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Editori

Lessico e asfalto. I graffiti di Zanichelli per salvare le parole

di Alessandra Rotondo notizia del 30 ottobre 2018

Attenzione, controllare i dati.

«Ricorda di guardare in alto alle stelle, e non ai tuoi piedi» recita il monito affisso sulla porta d’ingresso dello studio di Stephen Hawking alla Cambridge University, dove l’astrofisico inglese – fino alla recente scomparsa – ha occupato la cattedra che fu di Isaac Newton.

Nulla da eccepire in linea di principio. Ma qualche volta anche a guardarsi i piedi non si sbaglia. L’avrà pensato in questi giorni chi – girando per Milano, Napoli, Padova o Torino – si è imbattuto nei graffiti lasciati sull’asfalto dalla campagna #laculturasifastrada di Zanichelli.


Boria, denigrare, insigne, solerte, corroborare
; ma anche falsi amici come l’inglese terrific, lo spagnolo burro o il francese limon; o parole intraducibili come fernweh, che per i tedeschi è la nostalgia di Paesi lontani; e ancora: metonimia, iperbole, onomatopea e la carica delle figure retoriche. Zanichelli ha dato inizio a una campagna di sensibilizzazione sulla lingua che porta sui marciapiedi, in forma di graffiti urbani, occasioni di riflessione sulle nostre capacità di espressione e comprensione lessicale.

Un’azione, che potremmo definire di guerrilla marketing, parte di una strategia più ampia costruita attorno allo storico marchio editoriale. «Seguendo la traccia delle nostre pubblicazioni, disponiamo di tanti saperi da poter valorizzate e condividere» racconta Gianluca Orazi, responsabile della comunicazione.  «L’anno scorso abbiamo scelto le formule matematiche e gli elementi della tavola periodica, ora abbiamo pensato di concentrarci sulle parole. E sta funzionando».


La tecnica è quella dei green graffiti, che utilizza una miscela completamente naturale per realizzare disegni sull'asfalto. Quando la campagna sarà finita, i messaggi verranno cancellati usando soltanto acqua, rilasciando residui totalmente innocui per l’ambiente. Cinquanta graffiti per città, collocati in prossimità delle scuole o in zone  pedonali per offrirsi agli occhi e alle menti di studenti e passanti. L'hashtag #laculturasifastrada, riportato su ciascuno, invita al passaparola e stimola il coinvolgimento, soprattutto sui social network.

«Da un paio d’anni abbiamo iniziato a usare i social in maniera “educativa”, servendocene come canali per raggiungere gli utenti con i nostri contenuti. Da un migliaio di follower su Facebook siamo approdati a 120 mila, perseguendo una strategia che investe tutte le nostre presenze digitali. In occasione della campagna #laculturasifastrada, la propagazione dell’hashtag è stata capillare e ha potenziato, e di molto, la portata della sola operazione “fisica”. Crediamo che i canali di comunicazione vadano scelti in funzione delle idee che si hanno e del piano strategico che orienta finalità e azioni: noi volevamo che un contenuto “alto” diventasse strumento di condivisione con un pubblico molto ampio ed estremamente eterogeneo. Lanciare la stessa campagna in radio o in televisione non avrebbe avuto il medesimo effetto».


La scelta dei vocaboli da affidare all’asfalto? Particolare attenzione è stata dedicata alle «Parole da salvare»: voci ricche di sfumature ed espressività ma che stanno finendo nel dimenticatoio perché nella lingua corrente si privilegiano i loro sinonimi più comuni, la cui lista viene aggiornata annualmente dallo storico curatore del vocabolario, Mario Cannella, e dalla redazione. «Le abbiamo selezionate in modo che non risultassero troppo difficili, respingenti, e abbiamo preferito quelle con un’etimologia importante. In modo da poter giocare, oltre che sui significati, anche sulle origini».

Nelle pagine dello Zingarelli, d’altronde, le parole a rischio di estinzione sono evidenziate con il segno grafico del fiore (♣). Un richiamo visivo alla bellezza e un invito a scambiarsene più spesso. A non lasciare che appassiscano nel disuso.

Fonti delle immagini: in header https://bit.ly/2qkceam, in corpo testo https://bit.ly/2OXBfqK

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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