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Lettura

Stiamo davvero smettendo di leggere la saggistica?

di Alessandra Rotondo notizia del 21 gennaio 2026

Per oltre un decennio, e in particolare negli anni immediatamente precedenti e successivi alla pandemia, la saggistica ha vissuto una stagione di espansione. Libri capaci di spiegare il presente – la crisi delle democrazie, le disuguaglianze socio-economiche, il cambiamento climatico, il #metoo – hanno intercettato un bisogno diffuso di orientamento. «Titoli come Sulla tirannia di Timothy Snyder, Invisibili di Caroline Criado-Perez o Fragilità bianca di Robin DiAngelo sono entrati stabilmente nelle classifiche – scriveva qualche settimana fa Emma Loffhagen sul Guardian – alimentando l’idea che la lettura fosse parte di una risposta civile e collettiva alla complessità del mondo».

Oggi il quadro appare più eterogeneo. Ma è utile, prima di procedere, chiarire un passaggio terminologico. Nel lessico anglosassone, non fiction indica l’insieme dei libri non di narrativa destinati al mercato trade – dalla saggistica di attualità alla divulgazione, dalla manualistica ai titoli di autoaiuto e orientamento personale – mentre nel contesto italiano il termine saggistica viene usato in senso più restrittivo, riferendosi soprattutto ai libri di cultura, interpretazione e approfondimento.

Secondo un recente report di NielsenIQ, le vendite di non fiction trade nel Regno Unito sono in calo: -8,4% a volume e -4,7% a valore su base annua, una flessione ben più marcata rispetto a quella della narrativa. Su 18 sottocategorie analizzate, 14 risultano in contrazione. Non mancano le eccezioni, ma il trend complessivo segnala un rallentamento.

In Italia le cose vanno meglio. Secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria 2025, la non fiction nel suo complesso non ha registrato alcun crollo della domanda negli ultimi anni. Una progressiva, seppur lieve, perdita di peso relativo all’interno del mercato trade ha interessato invece la saggistica di cultura e divulgazione, che tra il 2019 e il 2024 ha visto la sua quota a valore diminuire di circa un punto percentuale. La saggistica, insomma, continua a essere letta e acquistata, ma fatica ad ampliare il proprio bacino in un contesto di domanda stagnante e di crescente concorrenza da parte di altri formati di mediazione del sapere.

Tra addetti ai lavori, continua Loffhagen, una parola ricorre spesso: escapismo. Dopo anni di consumo intensivo di contenuti politici e sociali, una parte delle persone lettrici sembra cercare rifugio più che spiegazioni. La crescita di generi come il romantasy viene letta anche come reazione a una sensazione diffusa di sovraccarico informativo. L’idea che la saggistica potesse «cambiare il mondo» ha lasciato spazio, per certi verti, a una forma di disillusione.

Questo non significa che il bisogno di comprensione della realtà sia venuto meno, ma che sta cambiando forma o, meglio, formato. L’ascolto di podcast e contenuti audio, per esempio, sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella mediazione del sapere. Perché investire tempo e denaro in un saggio di 300 pagine – ci si chiede provocatoriamente sul Guardian – quando una serie in cuffia può offrire un’introduzione accessibile allo stesso argomento durante il tragitto casa-lavoro?

La competizione tra non fiction e altri media è reale, ma non lineare. Se da un lato i podcast intercettano una quota dell’attenzione che un tempo era riservata ai libri, dall’altro contribuiscono spesso a rilanciare autori, autrici e temi, sostenendo anche le vendite editoriali. Venendo all'Itaia, i dati dell’Osservatorio AIE sulla lettura e i consumi culturali ci dicono per esempio che l’ascolto di podcast si àncora fortemente alle altre forme di lettura. All’interno del 28% di popolazione dai 15 ai 74 anni che si dichiara ascoltatore, l’82% dice di essere anche lettore di libri, il 52% di e-book. Non solo: il 31% dichiara di aver acquistato almeno un libro su un dato tema dopo aver ascoltato un podcast a riguardo.

Accanto ai fattori macro, nel settore si fa strada anche una riflessione più autocritica: stiamo pubblicando la non fiction giusta? Nel panorama britannico, una parte di autori e autrici segnala una crescente avversione al «rischio» da parte delle case editrici, con cataloghi sempre più orientati verso titoli considerati sicuri, spesso legati a personalità con grandi community social. Libri pensati per capitalizzare un seguito preesistente, più che per sviluppare idee nuove o forme narrative solide, capaci di costruire un pubblico nel tempo.

D'altronde, osservando le classifiche italiane del 2025, i titoli di saggistica capaci di raggiungere le posizioni di vertice appartengono soprattutto all’area storica o biografica. Da Spera di Papa Francesco a Cesare di Alberto Angela, passando per i titoli di Aldo Cazzullo sulla Bibbia e su san Francesco, fino al volume di Alessandro Barbero dedicato allo stesso tema. Sono stati soprattutto questi i saggi premiati dal grande pubblico: libri che esplorano un panorama culturale di riferimento conclamato e condiviso; più rari, invece, i titoli esplicitamente orientati a fornire strumenti di interpretazione diretta del presente politico e sociale.

Cionondimeno il 2025 è stato anche l’anno in cui diverse case editrici italiane hanno investito in collane di saggistica nuove e riconoscibili, lavorando sull’identità editoriale, sulla qualità della curatela e sulla costruzione di un rapporto di fiducia con lettori e lettrici. Una strategia che punta a sottrarre la saggistica alla logica dell’evento isolato o del titolo-fenomeno e a restituirle una maggiore continuità progettuale. A questo si aggiunge l’introduzione, sempre nell’anno, di un riconoscimento dedicato alla saggistica all’interno del Premio Strega: un passaggio che ne riconosce formalmente il peso culturale ed editoriale e contribuisce a rafforzarne la visibilità pubblica.

Al di là dei numeri, resta una questione di fondo. In un contesto segnato da pressioni politiche e attacchi a diritti e libertà, la saggistica di lungo respiro continua a svolgere una funzione essenziale: allenare il pensiero critico, fornire strumenti di interpretazione, costruire memoria. Se le fluttuazioni delle vendite nel segmento sono il tempo atmosferico, preservare e potenziare il loro ruolo è il clima: una precondizione irrinunciabile. Tanto per chi pubblica i libri quanto per chi li promuove e li vende, ciascuno per la sua parte, la sfida non è decretare il declino della saggistica, ma ripensarne forme, linguaggi, pubblico, posizionamento, senza rinunciare alla sua ambizione conoscitiva. Non meno saggistica, insomma, ma titoli sempre meglio capaci di intercettare le esigenze informative del presente. E di abitare con consapevolezza un ecosistema culturale sempre più affollato.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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