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Editori

Zanichelli celebra Federico Fellini attraverso le sue parole

di Alessandra Rotondo notizia del 27 gennaio 2020

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Il 20 gennaio del 1920 nasceva Federico Fellini, registra tra i più significativi della storia del cinema italiano. Insignito di cinque premi Oscar (l’ultimo, nel 1993, alla carriera) Fellini è stato, come si legge sull’enciclopedia online Treccani, «grandissimo orchestratore di immagini, di visioni e di ritmi narrativi, si è rivelato maestro nel dare corpo alla passione di sogno che invade lo schermo cinematografico, dove i confini dell'immaginazione vanno a coincidere con quelli della realtà senza tuttavia mai essere condizionati da questa».

In occasione del centenario della sua nascita, l’editore Zanichelli ha celebrato la ricorrenza ricordando i lemmi che compaiono nel vocabolario Zingarelli – iconico prodotto del marchio editoriale – e che sono riconducibili al maestro. A partire dall’aggettivo «felliniano».



«I suoi film, spesso bizzarri e dall'atmosfera onirica, hanno dato vita a uno stile vero e proprio, tanto personale da derivare direttamente dal suo nome: lo stile felliniano» si legge sulla pagina Facebook dell’editore.



«Un termine utilizzato per descrivere i fotoreporter a caccia di scoop, che spesso suona quasi dispregiativo, è paparàzzo. Entrato a pieno titolo nella lingua italiana a partire dal 1960, fu coniato da Federico Fellini. Paparazzo è infatti il nome di un personaggio del film La dolce vita, uno scaltro fotografo che non si fa scrupoli pur di ottenere lo scatto giusto».



«Il dolcevita, maglione a collo alto dalla linea aderente, è un capo d’abbigliamento invernale che deve il suo nome al celebre film di Fellini “La dolce vita”, in cui il protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni, lo indossava».

 
 
«Un termine che fino al 1953 veniva usato solo come accrescitivo di vitello o per indicare un bovino di 12-18 mesi ingrassato per il macello, grazie al film di Federico Fellini "I vitelloni" ha iniziato a rappresentare in senso figurato anche un giovane di provincia ozioso e frivolo».



«Amarcord è un termine del dialetto romagnolo che significa “io mi ricordo”. Fu adottato da Federico Fellini come titolo di un suo celebre film, improntato appunto sulla memoria della Rimini degli anni Trenta, costellata di personaggi pittoreschi, umorismo e malinconia. Grazie al regista, è divenuto un lemma del vocabolario della lingua italiana, usato per indicare proprio il ricordo e la rievocazione nostalgica del passato».


Negli ultimi anni Zanichelli ci ha abituati a un’ottima comunicazione che non di rado fa leva su elementi sorprendenti e inusuali, ma perfettamente coerenti col portato valoriale del brand. Nel segno della commistione tra l’esperienza (fisica) e la sua propagazione (digitale) si sono mosse, ad esempio, le campagne legate al vocabolario Zingarelli La cultura si fa strada e Area Z: parole da salvare.

Più recentemente, Il Gran Cinetorneo Morandini si è proposto invece di eleggere il miglior film italiano del biennio 2018-2019. Zanichelli (editore anche del dizionario dei film e delle serie televisive), in collaborazione con il Cinemino di Milano (dove la pellicola vincitrice verrà proclamata il 27 febbraio), inaugurava a dicembre «una sfida a colpi di polpastrelli sul canale Facebook Zanichelli e sulle Instagram stories de “la Repubblica” per scegliere il più bel film e la più bella serie tv fra 48 titoli italiani recensiti sul Morandini e decretare il vincitore 2020».

Il successo di queste iniziative – come ha avuto modo di sottolineare il responsabile della comunicazione Gabriele Orazi durante l’incontro Se dico «marketing» a cosa pensi? a Più libri più liberi – risiede nella sinergia tra i comparti aziendali che cooperano alla promozione. Pubbliche relazioni, marketing, ufficio stampa, web e social: la regia è comune, le azioni sono pensate con il supporto di tutti i canali, in base alle peculiarità di ciascuno. Il risultato è coerente, l’identità del marchio rinforzata.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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