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Biblioteche

Quando l'autonomia è vita. Il sistema bibliotecario scolastico della Provincia di Bolzano

di Alessandra Rotondo notizia del 20 settembre 2016

«La nostra storia comincia nel lontano 1972, anno nel quale è stato varato lo statuto speciale della provincia di Bolzano che ci ha garantito una totale autonomia in materia di cultura» racconta Lucia Piva, direttrice dell’Ufficio educazione permanente, biblioteche e audiovisivi della Provincia autonoma di Bolzano.

Se con l’intervista a Romina Bertuzzi e Angelo Bardini avevamo visitato La chiameremo Osvaldo, la biblioteca dell’Istituto comprensivo di Cadeo-Pontenure (Pc), per la successiva tappa del nostro mini tour «bibliotecario» siamo saliti più su, alla scoperta della rete scolastica della provincia autonoma di Bolzano. Un tour, lo ricordiamo, partito dalle biblioteche aziendali, in linea con la missione dell’edizione 2016 di #ioleggoperché: una raccolta di libri della durata di 9 giorni a sostegno delle biblioteche scolastiche e un motore di nuove iniziative all’interno delle aziende e del mondo del lavoro.

«Nel 1983, come diretta conseguenza di quell’autonomia in materia di cultura della quale parlavo, è entrata in vigore la legge provinciale per le biblioteche pubbliche, che in qualche modo anticipava la normativa n° 17 del 1990, specificamente indirizzata alla promozione delle biblioteche scolastiche: due anni più tardi è partito il regolamento di esecuzione». Una legge che – aggiunge Lucia – a distanza di più di 25 anni meriterebbe un aggiornamento. «Ma ha comunque gettato le basi per quelli che, ancora oggi, riconosciamo come i compiti, i ruoli, le competenze e le caratteristiche fondamentali di una buona biblioteca scolastica».
 

Quali sono queste basi?

La legge prevede che la provincia promuova e sviluppi le biblioteche scolastiche sia attraverso un finanziamento che tramite la messa a disposizione di personale specializzato. Inoltre, colmando una lacuna che c’era allora in Italia e che forse c’è ancora, riconosce ufficialmente l’importanza della biblioteca scolastica come supporto alla didattica e all’information literacy, definendola come luogo dove si «apprende ad apprendere» attraverso una molteplicità di media e di consapevoli percorsi di ricerca.

Tutto questo viene garantito nella dimensione pratica dal fatto che la normativa identifica la figura del bibliotecario scolastico in un dipendente della provincia di settimo livello, richiedendogli una laurea breve in ambito biblioteconomico o una «generalista» con una specializzazione almeno annuale attinente al settore. Oppure, e questa possibilità è stata percorsa soprattutto in una fase iniziale di attuazione della legge, deve trattarsi di una persona che ha quattro anni di esperienza pratica maturata attraverso supplenze ed è poi stata selezionata tramite concorso. Oltre a richiedere che i bibliotecari abbiano già delle conoscenze e competenze al momento dell’assunzione, la provincia gestisce un’attività di formazione in itinere e di aggiornamento, autonomamente o con la collaborazione dell’AIB Trentino-Alto Adige.

Qual è l’iter di riconoscimento per una biblioteca scolastica previsto dalla legge provinciale?


Nel nostro sistema una biblioteca scolastica, per essere riconosciuta tale, deve avere determinate caratteristiche. Generalmente le scuole che aspirano al riconoscimento chiedono un sopralluogo al nostro ufficio nel corso del quale, oltre a mostrarci i locali, rispondono anche a un questionario sulle loro intenzioni. Quando la struttura ha i requisiti minimi procediamo al riconoscimento e all’assegnazione di un bibliotecario. La biblioteca deve disporre di un sistema di gestione e catalogazione unico e automatizzato e deve possedere un patrimonio minimo di 10 libri per alunno e insegnante, costituito da opere di consultazione, approfondimento e integrazione alle materie di studio, libri di narrativa e letteratura didattica. Mentre nelle scuole dell’obbligo il patrimonio si riparte al 50% tra narrativa e saggistica, nella secondaria di secondo grado la proporzione si modifica, naturalmente, in favore della saggistica.

Il patrimonio viene aggiornato costantemente, i budget non sono altissimi ma sono rimasti stabili nel tempo. Il catalogo è gestito, nella maggior parte dei casi, per mezzo di un servizio centralizzato che fa capo al nostro ufficio e utilizza il software Aleph 500, con beneficio dei bibliotecari che possono così dedicarsi completamente alle altre attività che la loro professione richiede. Anche l’utente accede tramite un’interfaccia unica, che abbiamo chiamato Explora e che gli permette di consultare sia il patrimonio delle biblioteche pubbliche che quello delle biblioteche scolastiche (pur mantenendo la priorità per gli studenti, nel secondo caso).
Altri requisiti fondamentali per ottenere il riconoscimento riguardano l’adeguatezza dei locali: metrature minime, vicinanza all’istituto scolastico, luminosità degli ambienti, arredamento e appropriata segnalazione.
 

Un sistema molto efficiente, insomma. E curato in ogni sua parte. Qualche criticità?

Lo scarto, sicuramente. Una «colpa», per così dire, riconducibile più ai docenti e ai dirigenti che non ai bibliotecari. Infatti il personale scolastico ha spesso difficoltà a capire che una biblioteca non è un luogo di conservazione e ha bisogno di materiale sempre aggiornato. A novembre, per esempio, ripeteremo un corso di aggiornamento tenuto già in passato proprio su quest’argomento.
Poi andrebbe sicuramente potenziato il prestito interbibliotecario aprendolo anche alle biblioteche scolastiche, ma ci sono, per il momento, forme ufficiose attraverso le quali lo rendiamo comunque possibile in attesa di una sistematizzazione ufficiale.


Quanto si estende la vostra rete bibliotecaria? Che numeri fa?

La nostra infrastruttura bibliotecaria scolastica comprende 19 biblioteche che servono un’utenza di 14.818 alunni, distribuiti tra 11 istituti comprensivi,  4 istituti pluricomprensivi e 11 scuole secondarie superiori. A occuparsi delle nostre biblioteche pensano 20 bibliotecari con contratti full o part time. Il patrimonio complessivo è di 270.271 libri e i prestiti registrati, per l’anno 2015/16, sono stati 58.884.

Ma i prestiti non sono l’indicatore più rappresentativo, soprattutto per una biblioteca scolastica…


Infatti. Noi riteniamo che a contare moltissimo sia l’attività didattica svolta in biblioteca. Per questa ragione abbiamo iniziato lo scorso anno a raccogliere dei dati sulle presenze, con la speranza, in un prossimo futuro, di poter quantificare anche l’incidenza di questo fattore. Per incentivare la frequentazione della biblioteca, tra le attività abituali del bibliotecario scolastico abbiamo ricompreso anche la visita guidata per le classi all’inizio di ogni ciclo scolastico, in modo da invitare ed educare alla fruizione di questi spazi. Altrettanto regolarmente vengono fatti dei percorsi di information literacy per gli alunni di terza media e quinto anno delle superiori.

Naturalmente, la presenza in biblioteca dipende soprattutto dai docenti e dalla loro capacità di renderla parte dell’esperienza didattica. Il rapporto tra bibliotecario e insegnante è di fondamentale importanza: la legge prevede l’esistenza di un consiglio di biblioteca partecipato dal dirigente o da un suo rappresentante, da alcuni insegnanti e dal bibliotecario. Il consiglio, oltre a organizzare le funzioni basilari della biblioteca, si occupa anche di indirizzare la politica degli acquisti, le attività in biblioteca e l’inserimento di queste nel Pof (Piano offerta formativa).

Noi riteniamo che la biblioteca rappresenti uno spazio fondamentale nel quale i ragazzi possono misurarsi in autonomia con le proprie capacità di apprendimento, sperimentandone e sviluppandone di nuove, alternative, e trovando nell’insegnante un tutor che supporti il percorso piuttosto che qualcuno che indichi la strada. È importante che il bibliotecario sia una persona con buone capacità comunicative, capace di relazionarsi al meglio con i docenti e di coinvolgere quelli più resistenti al cambiamento: anche su questo fronte stiamo lavorando, ma sarà forse il ricambio generazionale degli insegnanti a fare la parte maggiore, affiancando un approccio alla didattica più informale e orizzontale a quello tradizionale, largamente praticato fino a poco fa.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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