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Editori

Andrea Angiolini (delegato AIE all’Innovazione): «Occorre accettare la sfida dell'IA tra nuove autorialità e politiche di trasparenza»

di Redazione notizia del 18 giugno 2026

Nell’ambito dell’assemblea degli editori del 18 giugno presso il Centro Svizzero di Milano, riportiamo l’intervento completo di Andrea Angiolini, delegato AIE all’Innovazione.

«Nei mesi trascorsi, l’attività della Commissione Innovazione – questa la formula in cui il presidente Cipolletta ha ritenuto opportuno ci strutturassimo, per una maggiore rappresentatività dei gruppi e vicinanza al loro lavoro – si è concentrata in particolare sugli effetti che l’intelligenza artificiale sta avendo nell’editoria.
Lo abbiamo fatto, insieme all’Ufficio studi AIE, principalmente costruendo e somministrando uno dei primi questionari, anche a livello internazionale, focalizzato sul settore editoriale. Lo avevamo auspicato un anno fa proprio in assemblea e siamo molto soddisfatti di averlo potuto realizzare con il sostegno sempre decisivo della struttura dell’associazione. La risposta, per rapidità, qualità e quantità, ci ha decisamente sorpreso – ha coinvolto più di 90 case editrici, 180 marchi editoriali –, e ha fatto emergere la fotografia di un settore consapevole sia dei rischi sia delle possibilità.

I risultati sono stati presentati a dicembre alla fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi, hanno avuto una buona eco di stampa e sono stati poi approfonditi in un seminario riservato agli associati. Successivamente, la commissione ha cominciato una serie di approfondimenti con i diversi Consigli di gruppo: ne abbiamo quindi discusso con il gruppo dei Piccoli editori, con l’Accademico professionale, abbiamo un appuntamento con quello dell’Editoria di varia per inizio luglio, e stiamo ragionando con Giorgio Riva del momento migliore per una discussione anche con il gruppo Educativo.
Questi risultati sono stati approfonditi anche in un convegno tenutosi al Salone del libro di Torino, che ha dato all’associazione buona centralità nella riflessione di settore.
In parallelo è continuata la formazione, attraverso i corsi che AIE eroga, per fortuna non solo su argomenti riguardanti l’IA.

È però forse utile sollevare molto brevemente lo sguardo da quanto fatto a quanto vorremmo fare. Da un lato, sappiamo che l’IA non è una semplice “tecnologia”, ma un vero cambio di paradigma: nel modo con cui la conoscenza e le sue manifestazioni, anche scritte nei libri, vengono pensate, prodotte, promosse, diffuse, vendute. E dunque non si può restare indifferenti, comunque si scelga di comportarsi.
Dall’altro, implicazioni e considerazioni di ordine generale a parte – sociali, giuridiche, economiche, anche etiche, per chi è in grado di farne – molto concretamente e restando a quanto pertiene a questa sede, mi pare difficile vedere oggi un punto di caduta industriale chiaro e sostenibile. O anche solo tendenze o standard di uso prevalenti. Detto in altre parole, e non solo per l’editoria: i costi sono certi, i ricavi decisamente no.

Mentre l’IA diventa sempre più pervasiva, insieme alla sua efficacia cresce anche la paura e aumentano le reazioni ostili. Risposte e atteggiamenti spesso più che giustificati e in ogni caso legittimi, che però non possono esaurire le risposte di un settore industriale. All’interno di questa fase incerta e problematica, credo comunque che si possano isolare alcuni temi, pensando specificamente a cosa può fare AIE per i propri associati.

Il primo sono le nuove forme di autorialità, cioè la ridefinizione del rapporto tra autore e editore, e di conseguenza del patto e dell’offerta per il lettore. Sono i nostri autori e autrici, prima ancora di noi, che stanno scoprendo l’esistenza – lo dico volutamente in modo generico – dell’IA, e che cominciano a farne uso nel processo creativo, in modo talvolta consapevole talvolta completamente irriflesso.
Naturalmente, non in misura uguale in tutte le tipologie editoriali: la fiction ha intensità e casistiche diverse dalla non fiction, l’educativo dai ragazzi; ma l’uso nella fase di scrittura dei testi è trasversale, e lo sarà sempre di più. Le implicazioni – sotto ogni aspetto – credo siano evidenti, come dimostra anche la crescita quotidiana della letteratura sul tema: si moltiplicano casi, cause, proteste, tentativi. L’iniziativa è quindi, prima che editoriale, autoriale, e noi dobbiamo gestirla.

Il secondo aspetto riguarda la necessità di passare da una fase disordinata e sperimentale a una più industriale; certo, come notato sopra, se mancano ancora degli standard di prodotto, non è facile farlo. Però l’IA ci induce ad analizzare nuovamente la nostra organizzazione e a ripensare dove sono le necessità, i difetti, e come continuare ad aggiungere valore per le nostre aziende, per autori e autrici, lettori e lettrici.
Bisogna quindi essere pronti – quando si depositerà la polvere del prompt estemporaneo, dell’uso bottom up dell’IA – a inserire nei processi di produzione e nel marketing, nella disseminazione e nella discoverability, nelle analisi commerciali, questo insieme di possibilità in modo ordinato.

La Commissione Innovazione e l’associazione hanno queste consapevolezze; e se da un lato intende continuare ad accompagnare con nuove occasioni di formazione gli associati, dall’altra sta riflettendo alcuni strumenti specifici che nei prossimi mesi vorremmo portare all’attenzione delle case editrici.

Nel nostro settore, in tutto il mondo e in modo trasversale ai generi pubblicati, si stanno sviluppando le policies editoriali, cioè quegli statement – provvisori e periodicamente rivisti – con i quali gli editori denunciano le proprie scelte in materia di IA, naturalmente quali che siano, in totale, ovvia autonomia aziendale. Seguendo una struttura abbastanza ricorrente, presentano ad autori e autrici, lettori e lettrici, alle filiere, se e come ammettono e impiegano l’IA nei processi e nei prodotti (nelle proposte, nelle copertine, nei testi, nelle traduzioni ecc). Con trasparenza, si dichiarano; aspetto sul quale invece la nostra survey denunciava ritardi.

Vorremmo quindi capire cosa accade all’estero o già in alcune nostre esperienze, discuterlo e tradurlo in suggerimenti e indicazioni operative, per poter dare la possibilità tutti gli associati di avere una policy, sperabilmente pubblica: come strumento utile a riflettere sull’organizzazione interna, ma anche per l’interlocuzione politica e culturale esterna. Infatti, anche questa potrebbe essere alla base di un primo posizionamento pubblico di AIE, obiettivo che stiamo mettendo a punto insieme al presidente Cipolletta e al direttore Del Giudice. 

Per questioni di agenda associativa, probabilmente lo collocheremo nell’inverno 26/27, nella forma di incontro a inviti per politica, opinion makers e protagonisti del settore; lo immaginiamo anche tenendo d’occhio la legislazione italiana in via di completamento, e anche il posizionamento degli schieramenti in vista delle prossime elezioni politiche.
Sarebbe un buon risultato se a questo evento, oltre alle nostre posizioni sulla sacrosanta tutela del copyright di fronte ai furti delle big tech, e alle nostre richieste sul sostegno all’evoluzione industriale e organizzativa – anche grazie a una nuova, aggiornata fotografia del settore sulla base di una nuova edizione dell’indagine sull’uso dell’IA – potessimo presentare in modo esplicito e trasparente come lavora il settore. E come ciascuno di noi – ripeto, sia chiaro: nel fare o meno, nella totale autonomia aziendale – abbia accettato, responsabilmente e consapevolmente, anche questa sfida».

© Fotografia in header di Matteo Rossetti

 

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