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Mercato

Audiolibri e podcast. Alcuni numeri dell’editoria in cuffia

di Camilla Pelizzoli notizia del 1 luglio 2020

Attenzione, controllare i dati.

Tra cambi di rotta e nuovi mezzi, il formato audio per l’editoria rimane uno dei più vivaci degli ultimi anni, e i dati sembrano confermarlo. Durante il Digital Audio Summit for Publishers, organizzato il 24 giugno da Bookwire (azienda dedicata al digitale per l’editoria, compresa la distribuzione e il marketing per audiolibri ed ebook) e Digital Publishing Report, sono intervenuti molti esponenti di spicco del mercato per discutere delle prospettive di crescita, dei cambiamenti e di come approcciare il settore.

Il dato principale è che nel 2020 si prospetta una crescita del 25% per gli audiolibri (arrivando a 3,5 miliardi di dollari) e del 30% per i podcast (dati Deloitte): e questo nonostante l’effetto coronavirus. È interessante il confronto tra i due soprattutto perché, come ha sottolineato Javier Celaya (fondatore di dosdoce e relatore della conferenza) «ogni ascoltatore di audiolibri genere una resa di fatturato 2,4 maggiore dell’ascoltatore di podcast; ma questo dato può cambiare con la crescita dei servizi di abbonamento» soprattutto in America Latina, in Asia e in Europa continentale.

Declan Moore, a capo della sezione internazionale di Wondery (contenitore americano di podcast), ha parlato del suo settore ammettendo un calo per il mercato statunitense durante il periodo iniziale della quarantena, dovuto probabilmente a un generale riorganizzarsi delle routine quotidiane, seguito da un recupero ad aprile, che ha guadagnato energia a maggio, ben confermato a giugno. Sono poi emersi alcuni schemi nella fruizione, come la tendenza per un buon numero di utenti a collocare l’attività nel tempo libero del pomeriggio, escludendo invece le prime ore della giornata.

Il trend positivo dei podcast, comunque, sembrerebbe essere globale. Secondo i dati raccolti da Edison Research, più di 100 milioni di americani dai 12 anni in su ascolta podcast; in Germania, il 58% della popolazione (tra i 16 e i 34 anni) ha ascoltato almeno una volta un podcast; spagnolo e francese sono la seconda e la terza lingua più presenti nel catalogo Apple.

Inoltre è indubbio che la tecnologia disponibile e la sua continua evoluzione influenzano e influenzeranno i contenuti ascoltati e la loro produzione. Come sottolinea Zack Reneau-Wedeen, a capo della produzione per Google Podcasts, «con la crescita delle cuffie wireless e degli smart speaker, ascoltare in questo momento è più semplice che mai, anche al di fuori della macchina. Per questo vedremo più consumo occasionale di contenuti audio e di creazione di questi contenuti, compreso materiale breve, facile da ascoltare mentre si fa una commissione veloce o si aspetta in fila. Aspettatevi una crescita di contenuti più brevi nel 2020».

Anche in Italia, in questo senso, c’è movimento. Su piattaforme come Spotify e Storytel cresce l’offerta in lingua, e alcuni giornali come la Repubblica e il Post hanno attivato dei contenuti audio con cui non solo riportare in un formato diverso le notizie già presentate, ma anche fornire ulteriori contenuti. Il settore è in movimento, e l’offerta comincia a essere davvero variegata. Ai lettori non rimane che scegliere cosa ascoltare.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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