In Germania le «speaker box» dedicate ai bambini – piccoli dispositivi audio che riproducono storie, canzoni e contenuti narrativi senza passare da schermi o smartphone – non sono più un gadget posizionale a prova di genitori Millennial: nel giro di pochi anni si sono trasformate in un segmento riconoscibile del consumo familiare e dell’intrattenimento per l’infanzia.
L’esperienza più significativa è quella di Toniebox, il cubo audio ideato da Tonies, azienda tedesca con sede a Düsseldorf. Secondo i dati ufficiali della società, dal lancio nel 2016 sono stati venduti oltre 10 milioni di dispositivi a livello globale, accompagnati da un ecosistema di figurine audio – i Tonies – che ha superato i 125 milioni di unità distribuite. Una scala che ha contribuito a costruire un modello industriale basato su contenuti e licensing.
La diffusione di Toniebox, in particolare, ha progressivamente spostato il baricentro dall’hardware alla piattaforma: le figurine fisiche, contenenti storie, filastrocche, canzoni e contenuti educativi, funzionano come chiavi di accesso, alimentando nel tempo l’espansione del catalogo e un ciclo di acquisti continuativi da parte delle famiglie.
In un’intervista al Financial Times rilasciata lo scorso agosto, l’amministratore delegato Tobias Wann aveva dichiarato che circa il 60% delle famiglie tedesche con bambini e bambine sotto i dieci anni possedeva un dispositivo Toniebox, segnalando ricavi aziendali per il 2024 pari a 481 milioni di euro.
Accanto al leader consolidato, in Germania hanno cominciato a comparire prodotti alternativi, a intercettare la domanda di un mercato aperto e ricettivo. Tiger Media, per esempio, con sede ad Amburgo, propone un’integrazione tra dispositivo e streaming: la piattaforma Tigertones e lo speaker Tigerbox puntano su un modello in abbonamento, con contenuti curati e strumenti di controllo genitoriale. L’azienda ha comunicato nel 2024 una crescita dei ricavi superiore al 30% e prevede un andamento simile anche per il 2025.
Come ha osservato Till Weitendorf, cofondatore di Tiger Media, il mercato dell’audio per bambini è attraversato da due tendenze parallele: da un lato l’aspettativa dei più piccoli di poter scegliere tra contenuti diversi con la stessa immediatezza dell’offerta adulta; dall’altro la domanda crescente, da parte dei genitori, di soluzioni chiuse e controllate, in alternativa alle piattaforme aperte e algoritmiche.
L’esperienza di Faba segnala che anche in Italia c’è un interesse per i dispositivi audio pensati per l’infanzia, ma in un contesto di mercato al momento meno ricettivo di quello tedesco. La società trevigiana nata nel 2019 produce i Raccontastorie: speaker box senza schermo basate su personaggi sonori e contenuti narrativi. Faba è oggi presente in circa 245 mila famiglie italiane (circa l’1% del totale), e in oltre 320 mila famiglie tra Italia, Francia e Spagna. E segnala di aver superato, tra il 2019 e il 2024, gli 1,4 milioni di Personaggi Sonori venduti, che costituiscono il cuore del suo ecosistema di contenuti a driver fisico.
Nel complesso, l’evoluzione del mercato tedesco suggerisce che le speaker box sono oggetti in cui si intrecciano narrazione, tecnologia e controllo genitoriale, con modelli economici diversi – collezionabili fisici, abbonamenti digitali – e implicazioni potenziali per editori, licensor e produttori di contenuti. La loro affermazione appare legata, come dicevamo, anche a un ecosistema audio più sviluppato rispetto a quello italiano: in Germania – e in altri Paesi europei – dove l’ascolto di contenuti narrativi è ormai una pratica diffusa e consolidata, formati come l’audiolibro hanno raggiunto una popolarità ampia, creando un terreno particolarmente favorevole anche alla diffusione di questi dispositivi dedicati all’infanzia.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo