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Innovazione

Anche Netflix sta considerando la corsa all’audio?

di Alessandra Rotondo notizia del 3 novembre 2020

Attenzione, controllare i dati.

Per il momento è un rumor, segnalato da XDA Portal – community di sviluppatori che scrive di device, software e tecnologie – dopo aver trovato nell’ultima versione per Android della app del servizio di video streaming alcune righe di codice «sospette». «Risparmia i tuoi dati disattivando il video e ascoltando i tuoi programmi preferiti», spiega uno degli snippet trovati nell'app, «Il video è spento, ma puoi continuare ad ascoltare il tuo programma mentre sei impegnato in altre cose», ribadisce un'altra stringa di testo.

Netflix non ha né confermato né smentito, ma dalla ricostruzione di XDA Portal sembrerebbe piuttosto ovvio che la piattaforma stia sperimentando una modalità di fruizione audio only che consentirebbe agli utenti di riprodurre solo la traccia vocale e sonora di una serie tv, di un film, di un documentario o di un altro tipo di contenuto, con un notevole risparmio di traffico dati e un ridotto consumo della batteria per lo «spettatore».

Certo, viene da chiedersi quali scenari di fruizione abbia immaginato il colosso di Los Gatos per pensare di sperimentare una funzione simile. Da un lato, il desiderio di competere a 360 gradi nel mondo dell’intrattenimento, e non solo nel segmento dello streaming video, è stato ripetutamente ribadito dalla company. E in un momento in cui la corsa all’audio sembra inarrestabile è piuttosto ovvio che ogni possibilità in quel versante venga indagata.

D’altronde è quantomeno curioso pensare che un servizio che ha fondato la sua fortuna sulla distribuzione di contenuti audiovisivi spezzi il sincretismo del media e provi a giocare la partita di audiolibri e podcast: ci sono sicuramente alcuni tra i contenuti di Netflix che si prestano bene a una fruizione esclusivamente audio (gli spettacoli di stand up-comedy, per dirne una), ma si tratta di una piccola percentuale del catalogo, a fronte di una fetta maggioritaria che dallo spegnimento del video verrebbe probabilmente compromessa.

Che la piattaforma voglia emulare il consumo distratto e soporifero che talvolta si fa della tv in chiaro? Oppure offrire una possibilità a minor impatto (sul traffico dati e sull’attenzione dell’utente) per l’ennesimo rewatch della serie del cuore? Un’altra ipotesi è che la modalità solo audio sia stata pensata per gli utenti con disabilità visiva.

Una rapida ricerca in rete svela che non è la prima volta che Netflix ha sperimentato in questa direzione: nel 2017, nel corso di uno degli abituali hack day organizzati dall’azienda per incoraggiare la ricerca di idee creative, uno dei team partecipanti aveva sviluppato una funzionalità simile che però – come succede per la maggior parte del codice scritto durante queste giornate – non era andata ad arricchire la app ufficiale.

Qualche anno è passato, nel frattempo il consumo di contenuto parlato è diventato molto più rilevante,  guadagnando una globalità che era difficile pronosticare.  «Competiamo per una parte del tempo e dei soldi che gli utenti dedicano a rilassarsi o a crescere culturalmente» sostiene Reed Hastings, co-CEO di Netflix. «Ci sforziamo di conquistare più “momenti di verità”: si tratta di quei piccoli punti di svolta che arrivano quando sono le sette e un quarto e un utente decide di rilassarsi, di godersi un'esperienza condivisa con amici e familiari, o semplicemente è annoiato. Ecco, in quel momentopuò scegliere Netflix o una miriade di altre opzioni».

E chissà che la possibilità di «ascoltare senza guardare» non convinca qualche utente in più, in qualche frangente in più, ad affidarsi alla piattaforma al momento di decidere come investire il suo budget di tempo e risorse per l’intrattenimento.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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