora di tendenza consolidata» dichiara Cipolletta. «Istituzioni e forze dell’ordine hanno fatto molto negli ultimi anni e questi dati devono spronare noi tutti a fare ancora di più e ancora meglio. Riteniamo poi fondamentale il lavoro di sensibilizzazione dei cittadini: si conferma alto il numero di persone che ritiene poco grave questo fenomeno e comunque si dice certo che i colpevoli non saranno puniti» aggiunge.

Concorda anche Andrea Riffeser Monti, presidente di FIEG, che ha sottolineato l’importanza di «rendere impossibile, nei confronti di chi fa business sui contenuti illegali, nascondersi dietro l’anonimato della Rete: le persone devono essere consapevoli che stanno commettendo un illecito e devono sapere che per questo possono essere punite. I fenomeni di pirateria digitale contribuiscono al crescente e generale impoverimento delle imprese editoriali, ma vi sono rischi anche per i lettori che, in assenza di contenuti informativi di qualità, saranno sempre più esposti a fake news e disinformazione online» conclude Riffeser Monti.

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