79.253 tonnellate di anidride carbonica: sono quelle prodotte in un anno dall’industria editoriale spagnola secondo la stima di Publishersweekly.es. La cifra è calcolata sul 2021, quando in Spagna sono state date alle stampe circa 200 milioni di copie, per una media di 400 grammi di CO2 emessi per ciascuna.
«Ogni lettore – si legge nell’articolo – ha il diritto di sapere quanto inquina ogni libro che legge. Ognuno ha il diritto di conoscere l'impatto ambientale di tutte le attività in cui è coinvolto. Ma forse il problema maggiore è che non disponiamo di una sufficiente “alfabetizzazione ambientale” e non sappiamo se quattrocento grammi per copia o 80.000 tonnellate all'anno siano troppe o troppo poche».
Secondo Joana Moll, artista e ricercatrice sull'impatto ambientale della digitalizzazione, ogni secondo che usiamo Google emettiamo 500 grammi di CO2 nell'atmosfera. «Se ogni persona in Spagna utilizza il motore di ricerca per dieci secondi al giorno, il totale delle emissioni annuali ammonta già a 220 tonnellate: quasi quattro volte la quantità emessa dall'industria del libro». Sempre per un confronto, l’industria editoriale tedesca, che nel 2021 ha stampato copie per circa il doppio della Spagna, si posiziona sulle 167 mila tonnellate di anidride carbonica emessa.
Sebbene l'industria del libro, e in generale della cultura, siano relativamente a basse emissioni, «hanno un potenziale di sensibilizzazione che non può essere ignorato» continua l’articolo Publishersweekly.es, e per esprimerlo al meglio devono tematizzare la sostenibilità sia rispetto al «contenuto che al contenitore». È la stessa tesi espressa da Antonio Monaco al Salone del libro di Torino nel corso dell’incontro Possiamo salvare il pianeta, prima di cena?.
Secondo l'analisi del ciclo di vita del libro cartaceo realizzata nell'ambito del progetto europeo Greening books, la distribuzione pesa quasi il 17% sul bilancio delle emissioni dell’industria libraria in Spagna: dal trasporto delle materie prime a quello delle copie stampate nei punti vendita. Sarebbe quindi molto importante che gli editori si impegnassero a produrre localmente, nella stessa area geografica in cui verrà distribuito il libro. Per un editore spagnolo – continua l’articolo – stampare in un Paese asiatico aumenta l'impronta di carbonio del 700%, stamparlo in Slovenia del 200%.
Lo studio si sofferma anche sulla scarsa sostenibilità dell’acquisto di libri fisici online. Questo tema, in particolare, si è reso evidente nello spettro della pandemia quando, nel pieno della crisi dovuta all'aumento del prezzo della carta, è arrivata la notizia di un’importante acquisizione di cartone da parte di Amazon. L'ecosistema del libro, che da sempre vanta la lunga durata del suo prodotto di punta – secondo Greening Books la vita media di un libro si attesta sui 35 anni – in quella circostanza ha fatto i conti con quanto breve e impattante fosse la vita del packaging di cartone in cui vengono recapitati i libri ai lettori dalle grandi piattaforme di e-commerce.
«L'acquisto online di libri cartacei rappresenta tra il 20 e il 23% del commercio librario» continuano su Publishersweekly.es. «Se proiettiamo questa cifra sul numero di copie vendute nel 2021, 174 milioni, otteniamo circa 34 milioni di libri venduti tramite e-commerce, cioè spediti con furgoni e pacchi a casa di lettrici e lettori: una pratica di dubbia sostenibilità».
In Spagna i canali di vendita digitali sono cresciuti di quindici punti nell'ultimo decennio, con un notevole aggravio del costo ambientale. «Pensate al trasporto multi-modale – suggerisce l’articolo – aerei, camion su strada, furgoni per le consegne che attraversano le città nelle ore di punta e che al momento non sono elettrici... e la corsa alla consegna sempre più veloce. Non si parla più di "compra oggi e ricevi domani", siamo di fronte al delirio del "compra ora e ricevi tra un'ora". Pensiamo anche alla questione dei rifiuti: imballaggi di cartone, plastica, etichette, peraltro è anche comune che un acquisto di più prodotti venga frammentato in più consegne. Se aggiungiamo circa ottanta grammi di cartone a ogni articolo spedito, immaginiamo la quantità di materiale effimero che stiamo improvvisamente generando».
Oltre a quella dell’ottimizzazione logistica, un’altra leva per ridurre l'impatto ambientale dell'industria del libro riguarda la carta. Secondo l’articolo, il suo utilizzo è responsabile, in Spagna, per circa il 50% delle emissioni prodotte da ogni libro. Per ridurre al minimo questa impronta la soluzione potrebbe essere utilizzare carte riciclate e/o carte con certificazione FSC o PEFC. La carta riciclata consente una riduzione del 10% dell’impronta ambientale; le carte con certificazioni FSC e PEFC, invece, garantiscono l'origine e la gestione sostenibile delle foreste.
Il libro «green» non esiste. Come quasi tutte le attività umane, anche l’industria editoriale avrà sempre un impatto ambientale. A differenza, però, di molte altre attività umane, l’editoria può avere un consistente impatto culturale sul processo di ripensamento del nostro rapporto con le risorse naturali. «Quindi – chiosa l’articolo – dopo aver ridotto il più possibile la nostra impronta di carbonio, abbiamo ancora la possibilità di compensare». Certo, stabilendo dei criteri di compensazione che ci tengano quanto più discosti possibile dalle operazioni di green washing. E, per esempio, stanziando un «budget» annuale per le emissioni di carbonio, comunicando con chiarezza l’impronta di ciascun titolo per consapevolizzare e sensibilizzare anche il lettore.
Alla convergenza di queste istanze e di queste pratiche, e degli sforzi compiuti in questa direzione dalla filiera, ha molto più senso parlare di eco-editoria piuttosto che di editoria verde. In Spagna, raccontano su Publishersweekly.es, dei passi in avanti sono stati fatti, ma si avverte il bisogno di un’accelerazione e di una centralizzazione dell’impegno.
Nel 2022 il Ministero per la transizione ecologica e la sfida demografica ha presentato la sua Guida all'eco-editoria, un manuale con misure specifiche d’intervento e relativi indicatori di monitoraggio. Nello stesso anno, in Catalogna è stato presentato l'Institut de l'Ecoedició, un ente che ha come obiettivo la ricerca, la diffusione e la verifica delle pratiche di eco-editoria. Con lo scopo dichiarato, in un futuro non troppo lontano, di renderle obbligatorie, sovvenzionandole con fondi pubblici e sanzionando i trasgressori. Sviluppando il progetto europeo Greening books, l'Institut de l'Ecoedició ha anche messo a disposizione del settore un calcolatore di emissioni di carbonio: il bookDAPer.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo