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Librerie

Dopo la legge sul prezzo unico del libro, la Francia sta ragionando su un prezzo unico per le spedizioni

di Bruno Giancarli notizia del 15 giugno 2021

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L’8 giugno il senato francese ha approvato la proposta di legge della senatrice Laure Darcos (I Repubblicani, la formazione di centrodestra fondata da Sarkozy) il cui obiettivo è «migliorare l’economia del libro e rafforzare l’equità tra i suoi attori». Il testo, che era stato depositato a dicembre ma che è stato sottoposto a procedura accelerata grazie all’impegno diretto di Macron, è stato esaminato in commissione cultura il 31 maggio. Si attende ora l’approvazione dell’altro ramo del parlamento, l’Assemblea Nazionale.

La dichiarazione del Presidente della Repubblica del 21 maggio era stata in effetti perentoria – «occorre che ci sia un prezzo unico per tutti i libri» – se non fosse che la legge del prezzo unico esiste già, la cosiddetta legge Lang del 1981. L’oggetto della questione non è infatti il costo del libro in sé, bensì delle spedizioni, e quindi la fattibilità economica per le librerie di dotarsi di un e-commerce. Macron ritiene che il prezzo debba essere lo stesso per «i libri che si acquistano in libreria come per quelli che arrivano a casa», dato che «alcuni grandi gruppi hanno la possibilità di spedire quasi gratuitamente libri, mentre le librerie indipendenti devono pagare le spese postali».

Il convitato di pietra, che né Macron né la proposta di legge nominano esplicitamente, è ovviamente Amazon, e l’iniziativa rappresenta solo l’ultimo tentativo in ordine di tempo di intervenire nel mercato del libro. Per quanto la norma affronti anche altri temi, come la maggior chiarezza sulla distinzione tra libri nuovi e d’occasione e un rinnovato interesse alla tutela degli autori, è stata la parte sulle spedizioni a catalizzare le attenzioni.

Torniamo per un attimo al 2014, l’anno dell’ultima modifica della legge sul libro. Per contrastare Amazon, venne sancito il divieto di applicare uno sconto del 5% e contemporaneamente offrire spedizioni gratuite, il che si tradusse di fatto nell’obbligo di far pagare queste ultime. Come riporta «Actualitté», aggirare la legge fu in quel caso più facile che rubare le caramelle a un bambino: Amazon si limitò a far pagare le spedizioni un centesimo, di fatto sancendo un nuovo standard a cui presto si adeguarono i concorrenti più grandi (Fnac e Cultura in primis). Le librerie indipendenti, che al contrario pagano in media 6,5 euro per ogni spedizione, inevitabilmente scaricano il costo sui consumatori finali. È questa situazione che la nuova legge vuole provare a disciplinare.

Il cardine della proposta è l’individuazione di un prezzo base per le spedizioni di libri. La misura, ricorda «Public Senat», è stata fortemente voluta dall’associazione delle librerie francesi, il cui presidente Guillaume Husson spiega come la situazione sia diventata insostenibile: grazie a questa legge «le librerie recupereranno quei clienti che ora acquistano su Amazon». In effetti, dal 2006 al 2019 le oltre 3 mila librerie indipendenti francesi hanno perso quasi 3 punti percentuali di quota di mercato.

In un’intervista concessa a «Télérama», la senatrice Darcos sostiene che la misura non sia affatto una legge anti-Amazon, bensì un modo per aprire una discussione sul tema. La proposta è quella di instaurare una maggiore equità tra tutti gli attori, facendo pagare tariffe postali dipendenti dal peso. La spedizione di una novità (200 grammi), per esempio, verrebbe a costare 2 o 2,3 euro. Non è ancora chiaro quale sia l’esatto criterio che verrà adottato, se cioè si tratti di tariffe minime, forfettarie o proporzionali, dato che la partita in questo caso è tra ministero della cultura e dell’economia, ma il principio che guida l’iniziativa è far sì che una libreria indipendente che vende online e Amazon facciano pagare al consumatore finale la stessa cifra per le spedizioni.

La norma si basa su due assunti: la popolazione rurale tende a comprare libri nei supermercati, non avendo librerie in prossimità, mentre Amazon viene utilizzato dalle persone nei grandi centri abitati. Far pagare a questi ultimi le spese di spedizione potrebbe essere un incentivo a tornare nelle librerie, mentre i primi non utilizzano comunque l’e-commerce e non soffrirebbero un rincaro nelle loro spese in libri.

Il rischio, che Darcos non nasconde, è che Amazon potrà guadagnare da questa norma, ma a suo parere vale la pena correrlo se tramite una legge del genere le librerie potranno rivaleggiare con esso. Onde evitare di ripetere gli errori del 2014, non sarà possibile offrire spedizioni gratuite tramite abbonamenti (leggi: Amazon Prime) né tantomeno inserendo i libri in un carrello contenente beni d’altro tipo.

Darcos paragona la sua battaglia a quella di Davide contro Golia: la pietra della fionda, in questa riedizione del racconto biblico, rischia però di trasformarsi in un gradito regalo per il gigante. Secondo la relatrice nella commissione per il digitale Martine Berthet (repubblicana come Darcos), che pure appoggia l’impianto della legge, è sbagliato il presupposto che sia la gratuità dei costi di consegna la leva principale degli acquisti online: sono altrettanto importanti la profondità del catalogo e la rapidità. Inoltre, da questa legge è possibile aspettarsi che, sui 40 milioni di libri che Amazon vende ogni anno, aggiungendo anche soltanto 2,3 euro per libro, la società realizzi un ulteriore profitto di 100 milioni del tutto gratuitamente. Un po’ come accadde nel caso della catena di supermercati Leclerc, che si oppose nel 1981 alla legge sul prezzo unico ma si trovò quasi suo malgrado a veder aumentare i margini sulle vendite dei libri.

Il problema principale del ragionamento di Darcos è che è possibile mantenere le stesse premesse arrivando a conclusioni diverse. Se sono proprio coloro i quali hanno a disposizione una libreria di prossimità a utilizzare maggiormente Amazon, non è detto che l’aumento del prezzo delle consegne rappresenti una spinta sufficiente per tornare a rivolgersi alle librerie, specie se si considera che si tratta di ceti agiati che possono sopportare il rincaro. Parimenti, la norma non incentiva i cittadini delle aree rurali a tornare in libreria, dato che comunque preferiscono i centri commerciali – complice il fatto che, nonostante il prezzo dei libri sia lo stesso ovunque, il 58% della popolazione crede che Fnac e altri grandi rivenditori siano più economici, stando a un recente sondaggio.

Un’ultima perplessità riguarda il generico appello alla sostenibilità ambientale di una simile norma, grazie al fatto che, sempre secondo Darcos, la legge disincentiverà gli acquisti compulsivi in favore di ordini raggruppati. Occorrerà però aspettare i dettagli per capire se davvero si riuscirà a perseguire un obiettivo simile (anche perché potrebbe crearsi un conflitto con la necessità di rendere il costo della spedizione proporzionale al peso).

Più in generale, non si capisce perché una misura del genere debba essere parte di una legge sul libro e non di una sulle spedizioni o sull’ambiente. Due ordini su Amazon contenenti uno dei libri e l’altro beni qualsiasi che richiedono lo stesso imballaggio avrebbero costi di spedizione diversi giustificati in base all’impatto ambientale del primo, il che rischia di apparire un controsenso. Si potrebbe infine notare che gli abitanti delle aree rurali utilizzano la macchina per spostarsi, e quindi anche per comprare quei libri che saranno ulteriormente disincentivati a farsi spedire. Più in generale, si può ricordare che l’editoria ha di per sé l’interesse a diventare sostenibile, e il principio che aumentare le spese di spedizione implichi un minor impatto ambientale è tutto da dimostrare.

È lecito chiedersi quale sia l’equilibrio ottimale delle diverse esigenze (libertà d’impresa, interesse dei consumatori, difesa del pluralismo dei canali e quindi dell’informazione e della creatività, tutela dell’ambiente, per nominare soltanto quelle più immediatamente percepibili), ed è giusto porre di continuo la questione: per questa ragione il tentativo francese merita di essere seguito con particolare attenzione.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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