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Distributori

Newsletter e podcast. Facebook punta sempre di più sulla distribuzione dei contenuti

di Alessandra Rotondo notizia del 2 luglio 2021

Attenzione, controllare i dati.

Dopo diversi mesi di rumors e anticipazioni, il social network di Menlo Park ha lanciato Live Audio Rooms: la sua risposta a Clubhouse e al fenomeno del social audio. Al momento il servizio è disponibile solo in USA, e solo per i dispositivi iOS, e prevede che chiunque possa essere invitato come relatore, fino a un massimo di 50 utenti per gruppo abilitati a parlare simultaneamente.

Non c’è limite invece al numero di ascoltatori ammessi: una differenza significativa rispetto a Clubhouse che invece contingenta le sue stanze. A distinguere Live Audio Rooms dal social network della voce nato nel mezzo della pandemia, anche altre funzionalità potenzialmente interessanti, come le notifiche quando amici o follower si uniscono a una stanza e i sottotitoli dal vivo. Anche su Facebook la parola si chiede per «alzata di mano», mentre le reaction consentono di interagire con i relatori durante le conversazioni.

Che i social network «generalisti» abbiamo reagito all’emergere del social audio implementando funzioni dedicate all’interno delle loro piattaforme non è una novità. Il primo è stato probabilmente Twitter, che a dicembre 2020 lanciava Spaces in versione beta per poi portarlo (anche) su Android prima dell’antesignano Clubhouse. Di lì a poco anche Spotify, Reddit e LinkedIn hanno giocato le loro mosse.

Ma, tornando a Facebook, l’interesse per il social audio sembra inserirsi in un più generico interesse nei confronti della distribuzione di contenuti che la piattaforma di Mark Zuckerberg persegue oramai da lungo tempo, facendone la sua direttrice di sviluppo al pari – se non più – dei servizi legati all’interazione e al dialogo tra utenti.

Facebook è diventata – e sempre più diventerà – una piattaforma per scoprire e ascoltare contenuti più lunghi, elaborati e professionali. Se da anni siamo abituati alla lettura dei giornali al suo interno, a tematizzare questa tendenza in chiave audio arriva la partnership con Spotify. La funzionalità, introdotta recentemente, consente agli utenti di ascoltare i podcast – ma anche le playlist – tramite un player integrato, da far girare sia mentre si usa l'app che quando questa è in background. E, sempre senza lasciare il social, si potranno scoprire i programmi più in linea con i propri interessi, «aiutati» dall’algoritmo e dalla quantità di informazioni interconnesse che possiede su di noi.

Ma se quello dei contenuti audio editoriali è certamente un versante in forte crescita, Facebook non sembra neppure aver dimenticato il suo primigenio interesse per la distribuzione di contenuti testuali e specificamente d’informazione. È recentissima infatti l’attivazione di Bulletin, l’attesa piattaforma per newsletter sviluppata dal social network.

Bulletin non si appoggia all’infrastruttura di Facebook, ma ha un proprio sito dedicato. Questo per consentire ai creatori «di far crescere il proprio pubblico in modi che non dipendono esclusivamente dalla piattaforma social», si legge sul sito. Per iscriversi a una newsletter non c’è bisogno di avere un account Facebook, ma il servizio usa Facebook Pay per gestire l’acquisto di contenuti premium (che comunque non esauriscono la totalità dei contenuti disponibili): gli abbonamenti paganti permettono infatti di partecipare a gruppi per soli abbonati e di accedere a stanze audio dal vivo.

Il programma, attualmente in beta, è focalizzato sugli Stati Uniti, con solo due scrittori internazionali al momento. Ma l’obiettivo dichiarato è aggiungerne presto altri. A firmare le newsletter saranno anche accademici, esperti di settore e personaggi pubblici. E produttori di contenuti indipendenti, soprattutto giornalisti, non vincolati a pubblicare con un unico editore.

Degna di essere sottolineata l’informazione che Facebook stia pagando i suoi autori in anticipo per i loro contributi, senza – al momento – trattenere alcuna percentuale dai loro guadagni. Inoltre, se i contributori dovessero scegliere di abbandonare la piattaforma, avranno la possibilità di portare via con loro gli elenchi di abbonati.

Ciò che resta da capire è in che modo verrà gestita la moderazione dei contenuti e se Facebook si allineerà a un approccio di massima libertà – come nel caso Substack, che permette a chiunque di lanciare una sua newsletter – o se eserciterà una qualche funzione editoriale di selezione e supervisione. Nel frattempo, anche Twitter si sta preparando al lancio delle proprie newsletter: tramite Revue, la piattaforma che ha da poco acquisito.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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