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Librerie

Le librerie canadesi sono alle prese con il rincaro delle spedizioni e la gestione delle vendite online

di Bruno Giancarli notizia del 19 ottobre 2021

Attenzione, controllare i dati.

Booknet Canada ha da poco diffuso i risultati di uno studio sullo stato di salute delle librerie indipendenti nel 2020. Hanno partecipato al sondaggio 55 punti vendita che operano nel mercato di lingua inglese, le quali rappresentano il 20% del giro d’affari che le librerie generano nel complesso. Lo studio si sofferma sui diversi aspetti della vita di una libreria, dalle strategie di marketing al numero di dipendenti, ma è possibile osservare un filo rosso che lega tutti gli aspetti del rapporto, un tema in apparenza marginale ma che la pandemia ha portato alla ribalta: l’e-commerce del punto vendita e la maggior incidenza del costo delle spedizioni per le librerie indipendenti.

Partiamo da un’indicazione generale. Le voci di spesa più impattanti per una libreria sono, com’è facile immaginare, il costo del lavoro (per il 48% degli intervistati è la principale) e l’affitto (21%). Nel caso dei punti vendita con un giro d’affari minore quest’ultima diventa la voce principale nel 30% dei casi, e anche per le librerie più grandi rimane tale per il 18% dei rispondenti. Del resto, uno dei problemi da segnalare è che i librai spesso non sono i proprietari del locale in cui ha sede la loro attività, nonostante tre quarti di essi siano tali da più di quindici anni. Questo significa da un lato non potersi espandere liberamente, dall’altro esporsi ai rischi connessi a un contratto d’affitto.

Un utile indicatore per capire i diversi aspetti della gestione delle librerie è la percezione del mutamento delle voci di spesa tra 2019 e 2020. Il dato che desta particolare preoccupazione è quello più evidente: nell’ultimo anno i librai canadesi dichiarano di aver visto aumentare soprattutto i costi di spedizione e dei rifornimenti. Per quanto ciò possa valere anche per tutti quegli aspetti non necessariamente legati al commercio librario (pensiamo per esempio alle librerie con attività di ristorazione), pagare di più le spedizioni – e i libri – significa, semplicemente, perdere di competitività con i siti di e-commerce più strutturati e ridurre il proprio margine di redditività. Ciò è vero a maggior ragione se si pensa che ben il 74% degli intervistati possedeva un proprio sito di e-commerce prima del 2020.




Se guardiamo più da vicino quell’83% di librerie che ha visto i costi delle spedizioni aumentare, scopriamo che per il 23% dei punti vendita l’aumento è stato superiore al 25%, per il 30% tra l’11 e il 25%, mentre per il restante 30% tra l’1 e il 10%. Le spese di spedizione arrivano a rappresentare il 4% del totale delle spese di una libreria, percentuale che scende al 3% per quelle più piccole e sale al 7% per le più grandi. Se le prime infatti riescono a effettuare consegne gratuite nelle immediate vicinanze del punto vendita, le seconde non possono che esternalizzare il servizio e affidarsi ai corrieri. Di certo le consegne di prossimità, una delle novità del 2020 che abbiamo conosciuto anche in Italia, rimarranno anche una volta che la pandemia sarà alle nostre spalle: ciò però non toglie che le spese di spedizione rappresentino un problema. Quel che sembrano chiedere i librai è un prezzo calmierato per poter gestire la concorrenza dei grandi siti di e-commerce (una direzione verso la quale si sta già muovendo la Francia): non aiuta da questo punto di vista l’abitudine degli editori di rinviare dalle proprie pagine a store online come Amazon. Il sostegno finanziario che il governo ha garantito alle librerie ha finora permesso che il problema non esplodesse, ma nell’ultima parte del 2021 e oltre – è una delle opinioni raccolte nello studio – non potrà che manifestarsi in tutti i suoi aspetti.

Percentuali tra il 3 e il 7% possono sembrare irrisorie: se però si considera che il margine lordo di una libreria indipendente su ogni vendita nel 2020 si aggira attorno al 41%, e le rese attorno al 17%, si capisce subito la gravità del problema. Va inoltre considerato che l’online sta assumendo un’importanza crescente per le librerie fisiche: tra 2019 e 2020 sono state proprio le vendite tramite e-commerce ad aver registrato i maggiori incrementi. Un precedente studio, del resto, aveva mostrato che se fino al 2019 le quote degli acquisti online e di persona erano equivalenti, nel 2020 la forbice si è allargata repentinamente a tutto vantaggio delle prime.




Il ragionamento appena condotto sul peso di e-commerce e spese di spedizione, non va infine dimenticato, si basa su una fondamentale differenza tra editori, store online e librerie. Se i primi lavorano sul proprio catalogo e i secondi hanno a disposizione un assortimento virtualmente infinito, per le librerie è la selezione a fare la differenza. Può sembrare scontato affermarlo, ma occorre considerare che nelle librerie indipendenti canadesi la percentuale di novità vendute rispetto al totale è scesa in maniera lenta ma costante negli ultimi tre anni, passando dal 35% del 2018 al 34% nel 2019 fino al 33% del 2020 – e le prime stime vedono questa tendenza acuirsi nel 2021.

Questo significa che nel contesto in cui si trova a operare il libraio in Canada è comunque la cura della proposta commerciale a determinare il successo o meno dell’attività, e questa affermazione diventa tanto più esatta ogni anno che passa. Il rischio che sembra profilarsi all’orizzonte è che più passerà il tempo più il lavoro risulterà difficile, incerto (non si dimentichi la variabile dell’affitto) e, se aumenterà il peso dell’e-commerce nelle vendite delle librerie, anche meno redditizio.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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