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La parabola di Grey

digital
La parabola di Grey
Articolo
rivista Giornale della Libreria
fascicolo Ottobre 2013
titolo La parabola di Grey
autore
editore Ediser
formato Articolo | Pdf
genere Varie
Editori
Mercato
Internazionalizzazione
online da 01-2013
issn 1124-9137 (stampa) | 2385-118X (digitale)
 
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Quest’estate l’editoria statunitense ha attraversato il suo «momento Christian Grey», il protagonista della nota trilogia delle Sfumature di grigio, finendo castigata e mortificata dal suo Governo in nome del libero mercato. I fatti sono ben noti. Nel 2010, in concomitanza con l’arrivo sul mercato dell’iPad, Apple, in collusione con cinque dei sei maggiori editori americani – Hachette, Penguin, Macmillan, Simon & Schuster e HarperCollins – fece cartello e gonfiò i prezzi degli e-book imponendo il suo modello dell’agency pricing. Apple e gli editori furono citati in giudizio dal Dipartimento della Giustizia Usa, a nome di consumatori e pubblici ministeri, e proclamati colpevoli. La pena (al momento ancora del tutto da decidere) per Apple potrebbe essere l’obbligo di sottostare a un controllo prolungato da parte del Governo Usa e aprire in qualche modo l’app store a concorrenti, in primis Amazon. Gli editori dovranno invece restituire 166 milioni di dollari (dei 218 reclamati in totale dai legali dei compratori) ai consumatori. In totale, 24 milioni di acquirenti di e-book saranno rimborsati con 3,06 dollari per ogni titolo best-seller e 76 cent per gli altri titoli da loro comprati tra il 2010 e il 2012. Il «piacere» dei procedimenti legali è stato voyeuristico, con gli osservatori liberi di guardare le strategie di business di Apple, Google, Amazon e dei colossi editoriali, solitamente quasi imperscrutabili. L’impressione che si ricava è dell’aspra competitività che regna in queste industrie ai massimi livelli, e di quanto spesso si lavori nell’illusione delle proprie convinzioni: Apple credeva di poter strappare a Amazon il dominio nel settore degli e-book con il lancio dell’iPad, mentre Google – secondo la testimonianza di uno dei suoi manager, Tom Turvey – ritiene che «non sia un’azienda che conta nel settore media e intrattenimento». E se non bastasse questa affermazione, c’è altro – i riferimenti nelle mail di Amazon ai «trucchi mentali da Jedi» o alle «doppie cancellazioni» che David Young di Hachette aveva insegnato al suo capo Arnaud Nourry per coprire il flusso digitale dei vari negoziati – che resta impresso.
 

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