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Innovazione

Tra licensing e tutela del diritto d’autore, gli editori a Torino si interrogano sull’IA

di Samuele Cafasso notizia del 14 maggio 2026

«L’IA non è una tecnologia come un’altra, ma un cambiamento strutturale davanti al quale dobbiamo chiederci: i fondamenti della nostra professione, la professione editoriale, reggono? Non accelera solo il lavoro umano, ma lo reinterpreta. Non è la calcolatrice, o il PC, cambia gli equilibri competitivi. Dà grandi vantaggi a chi riesce ad utilizzarla evitando i problemi e crea, per questo, grandi diseguaglianze. È un grandissimo test di identità per gli editori». Così Andrea Angiolini, delegato per l’innovazione di AIE e amministratore delegato del Mulino, ha introdotto all’OGR di Torino, il 13 maggio, Dal racconto dell’AI all’uso consapevole nei processi editoriali, il convegno, quest’anno alla sua seconda edizione, che il Salone internazionale del libro di Torino, insieme a OGR, organizza il giorno precedente all’apertura dei cancelli del Lingotto.

Davanti a un pubblico professionale di editori, e con la moderazione di Karen Nahum, Angiolini ha presentato le principali risultanze di una ricerca svolta dall’ufficio studi di AIE e secondo cui gli editori italiani utilizzano già al 75% l’IA in redazione, soprattutto per attività di backoffice come redazione di testi, copertine, editing. Un uso consapevole, che nella maggioranza dei casi passa attraverso licenze corporate, ed è quindi disciplinato. D’altro canto, esistono anche forti preoccupazioni da parte degli editori, soprattutto sul versante della tutela del diritto d’autore, «ma diciamo che la curiosità supera la paura».

Seguendo questo doppio binario, Angiolini ha spiegato che ci troviamo di fronte a uno scenario di cui devono essere tracciati «nuovi confini». Partendo da un dato di fatto: quello subito dagli editori a livello di diritto d’autore è un furto, «non ci sono modi più gentili per dirlo», e anche laddove i giudici negli USA hanno sanzionato le Big Tech, lo hanno fatto non per le ragioni giuste. Il riferimento è alla sentenza Bartz vs. Anthropic in cui l’azienda di IA è stata sanzionata per aver utilizzato libri piratati mentre viene dichiarato in via di principio legale, per il principio del fair use, l’utilizzo di contenuti editoriali per l’addestramento. «Invece servono nuove regole per normare la situazione perché sappiamo che il rischio di fronte a cui ci troviamo è quello della diluzione, ovvero la dispersione dei contenuti coperti da diritto d’autore in un indistinto dove non paga nessuno».

Questo universo di regole tiene assieme le normative europee – ben più tutelanti del quadro americano, almeno sulla carta – quelle nazionali e poi anche gli accordi di tipo privatistico, ovvero il mercato delle nuove licenze, «che è una possibilità, ma che va ben studiata», proprio per la difficoltà di perimetrarne i confini di applicazione, da una parte, e dall’altra definire il quantum economico. Allo stesso tempo, gli editori hanno il compito di darsi nuove regole, «un nuovo patto» con lettori e autori sull’utilizzo degli strumenti di IA: quando e come è possibile utilizzarla ma, soprattutto, una assoluta trasparenza sul suo utilizzo, che va dichiarato quando supera i confini della semplice assistenza nella revisione dei testi. Diversi gruppi internazionali, ha illustrato Angiolini, si stanno muovendo in questo senso, anche con politiche differenti, ma sempre seguendo il principio della trasparenza. L’IA, d’altronde, insegnano autori come Floridi, cambia il lavoro dell’editore, ma anche quello dell’autore. Un’IA non può essere autore di un libro «banalmente perché non può firmare un contratto», ma certo cambia il modo con cui si scrive e, d’altronde, la differenza tra scrittura e supporto alla scrittura «è un confine che sappiamo essere labile».

A seguire, sul palco sono intervenuti Jens Klingelhöfer, CEO di Bookwire, e Michael Tamblyn, CEO di Rakuten Kobo. Il primo, nel suo intervento, è tornato sul tema del licensing: «In un certo senso, i sistemi di IA sono per noi nuove piattaforme di diffusione dei contenuti, dobbiamo chiederci come supportare gli editori nel monetizzare questo canale». Non è semplice e lo stesso manager ha fatto presente il paradosso del doppio canale che gli editori devono tenere rispetto alle Big Tech: «Da una parte costruire relazioni commerciali con loro, dall’altra denunciarli per il mancato rispetto del diritto d’autore. Il nostro compito è costruire un business sostenibile, individuare le possibilità di guadagno e non solo i rischi, su cui comunque bisogna lavorare, a fianco della politica, per ottenere il rispetto del diritto d’autore».

Tamblyn, da parte sua, ha spiegato come uno dei primi problemi che la sua azienda ha dovuto affrontare è l’arrivo sulla piattaforma di migliaia di titoli, ogni giorno, generati con l’AI, contenuti spesso di scarsa qualità che, se non rimossi, avrebbero creato un problema sia con i lettori, che si sentono truffati quando li acquistano, sia con gli autori. «Lavoriamo come un retailer, ma anche come un’azienda che struttura l’esperienza della lettura in un modo che deve essere piacevole e soddisfacente» ha spiegato Tamblyn.

La questione dell’individuazione dei testi generati con l’IA è centrale per l’azienda ma Tamblyn, nel suo intervento, ha voluto anche introdurre un argomento di stampo più strettamente editoriale e che, significativamente, richiama le parole con cui Angiolini ha aperto il convegno, riguardanti l’IA come sfida per l’identità dell’editore.

«Talvolta, parte del nostro lavoro editoriale si basa su testi prevedibili, generati sulla base di tropi, stereotipi. Testi che talvolta si scelgono per la pressione commerciale, per la velocità richiesta dalla produzione. Sto parlando di alcuni romance, o science fiction. Questi sono i libri oggi più a rischio: l’editore deve spostarsi sulla ricerca della voce originale, sul non replicabile. E noi, come operatore commerciale, dobbiamo chiederci se vogliamo semplicemente dare un libro a un lettore, o lavorare a supporto di un’intera filiera che tiene assieme autori, editori, traduttori, librerie e molto altro e che vive di libri».

A seguire, il giornalista Alberto Puliafito, in un intervento che ha messo al centro le migliori pratiche per inserire l’IA nei flussi di lavoro, ha introdotto i quattro gruppi di lavoro con cui è proseguita la giornata di confronto tra editori: il gruppo della narrativa coordinato da Mauro Morellini (Morellini editore), ragazzi da Emanuela Grugnelli (Franco Cosimo Panini), saggistica con Paola Cutillo (Tecniche Nuove) e varia con Alessandro Magno (Alpha Test).

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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