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Normativa

I diritti secondari. Tre consigli (e un corso) per destreggiarsi tra cinema, tv, teatro, videogiochi e merchandising

di Alessandra Rotondo notizia del 2 novembre 2020

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La materia narrativa e informativa contenuta nei libri è spesso l’incipit di una catena di valore che si propaga per la gran parte delle industrie culturali e creative. Di pellicole tratte da romanzi di successo è piena la storia del cinema e – nell’era di Netflix e Prime Video – sono sempre più le produzioni e serie tv che derivano da un prodotto editoriale. Crossmedialità e transmedialità, d’altronde, sono fenomeni oramai abituali nel mondo di property e character per bambini e ragazzi: i personaggi più celebri sono spesso nati tra le pagine di un libro.

Al moltiplicarsi delle possibilità di fruizione offerte al «cliente dell’immaginario» (si pensi a questa nuova stagione dei contenuti vocali, guardata con interesse dalle editorie di mezzo mondo) si espandono gli universi narrativi da abitare e popolare. Gli editori sono chiamati a confrontarsi con una stratificata compagine di possibilità; ma al contempo di elementi a cui prestare attenzione e di competenze da introdurre in casa editrice per rendere possibili, consapevoli e vantaggiose certe scelte e certi processi, così da renderli effettivamente startegici.

In considerazione dell’importanza e della complessità che ha per una casa editrice la trasformazione del contenuto letterario in prodotto «altro» – da esporre a nuovi mercati e col quale concretizzare nuove possibilità – AIE ha organizzato il corso Adattamento dei contenuti editoriali per cinema, tv, teatro, videogiochi e merchandising: il ruolo strategico dei diritti secondari, tenuto dagli avvocati Beatrice Cunegatti e Fabrizia Serpieri, rispettivamente fondatore e senior area IP dello studio IT Law Firm.

L’appuntamento sarà online, nelle giornate di martedì 17 e giovedì 19 novembre – dalle 10.00 alle 13.00 – per un totale di sei ore di incontro e confronto su questi temi (qui tutte le informazioni per partecipare). Intanto, a Cunegatti e Serpieri abbiamo chiesto un’anticipazione: non tanto sui temi del corso, quanto piuttosto sui nodi che ogni editore impegnato nella gestione dei diritti secondari non può non soffermarsi a sciogliere.

«La casa editrice deve essere orientata fortemente a delle scelte di coordinamento strategico rispetto a quali diritti acquisire dagli autori per l’utilizzazione dei contenuti in modo ottimale nella catena degli sfruttamenti secondari» chiarisce Beatrice Cunegatti. «Si tratta di ottimizzare a cascata questa possibilità e quindi costruire un flusso di diritti verso l’utilizzazione e la produzione editoriale interna o esterna, anche in partnership con terzi, che consenta di non dover negoziare di volta in volta con l’autore sulla spinta delle necessità – e urgenza – del momento».

«Ci saranno poi, a breve, delle modifiche a livello normativo, indotte dall’attuazione dell’ultima direttiva comunitaria in tema di digital copyright che entro giugno 2021 verrà adottata anche in Italia» aggiunge Fabrizia Serpieri. «Una novità che imporrà riflessioni anche in tema di contratti per l’acquisizione dei diritti per usi così detti secondari e che avrà degli effetti in tema di diritti di revoca o determinazione dei compensi agli autori che occorre cominciare a considerare».


Il contratto e le sue clausole

È importante che l’editore inserisca, nel suo contratto con l’autore, delle clausole che gli garantiscano la possibilità di sfruttamento dell’opera letteraria in settori diversi da quello editoriale, come ad esempio il cinema, la televisione o l’ambito multimediale delle app didattiche o ludiche. È di conseguenza fondamentale anche la previsione di clausole che consentano all’editore di apportare le necessarie trasformazioni ai contenuti editoriali, funzionali allo sfruttamento delle narrazioni in contesti diversi rispetto a quello del libro. Per quanto riguarda la nuova direttiva sul digital copyright, vale la pena sottolineare che introdurrà la possibilità – proprio rispetto a sfruttamenti ipotetici di questo tipo – di inserire delle clausole che consentano agli autori di revocare la licenza in caso di mancato sfruttamento.


Sequel, prequel, remake e merchandising

Nella prospettiva dello sfruttamento cinematografico è importante prevedere clausole contrattuali che facciano riferimento non soltanto alla realizzazione di un’opera cinematografica basata sull’opera letteraria in sé, ma che consentano anche la realizzazione di sequel, prequel o remake. Nel caso in cui dall’adattamento audiovisivo possano derivare dei prodotti di altra natura, è importante valutare l’opportunità, per l’editore, di registrare come marchi nomi o segni distintivi dei personaggi, proprio in vista di un ulteriore possibile sfruttamento attraverso il merchandising.


La gestione del diritto morale

È utile tenere in conto la possibile migrazione dei contenuti editoriali in contesti «nuovi», distanti da quelli canonici dell’utilizzazione secondaria: come app, software o altri prodotti digitali, fino al caso della gamification. In questi casi a mutare non è solo la forma del contenuto, che da testo narrativo diventa per l’appunto digitale, con tutta la molteplicità di formati e destinazioni che questo può voler significare. Ma anche la finalità del prodotto che, nell’ipotesi per esempio della gamification, passa dalla fruizione narrativa al gioco. Ebbene, in questi casi più che mai, è importante che l’attenzione al profilo dei diritti morali dell’autore sia massima, in particolare al diritto di integrità. Un’attenzione che potrebbe sfuggire nel momento in cui l’editore si confronta con un contesto d’approdo della materia letteraria tanto distante da quello di partenza.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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