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Editori

Penguin e Lagardère, sulle due grandi acquisizioni l’ombra di Amazon

di Samuele Cafasso notizia del 28 dicembre 2021

Attenzione, controllare i dati.

Le due storie sono diverse, ma molti elementi sovrapponibili: il 2021 per l’editoria mondiale si chiude all’insegna di due grandi operazioni di fusione che – Antitrust permettendo – dovrebbero vedere la luce nel 2022. Negli Usa Penguin Random House fa rotta su Simon&Schuster, in Francia Vivendi, che già controlla Editis, ha il 45,3% di Largardère e si appresta a lanciare l’Opa sul restante delle azioni. Nel primo caso, nascerebbe un gigante che controlla il 33% del mercato librario americano. Nel secondo caso, la galassia Hachette più le case editrici di Editis, secondo stime riportate da Le Monde, avrebbero una quota del 71% nei testi scolastici, del 63% nei dizionari e del 54% nei tascabili.

Ed è proprio il dibattito che nei due Paesi si svolge intorno a queste due operazioni, il modo con cui le Autorità di garanzia si apprestano a valutarle, che ci dice qualcosa di come sta cambiando il mercato del libro. Convitato di pietra: Amazon. Perché – sostengono gli editori coinvolti – non ha più molto senso parlare di concentrazione del mercato, rischi per la pluralità, quando l’interlocutore è il gigante di Seattle.

Lo stop del governo Usa
La partita negli Stati Uniti è entrata nel vivo lo scorso novembre quando il dipartimento di Giustizia USA si è opposto alla proposta di acquisto da 2,2 miliardi di dollari con argomentazioni che riguardano soprattutto il mercato degli anticipi riconosciuti agli autori considerati best-seller. Secondo il governo, infatti, lo strapotere del nuovo gruppo editoriale ridurrebbe in maniera eccessiva le alternative per gli autori best-seller che si troverebbero costretti a scegliere in un numero ben ristretto di offerte per la pubblicazione dei loro lavori. Due terzi del mercato degli autori best-seller, calcola il governo, fa capo a case editrici di Penguin Random House, Simon&Schuster o HarperCollins. Inoltre, ma appare un rilievo secondario nel documento del governo, il gruppo che nascerebbe avrebbe un potere eccessivo nel mercato trade. A dicembre è arrivata la risposta degli avvocati di Penguin secondo cui i rilievi di governo sarebbero infondati sotto diversi punti di vista: manca una quantificazione esatta del mercato degli anticipi per autori best-seller a cui ci si riferisce, la tesi è basata su una divisione tra autori best-seller e autori di seconda fascia che in realtà non è ben determinata, essendo l’anticipo il mero riflesso delle valutazioni sulle future vendite. Negli ultimi anni, invece, è stata dimostrata la capacità anche di case editrici minori di piazzare un buon numero di loro libri tra i best-seller. Per quanto riguarda il mercato trade, gli avvocati di Penguin ricordano che dal 2014 ad oggi la quota di mercato degli editori fuori dai gruppi Big Five (che diventerebbero quattro), è passata dal 44,1% del 2014 al 49,7% del 2020.

Gli avvocati di Penguin tirano in ballo Amazon
Ma il punto centrale della difesa è un altro e riguarda appunto Amazon: grazie ai servizi di logistica offerti da Penguin, argomentano gli avvocati, i libri di Simon&Schuster saranno più presenti nelle librerie fisiche e online e più facilmente reperibili. «L’offerta logistica di Penguin Random House – spiega la difesa – è di sempre più grande importanza per le librerie di quartiere che faticano a competere con il catalogo illimitato di Amazon e la loro efficiente catena distributiva. Espandere la logistica di Penguin agli autori di Simon & Schuster alla fine garantisce più guadagni agli autori e più scelta per i lettori». Tradotto: non c’è dimensione eccessiva nel ristretto perimetro editoriale che possa costituire un pericolo superiore a quello che  ad oggi il mercato subisce per via dello strapotere di Amazon. Quello che di fatto gli avvocati dicono è: se avete timori per la concorrenza nel mercato librario, dovete puntare gli occhi altrove.

La Disney europea
Non è difficile immaginare che le argomentazioni «americane» risuoneranno in Europa quando le Autorità antitrust dovranno valutare l’operazione Vivendi dal punto di vista dell’editoria libraria. Dopo aver acquisito le quote del fondo Amber, Vivendi è al 45,3% di Lagardère e, secondo quanto previsto dalla normativa francese, ha annunciato l’Opa sul resto delle azioni entro febbraio. Dopo pochi giorni, Lagardère ha fatto una mossa che alcuni interpretano come un tentativo di valorizzazione del proprio business dichiarando che il margine operativo delle attività editoriali del gruppo, prima valutato intorno al 12%, è in realtà del 13,5%. Secondo molti osservatori, al nuovo gruppo verrà chiesto di sfoltire il bouquet dei propri marchi editoriali. Ma, al di là di quello, è interessante guardare alle dichiarazioni dello scorso novembre di Arnaud de Puyfontaine, il Ceo di Vivendi che parlando a un evento pubblico ha detto di ammirare molto Disney e di vedere, nel futuro della sua conglomerata, la possibilità di creare una «Disney europea». Vivendi oggi è presente nelle tv a pagamento con Canal +, nei videogiochi con Gameloft, nelle applicazioni per il web con Daily Motion, nella pubblicità con Havas, oltre che nell’editoria, libraria e giornalistica. Un gigante dei contenuti, insomma, a cui il suo Ceo dà la missione di diventare una «Disney» in grado di competere ad armi pari contro i big americani gatekeeper del mercato, accusati di vampirizzare questi contenuti ma che, allo stesso tempo – vedi Amazon - stanno mettendo un piede anche in nell’industria culturale attraverso la pubblicazione di libri, il cinema, le serie tv. Anche in questo caso, il messaggio è chiaro: non guardate alla concentrazione nazionale o nel singolo mercato culturale, che siano libri, giornali, pay tv, quanto piuttosto alla competizione contro i giganti USA.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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