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Curiosità

Clubhouse alla riscossa: arriva la partnership con TED Talk

di Alessandra Rotondo notizia del 15 luglio 2021

Attenzione, controllare i dati.

Se l’audio digitale – tra audiolibri e podcast – è una delle principali tendenze editoriali degli ultimi anni, il «social audio» resta al momento un terreno incerto da definire, dove oggettive potenzialità e concreti esperimenti si alternano al timore dell’effetto «bolla pronta a scoppiare».

Clubhouse è nato negli Usa nel primo anno della pandemia, all’inizio del 2020; in Italia è arrivato circa dodici mesi dopo tra grandi clamori, alimentando tra le piattaforme una corsa all’implementazione di funzionalità simili che ha visto concorrere Twitter, Spotify, Reddit, LinkedIn e infine Facebook.

Nonostante una grande copertura mediatica iniziale – che ancora oggi si rianima ogni volta che un altro player tenta il suo ingresso nel mondo dei contenuti e dell’interattività vocale – Clubhouse è entrato presto nel primo cono d’ombra della sua notorietà. Complice anche il fatto che, almeno in Italia, il dialogo all’interno della piattaforma abbia finito per cristallizzarsi attorno a una meta-riflessione sulla piattaforma stessa.

Come abbiamo avuto più volte modo di osservare, il digitale è oggi più che mai nella fase anagrafica del contenuto. Normalizzato come «formato» tra le nostre pratiche di consumo, il digitale è oggi porta d’accesso al valore più che valore in sé. Detto altrimenti: le piattaforme – anche quelle che sembrerebbero mettere al centro del loro interesse l’interattività social – hanno capito che per crescere e consolidare il loro pubblico, per guadagnarne di nuovo e per convincerlo a tornare vincendo contro miriadi di opportunità a portata di tap, devono investire sui contenuti esclusivi. Sia che si tratti di crearne, sia che si tratti di distribuirne.

Ed è probabilmente in quest’ottica che Clubhouse ha stretto una partnership con TED Talk, il celebre format di conferenze della statunitense Sapling Foundation.  L’accordo siglato – diventato operativo da pochi giorni con il lancio della serie settimanale Thank Your Ass Off – permette a TED di vendere pubblicità e sponsorizzazioni all’interno delle proprie conversazioni su Clubhouse. Il social però, almeno al momento, non riceverà alcuna percentuale, «accontentandosi» del traino di visibilità (e dall’afflusso di contenuti) garantiti da TED.

Non è chiaro se parte dell’accordo riguarderà anche la diffusione on demand dei palinsesti on air su Clubhouse. TED d’altronde con l’audio ci sa fare, e ha già ampiamente mostrato le sue grandi capacità con il podcasting: a febbraio di quest’anno ha lanciato il suo Audio Collective, affermando all’epoca che i suoi spettacoli venivano scaricati in media 1,65 milioni di volte al giorno, in «praticamente ogni Paese della terra». Andrà capito se Clubhouse vorrà continuare a fare dell’eventizzazione della fruizione audio e del «qui e ora» i suoi tratti identitari o se cederà alle lusinghe della distribuzione in differita.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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