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Biblioteche

Biblioteche. La crescita dell’e-lending deve far riflettere sulle opportunità e i costi del digitale

di Giulio Blasi notizia del 16 marzo 2021

Attenzione, controllare i dati.

Una differente versione di questo articolo è stata pubblicata sul Giornale della libreria di marzo 2021. Se sei abbonato, scarica qui la tua copia. Se vuoi abbonarti: ecco come farlo.
 

L'espansione del consumo di libri digitali nel periodo della pandemia ha toccato anche il mondo delle biblioteche italiane: la crescita media nel corso del 2020 è stata di oltre il 100% rispetto all'anno precedente, con punte del 250% nel periodo del primo lockdown (i dati si riferiscono a MLOL).
 
Il rapporto tra e-book e biblioteche ha origine negli anni '90 del secolo scorso, ma diventa un vero e proprio settore del mercato editoriale bibliotecario negli Usa tra il 2000 e il 2010. In Europa e nel resto del mondo si afferma invece a partire dal 2010 anche in corrispondenza con l'emergere di tre nuovi device elettronici che espandono significativamente la dimensione della lettura digitale oltre il computer: e-reader a inchiostro elettronico, tablet e smartphone.
 
Il servizio MLOL è nato in Italia nel 2009 e raggiunge oggi oltre 7 mila biblioteche pubbliche di ente locale, statali e di conservazione, universitarie e scolastiche. MLOL è presente in tutte le regioni italiane e in un numero crescente di biblioteche di lingua italiana – o con collezioni di risorse in lingua italiana – all'estero.
 
La piattaforma MLOL è un servizio B2B per le biblioteche, che la usano per costruire una propria collezione di contenuti digitali da offrire gratuitamente 24/7 via Internet ai propri utenti registrati attraverso un portale personalizzato e app specifiche per singole tipologie di media. Ogni tipologia di media (e-book, audiolibri, quotidiani digitali, musica, ecc.) è regolata da licenze specifiche che MLOL contratta con gli editori e propone alle biblioteche.
 
Per gli e-book gli elementi comuni a tutte le licenze sono la durata del prestito e il meccanismo di protezione: l'e-book scaricato dall'utente può essere utilizzato per un massimo di 14 giorni e la protezione è gestita con DRM (Adobe e Readium LCP dal 2021). Da questa base comune si differenziano poi 2 licenze principali:
 
  • one copy/1-2 user: se l'editore opta per questa modalità, la biblioteca può dare a prestito la copia acquistata a massimo 1-2 utenti alla volta per un numero massimo di volte (solitamente da 40 a 60, a seconda dell'editore); raggiunto tale limite sarà necessario acquistare una nuova copia dell'ebook. Con questa licenza l'editore guadagna esclusivamente dalla vendita della copia; l'effetto collaterale per le biblioteche è la creazione di code di prenotazione sui titoli più richiesti. È questo il modello di licenza dominante nel settore delle biblioteche pubbliche;
  • pay per loan: questa licenza permette alla biblioteca di prestare qualunque gli ebook senza limiti di utenti contemporanei a un costo fisso per prestito stabilito dall'editore. In questo caso i ricavi dell'editore sono proporzionali al numero di prestiti realizzati e si evitano le code di prenotazione sui titoli. Si tratta di un modello ancora minoritario nel mondo, ma fortemente diffuso nei paesi scandinavi e in crescita in Italia.




Nel 2020 MLOL ha registrato 1,6 milioni di prestiti di e-book. Di questi solo il 20% circa è stato effettuato con il modello pay per loan, ma le proporzioni sono destinate a mutare rapidamente poiché nel corso dell'anno molti editori (il Gruppo Mondadori, Feltrinelli, Newton Compton e molti altri) si sono aggiunti al Gruppo Giunti, a De Agostini e ai tantissimi piccoli e medi editori che hanno adottato questo modello sin dalla prima ora.

Ma in che modo valutare questa crescita in rapporto a quanto accade in altri Paesi europei e negli Usa? Il lockdown ha provocato ovunque una crescita dei servizi digitali delle biblioteche, ma i numeri sono molto diversi da paese a paese (vedi ad esempio questo articolo del The Guardian o questo del New York Times).

Ho provato a raccogliere informazioni sulle biblioteche pubbliche dei diversi Paesi per avere una mappa di massima, sebbene i dati siano spesso lacunosi, probabilmente imprecisi e non registrati in modo regolare nel tempo. Sono escluse qui le biblioteche accademiche (dove la performance del digitale è molto più forte) e le biblioteche scolastiche per le quali c'è una carenza cronica di dati in tutti paesi. Al netto dei problemi relativi alla difformità dei dati, credo ne venga fuori un'immagine comunque significativa.


Con la sola eccezione della Francia e della Spagna, la performance italiana è notevolmente più debole degli altri Paesi europei. Si tratta però di dati proporzionali ai numeri dei sistemi bibliotecari nel loro complesso, alla somma dei prestiti analogici e prestiti digitali (vedi tabella 2) e alla dimensione del mercato editoriale di riferimento (vedi tabella 3). In Italia l'indice di prestito – cioè il rapporto prestiti/popolazione – è 0,58 contro l'11,08 degli Usa o il 17,18 della Germania. Difficile dunque stupirsi del fatto che gli Usa registrino il 2.458% e la Germania il 1.366% di prestiti digitali in più rispetto al nostro Paese.






Mentre la differenza tra Usa e Germania è legata al fatto che in Europa il prestito digitale inizia con circa 10 anni di ritardo, le performance migliori dei Paesi scandinavi sono probabilmente collegate all'uso di modelli di licenza pay per loan meno restrittivi e alla maggiore spesa pubblica sul digitale.

La riflessione su questi dati richiederebbe analisi più dettagliate, ma credo si possa affermare con buona approssimazione che il parametro dei prestiti digitali è direttamente correlato all'indice di prestito complessivo e alla dimensione del mercato editoriale. In altri termini, mercati editoriali forti e sistemi bibliotecari più performanti portano con sé un numero maggiore di prestiti digitali.

Una differenza importante tra Italia e Usa è il grado di conflittualità tra i diversi componenti della filiera editoriale e in particolare tra editori e biblioteche (vedi ad esempio quello che scrive Sari Feldman su Publishers Weekly  il 5 febbraio 2021). Negli Usa la vendita di e-book alle biblioteche pubbliche da parte dei grandi gruppi editoriali è soggetta a overpricing con prezzi per copia che raggiungono spesso le 10 o 20 volte il prezzo di copertina nel mercato retail. All'overpricing si accompagna poi – da parte dei grandi gruppi – l'applicazione di licenze estremamente limitanti, con embargo sulle vendite (i titoli arrivano in biblioteca molte settimane dopo l'uscita in libreria) e limiti sul numero dei prestiti per titolo ancorati a un limite temporale (2 anni) oltre il quale la copia va riacquistata.

Ovunque nel mondo la crescita del digitale pone problemi di sostenibilità economica che impongono  una riallocazione delle risorse e analisi comparative rigorose sui costi del prestito analogico e digitale: il prestito analogico ha anch'esso un costo (software, addetti al prestito, magazzino, movimentazione, prestito interbibliotecario, ecc.) che viene talvolta ignorato come se il digitale fosse un'eccezione da gestire con fondi marginali straordinari e i costi di base, invece, una costante che non è possibile modificare.

Il tradizionale «indice di costo per prestito» (spesa complessiva della biblioteca/numero di prestiti) serviva a generare un indice di efficienza impreciso – poiché la spesa complessiva riguarda molte attività delle biblioteche che non hanno nulla che fare con il prestito – ma comunque utile per rappresentare l'output delle biblioteche. Oggi questo indice non lo si calcola quasi più nelle biblioteche pubbliche italiane e, se anche lo si facesse, si tratterebbe di un valore numerico assolutamente inadatto a rappresentare il minor costo infrastrutturale per la movimentazione delle risorse digitali rispetto al prestito analogico. È quindi necessario, a mio avviso, anche rivedere le modalità di calcolo di questo indice.

Una sistematizzazione più razionale delle politiche relative alle acquisizioni bibliotecarie costituisce, nella mia opinione, la strada principale per gestire i problemi inevitabili della maturità del digitale in biblioteca.

L'autore: Giulio Blasi

Sono amministratore delegato di Horizons Unlimited srl, la società bolognese che realizza il servizio MLOL.

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