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Mercato

Cina. Segno meno per il mercato del libro colpito dall'emergenza Covid-19

di Antonio Lolli notizia del 6 maggio 2020

Attenzione, controllare i dati.

Il mercato del libro cinese ci ha abituati in questi ultimi anni a cifre di crescita a doppia cifra e a performance in continuo miglioramento. Basti ricordare che nel 2019 il segno positivo a valore era stato del +14,4% rispetto al 2018 con un giro d’affari di 102,7 miliardi di yuan (circa 13,4 miliardi di euro). Un risultato arrivato dopo il +11,3% del 2018, il +14,6% nel 2017, il +12,3% nel 2016 e il +12,8% nel 2015. I dati di OpenBook – l’azienda cinese leader nel monitoraggio del settore editoriale – hanno mostrato una crescita confermata anno dopo anno a partire dal 2001, quando il valore del mercato era di poco inferiore ai 20 miliardi di yuan.

Poi è arrivato il coronavirus. Dai primi casi di polmoniti anomale riscontrati a Wuhan a fine dicembre seguiti dall’identificazione del nuovo tipo di virus – isolato il 7 gennaio – a oggi tutti settori economici del Paese del Dragone hanno subito grandi perdite, compreso il mondo del libro. L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 ha portato al blocco della maggior parte delle attività per diverse settimane e alla chiusura per quarantena di intere province del Paese, a partire dall’Hubei.

Nel primo trimestre dell’anno si registra così, per la prima volta, un segno negativo (addirittura a doppia cifra) per le vendite di libri: -16% rispetto allo stesso periodo del 2019. Un calo dovuto in particolare alle librerie fisiche, con un preoccupante -54,8% di vendite rispetto ai primi tre mesi del 2019. Il mese più critico è stato febbraio, quando la morsa dell’emergenza ha fatto sentire maggiormente i suoi effetti anche in termini di chiusura delle attività produttive.

Un aspetto interessante che emerge dall’indagine è la situazione particolarmente sfavorevole vissuta dalle librerie situate nelle megalopoli del Paese, a causa in particolare della ridotta mobilità delle persone nei grandi centri urbani.
Le città cinesi sono generalmente classificate in fasce a seconda delle dimensioni e dell’importanza economica. Nelle città di prima fascia (come Pechino e Shanghai), che tendenzialmente hanno una popolazione superiore ai 15 milioni di abitanti, il calo delle vendite nelle librerie fisiche nel primo trimestre è stato del -63,2%, contro il -57,2% delle librerie situate nelle città di seconda fascia (con una popolazione da 3 a 15 milioni di abitanti) e del -46,6% delle città di terza fascia che hanno dai 150 mila ai 3 milioni di abitanti.

Un discorso analogo può essere fatto in base alle dimensioni della libreria. Gli esercizi commerciali di maggiori dimensioni (compresi i superstores) sono quelli che hanno registrato la perdita più elevata, con in media un -61,5% rispetto ai primi tre mesi del 2019. Le librerie di «medie dimensioni» hanno subito un calo del -53,2%, mentre le librerie di dimensioni minori in ambito urbano – indicate come city bookstores – hanno registrato un -51,0%.




Diverso è stato invece l’andamento delle vendite negli store online. Nonostante la chiusura di molte aree del Paese abbia portato – soprattutto nel mese di febbraio – a problemi logistici tali da ostacolare la distribuzione e la consegna dei prodotti, nei primi tre mesi dell’anno le vendite di libri negli store online hanno registrato complessivamente una crescita di circa il 3% rispetto al 2019. Un segno positivo che dipende soprattutto dal trend in crescita rilevato nel mese di marzo.

L’emergenza coronavirus ha inoltre spinto la maggior parte degli editori cinesi ad annullare o posticipare la pubblicazione dei nuovi titoli inizialmente previsti per i primi mesi dell’anno: un aspetto che accomuna tutti i principali mercati editoriali. I dati di OpenBook mostrano che oltre il 70% delle case editrici cinesi ha operato un forte taglio ai titoli da dare alle stampe in questi mesi.

La situazione critica di oggi porta inevitabilmente a una percezione del futuro a tinte fosche. Un’indagine realizzata a marzo dal Beijing Institute of Culture Innovation and Communication (BICIC) su 248 librerie di Pechino aveva mostrato che il 60% di questi esercizi si aspetta la conferma del calo del 50% delle vendite quest’anno e solo il 48% ritiene di avere sufficienti risorse economiche per garantire la propria sopravvivenza nei prossimi mesi.

Diverse però sono state le esperienze di collaborazione e di innovazione anche nelle settimane più difficili dell’emergenza, che hanno consentito almeno parzialmente di aggirare gli ostacoli derivanti dalla chiusura delle attività e dal blocco della circolazione.
Ne è un esempio l’iniziativa promossa dal colosso del food delivery Meituan-Dianping e dalla municipalità di Pechino, che a partire da metà marzo ha coinvolto 72 librerie della città, permettendo loro di far recapitare i libri ai propri clienti, proprio come se fossero il pranzo o la cena ordinati a domicilio.
Anche a Shanghai è stata organizzata una collaborazione simile: circa 30 librerie della catena Xinhua Bookstores – una delle maggiori del Paese – hanno stretto un accordo con ele.me, una piattaforma di delivery molto attiva nel settore alimentare e della ristorazione, che ha consentito di dare inizio a un progetto alternativo per la consegna a domicilio dei libri.

Nell'immagine di sfondo: l'interno della Yanjiyou Bookstore a Chengdu, il capoluogo della provincia del Sichuan 
来斤小仓鼠吧 / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

L'autore: Antonio Lolli

Redattore scientifico iscritto all'ordine degli ingegneri della provincia di Modena. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’Università di Bologna, ho frequentato il master in editoria dell'Università Cattolica di Milano e ho lavorato diversi anni alla redazione del Giornale della libreria. Seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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