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Curiosità

Tumult, l’app francese che vuole rendere i podcast interattivi

di Alessandra Rotondo notizia del 2 novembre 2021

Attenzione, controllare i dati.

L’audio è da anni uno dei formati più promettenti e capaci d’innovazione nell’arena dell’intrattenimento digitale. Lo abbiamo visto dalla crescita progressiva degli audiolibri, definitivamente accelerata dalla pandemia. Lo abbiamo colto nella moltiplicazione delle piattaforme di audio streaming e nell’allargamento dei loro cataloghi. Fuori dalla cerchia dei contenuti strettamente editoriali, anche il proliferare dei podcast (e dei podcast che diventano libri o video serie, e viceversa) è stato un segnale chiaro in tal senso.

Indirizzato poi dalla condizione di forzata solitudine della pandemia, l’audio ha parallelamente cercato uno sviluppo dialogico, «social». L’esperienza eccellente è quella di Clubhouse, nato negli Usa all’inizio del 2020 e arrivato in Italia circa dodici mesi dopo tra grandi clamori, alimentando tra le piattaforme una corsa all’implementazione di funzionalità simili che ha visto concorrere Twitter, Spotify, Reddit, LinkedIn e infine Facebook. Eppure, nonostante una grande copertura mediatica iniziale, Clubhouse è entrato presto nel primo cono d’ombra della sua notorietà, salvo cercare di uscirne puntando sui contenuti – pensiamo alla partnership con TED – e quindi in qualche modo avvicinandosi all’area logica dei podcast.

All’intersezione tra le due istanze – quella del contenuto e quella della componente social – si colloca Tumult, un’app, attualmente disponibile solo per il mercato di lingua francese, che consente agli utenti di reagire in tempo reale ai podcast che stanno ascoltando, rendendo l’ascolto un’esperienza partecipativa e attiva. I creatori di Tumult – Hugo Papier, Ugo Di Sabatino ed Emmanuelle Champy – hanno progettato il servizio elaborando la loro «frustrazione di ascoltatori» esperita per non essere in grado di comunicare con i podcaster e gli altri utenti. «Il podcast è un format intimo che dà l'impressione di essere molto vicini a chi parla. Ma poi, finita la puntata, si rischia di sentirsi un po’ abbandonati» raccontano i tre. L’app è un tentativo di superare questo limite creando attorno a ciascuna puntata una comunità permanente di ascoltatori, che possano comunicare tra loro e con i podcasters.

Quando un utente utilizza Tumult, contestualmente al player per la riproduzione dell’episodio visualizza anche una chat room dove scorrono i commenti e le reaction degli altri ascoltatori. Tramite il pulsante «reagisci» ciascuno può partecipare a questa sorta di dialogo asincrono collocando il proprio contributo nel punto esatto che sta ascoltando, un po’ come accade – nel mondo della creazione musicale – su SoundCloud. Con questo modello interattivo, i podcaster possono anche guidare l’ascolto dei singoli episodi suggerendo osservazioni, facendo domande e raccogliendo risposte e giudizi in tempo reale. L'app offre un kit per i creator che spiega come utilizzare Tumult e come implementare l’interattività.

Al momento la app non sembra puntare molto su contenuti esclusivi o sull’autorialità e conseguentemente non vende abbonamenti, ma si limita a ospitare inserzioni pubblicitarie nei suoi podcast: difficile immaginare una sostenibilità economica di lungo periodo a queste condizioni. Se la dimensione dell’interattività dovesse però affermarsi nel florido mondo dei podcast, certamente si aprirebbero nuovi spazi per servizi simili, che potrebbero o cedere la loro tecnologia alle piattaforme più famose, oppure distribuire contenuti premium – non necessariamente in esclusiva – ma offrendo rispetto ai servizi concorrenti il plus dell’interattività.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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