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Editori

Le sette domande degli editori francesi ai concorrenti per l’Eliseo

di Samuele Cafasso notizia del 17 febbraio 2022

Attenzione, controllare i dati.

Sette domande al prossimo presidente della Repubblica francese che rivelano, in filigrana, le preoccupazioni degli editori per il ruolo di Amazon e in generale delle grandi multinazionali del web. Ma anche le fibrillazioni interne al settore, dovute all’operazione di acquisizione di Lagardere da parte di Vivendi, e quindi la concentrazione dei marchi editoriali Editis e Hachette sotto un unico grande ombrello.

Sne, l’associazione di categoria francese degli editori, si muove in vista delle presidenziali che si terranno ad aprile con una lettera aperta in cui, innanzitutto, viene ribadita l’importanza del comparto: 80 mila impiegati diretti, pari al 20% dell’intero settore culturale, un ruolo centrale rispetto alle altre industrie creative che partono dai libri per le loro creazioni e, nonostante questo, un limitato accesso alle sovvenzioni statali. L’editoria francese, nota ancora l’associazione, ha dimostrato nel 2021 grandissima capacità di resilienza, con un grande balzo delle vendite rispetto all’anno della pandemia. Ma dal 2007 al 2019, c’è stato un continuo declino delle vendite, diminuite complessivamente dell’11%.

Per questo la prima domanda al futuro presidente riguarda proprio le misure generali a favore del libro e della lettura, la sua promozione: quali saranno le priorità? La Francia, ricordiamolo, ha recentemente varato il Pass Culture, sulla falsariga della 18app italiana. Sullo stesso tema insiste anche la richiesta di portare l’Iva sui libri al 2,1% (oggi in Francia è al 5,5%, in Italia al 4%), oggetto della terza delle sette domande.

Mirano invece direttamente alla concorrenza con Amazon e più in generale a regolamentare il ruolo dei grandi gruppi digitali americani le domande due, cinque e sette. Nella prima di queste, la due, si chiede quale sia l’impegno a garantire un «quadro giuridico europeo e francese equilibrato a tutela del diritto di autore» e a combattere la pirateria. Con il Digital Market Act e il Digital Service Act, in Europa è in corso un tentativo per porre limiti alla diffusione illegale di contenuti online e, più in generale, per garantire la giusta retribuzione di tutta la filiera. Se sul Dma gli editori europei hanno raggiunto importanti obiettivi nella stesure del testo di riferimento per la trattativa finale, sul Dsa gli editori si sono detti delusi per il testo licenziato dal parlamento.

Per gli editori – inoltre – è importante che sia garantita la possibilità di leggere su ogni dispositivo libri elettronici in formati non proprietari: si tratta della domanda numero sette. La cinque, invece, è più controversa: gli editori chiedono tariffe agevolate per le spedizioni in libreria a favore degli editori indipendenti e auto-distribuiti. Una richiesta che ovviamente mira a ridurre lo svantaggio rispetto ai giganti dell’e-commerce come Amazon, ma in cui risuona anche il timore per gli squilibri interni al settore editoriale dovuti all’operazione Vivendi-Lagardere.

Alla domanda quattro, invece, si apre un altro fronte, quello della vendita di libri usati, sempre più diffusa: quali misure concrete verranno messe in campo per garantire una giusta retribuzione del diritto d’autore?, si chiedono gli editori.

Spazio, infine, alla proiezione della cultura francese all’estero: è opportuno per il nuovo presidente, si chiedono gli editori, che vi sia in ogni ambasciata un responsabile del settore libro? Domanda retorica, ovviamente, ma per cui gli editori aspettano una risposta concreta.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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