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Innovazione

P come podcast, p come pandemia. Il 2020 «vocale» della Spagna

di Alessandra Rotondo notizia del 8 febbraio 2021

Attenzione, controllare i dati.

I dati del Reuters Institute Digital News Report 2020 pubblicato in estate collocavano la Spagna in cima alla lista dei Paesi (europei e non) che maggiormente consumano podcast. Era il 41% degli spagnoli a dichiarare di aver ascoltato almeno una puntata di un podcast nel corso del mese precedente, in crescita del 2% sul 2019. Un podio condiviso con l’Irlanda (40%; +3% rispetto all’anno precedente) e la Svezia (stabile al 36%), dove il consolidato successo dell’audio sembra essere entrato nel cono d’ombra di una prima maturità.

Tra i Paesi che avevano maggiormente incrementato i loro consumi audio seriali nei primi mesi dell’anno della pandemia comparivano invece Norvegia (36%; +5%) e Belgio (26%; +5%). L’Italia – con i suoi 3,2 utenti su 10 che dichiaravano di aver ascoltato almeno un podcast nel mese precedente – era perfettamente in tendenza con la media risultante dai Paesi coperti da Reuters, che – a livello globale – colloca al 31% la percentuale delle persone fruitrici di podcast.

La prominenza della Spagna verso questo tipo di fruizione mediale viene confermata oggi da uno studio della società di ricerca SEIM, commissionato dall’agenzia di consulenza sul digitale Prodigioso Volcán. Il report mostra l’evoluzione del consumo audio in Spagna nel 2020, evidenziando come la pandemia – e più specificamente i lockdown – abbiano influenzato il settore della voce: dall’utilizzo degli assistenti vocali virtuali al consumo di audiolibri e podcast.

Nel complesso, i risultati dello studio indicano un incremento del rapporto con la tecnologia audio in quasi tutte le sue forme, con le esperienze degli utenti che iniziano sempre più spesso su un dispositivo mobile, come lo smartphone, e terminano su altri come smart speaker e smart tv.

Per quanto riguarda i formati, tre utenti Internet spagnoli su quattro sanno cosa sia un podcast. Quasi la metà (il 47,1%) ne ha consumato almeno uno nel 2020, con un aumento di oltre sei punti percentuali rispetto ai dati Reuters riferiti alla prima parte dell’anno. Tra le principali ragioni che spingono l’ascoltatore al podcast c'è la possibilità di poterlo fruire quando si desidera (28%), l’opportunità offerta di imparare cose nuove (25%), ma anche di intrattenersi e rilassarsi (21%) o di essere informati (11%).

L’indagine SEIM mostra che gli ascoltatori di podcast sono più abituati a pagare per i contenuti digitali rispetto all'utente medio di Internet. Il 72,8% di chi ne fruisce risulta infatti abbonato a una piattaforma di videostreaming (come Netflix o Prime Video) rispetto al 59,4% della media generale. Il 42,9% degli ascoltatori di podcast risulta invece abbonato a una piattaforma di streaming musicale (come Spotify) rispetto al 29,5% della media degli internauti. Sul fronte degli effetti del Covid-19 su questo tipo di consumo, un utente su quattro (24,9%) dichiara che ha cominciato ad ascoltare podcast – o a incrementare l’ascolto – proprio durante la pandemia.

I prodotti audio più conosciuti restano comunque gli audiolibri: quasi nove utenti Internet su dieci (88,4%) sanno cosa siano e il 32,2% – uno su tre – li utilizza. Per collocare questo dato nel contesto globale, vale la pena ricordare che un report della Buchmesse, a settembre, quantificava in 500 milioni di dollari (circa 415 milioni di euro) il mercato europeo dell’audiolibro (quello statunitense, il più grande in assoluto, valeva 1,5 miliardi di dollari). Per l’Italia, i dati AIE del 2020 parlano di 17,5 milioni di euro, con una cresciuta sul 2019 del +94%.

Nell’anno da poco concluso, sono tre le piattaforme che (tra acquisti singoli e abbonamenti) hanno dominato il mercato degli audiolibri in Spagna: Google Play Books (25,8%), Spotify (24,5%) e AudioBooks (21,8%). Solo dopo troviamo Audible (13,1%), Apple Books (12,7%), Storytel (12,3%) e la spagnola iVoox (10,3%).

Ciò che rende interessante lo studio spagnolo è che – al pari di quello statunitense realizzato da NPR ed Edison Research – si spinge a tratteggiare un quadro piuttosto ampio della «voce» e del suo utilizzo, non concentrandosi esclusivamente sui prodotti editoriali, ma ampliando lo sguardo all’adozione delle tecnologie e ai device. In quest’ottica il report dedica una sezione agli assistenti vocali virtuali e agli strumenti attraverso i quali gli utenti interagiscono con loro.

Non stupisce che tra coloro che si servono dell’assistenza voice activated più di otto su dieci lo faccia tramite smartphone (83,7%), si rivolge invece allo smart speaker uno spagnolo su tre (27,4%). Quasi un utente su quattro (22,3%) utilizza l’assistente vocale su entrambe le categorie di dispositivi.

Per quanto riguarda la frequenza, a parlare quotidianamente con Alexa, con Siri o con Google è quasi un terzo degli utenti (27,4%). Il 20,7% parla con i propri assistenti vocali almeno una volta alla settimana. Come in altri elementi dell'ecosistema audio, anche qui la pandemia sembra aver impresso un’accelerazione: circa il 19% degli utenti spagnoli dichiara infatti di aver iniziato a interagire – o di aver incrementato l’intensità dell’interazione – per effetto di confinamento e pandemia.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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