Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina
Sostenibilità

Collettiva, intersezionale, intergenerazionale: la battaglia della sostenibilità ambientale va combattuta assieme. Anche in editoria

di Alessandra Rotondo notizia del 20 maggio 2023

Possiamo salvare il pianeta, prima di cena? È attorno a questa domanda, ispirata dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, che si è dispiegato l’incontro sulla sostenibilità ambientale organizzato dal Salone internazionale di Torino in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori. Nei giorni dell’alluvione in Emilia Romagna, che ancora molte fonti d’informazione definiscono «emergenza maltempo», ma che andrebbe correttamente identificata come crisi climatica, l’editoria riflette sul suo rapporto con i temi e le pratiche della sostenibilità ambientale.

«Per gli editori si tratta di un argomento relativamente nuovo, che ha fatto capolino nel 2015 con l’Accordo di Parigi per poi tornare più compiutamente tra gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030» racconta Antonio Monaco, editore di Edizioni Sonda e promotore attraverso AIE dell’incontro. «La sostenibilità in editoria va affrontata in due modi: come argomento da trattare nei libri che pubblichiamo e come pratica da introdurre nelle case editrici in quanto comunità professionali, e lungo tutta la filiera del libro e i suoi flussi di lavoro».

Così, in occasione dei 35 anni del Salone del libro di Torino, è agli under 35 che l’editoria ha voluto chiedere supporto per affrontare un discorso non più rimandabile: come rallentare la corsa verso la distruzione ambientale? Come sviluppare consapevolezza del momento e dello stato in cui ci troviamo? Come modificare percorsi e processi per ridurre l’impatto dei nostri gesti e delle nostre attività sul bilancio del pianeta?

Sono Millennial e sono, soprattutto, Gen Z. Nati tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Dieci del 2000, sono sempre più compiutamente coinvolti nell’attivismo e nelle rivendicazioni sulla giustizia climatica. Sono la porzione più giovane – o sono prossimi all’ingresso – del mondo del lavoro. Ma sono anche adolescenti che iniziano a tracciare i loro percorsi di vita e a strutturare il proprio impianto valoriale. Sono persone anagraficamente cresciute con il Salone e nella traccia della sua esistenza.  

«Li abbiamo chiamati Generazione S» continua Monaco. «Esse come Salone, esse come sostenibilità. Considerando quella di oggi una data di partenza, abbiamo ancora 7 anni e mezzo per allinearci agli obiettivi dell’Agenda 2030: siamo nelle condizioni di avere un impatto reale in questo tempo? Creare un'alleanza con la Generazione S è l’unica possibilità che abbiamo per provare a rispondere in maniera affermativa a questa domanda, cercando di rallentare fenomeni distruttivi di cui – come generazioni precedenti – siamo diretti responsabili».

«Fino ad ora abbiamo giocato a rimandare l'orario di questa cena, ma adesso non c’è più tempo» ammonisce Danilo Zagaria, biologo, divulgatore scientifico e redattore freelance. «Quando ho iniziato a lavorare, dieci anni fa, c'era ben poca offerta editoriale sul tema della sostenibilità ambientale. Oggi siamo in una fase di transizione: dai libri che raccontano il problema, descrittivi, quasi compilativi, ci stiamo muovendo verso un approccio problematizzante». Dalla manualistica «molto concreta» che spiega come interagire con i fenomeni ambientali – viaggi sostenibili, rispetto degli ambienti naturali, buone pratiche quotidiane – alla saggistica di divulgazione che esplora l’argomento attraverso le lenti della scienza. Fino alla strada dei «libri ibridi, a mio avviso i più efficaci. Se vogliamo dare una narrazione esaustiva del cambiamento climatico e della crisi ambientale, infatti, abbiamo bisogno che prospettive, punti di vista e approcci diversi interagiscano e si compongano tra loro».

Ma che parte hanno i lettori nel processo di consapevolizzazione intrapreso dalle case editrici? Per provare a rispondere a questa domanda Giulia Ottoni, allieva del master in editoria dell’Università di Pavia, ha condotto nell’ambito del suo percorso di studi un sondaggio sul rapporto del lettore con l'editoria green, rilevando che il 72% degli intervistati spenderebbe «da 2 a 5 euro in più» per un libro realizzato con materiali e processi maggiormente sostenibili, a fronte di un 19% che non è disposto a veder salire il prezzo in copertina. Parallelamente, dall’indagine – condotta per la gran parte su un panel di forti e fortissimi lettori – emerge che solo l'11% ha comprato un libro a tema green negli ultimi 6 mesi, e lo ha fatto nella stragrande maggioranza dei casi per pregressa affinità con questi temi.

E allora viene da chiedersi: c’è qualcosa che cercano e non trovano i lettori della Generazione S nell’offerta editoriale dedicata alle tematiche ambientali? Una risposta arriva indirettamente da Martina Miccichè, sui social @alwaysithaka, scienziata politica e attivista, quando ricorda il «potere sociale universalmente riconosciuto» dei libri e la conseguente responsabilità degli editori che, «se consci e onesti nello scegliere cosa pubblicare, possono fare la differenza». Nell’approccio di Miccichè, d’altronde, è l’intera questione ambientale a dover essere collocata in ottica intersezionale: «Se ragioniamo di sostenibilità senza ragionare di diseguaglianze sociali possiamo forse costruire una società più sostenibile, ma non sarà comunque una società più giusta».

«Più spazio ai giovani e più spazio alla complessità» è l’invito rivolto agli editori da Giorgio Brizio, attivista green e autore per Slow Food Editore del saggio Non siamo tutti sulla stessa barca. Le sfide del nostro tempo agli occhi di un ragazzo. «Abbiamo bisogno che la crisi ambientale entri in tutti gli spazi di dibattito dei media, in prima pagina, non nello speciale dedicato». Il suo riferimento è ai giornali, ma è una richiesta che anche gli editori di libri possono fare propria. Ma mai dimentichi, ricorda Brizio, della dimensione sistemica della crisi ambientale, e della necessità di un approccio collettivo per combatterla. «Siamo 8 miliardi di persone al mondo e 100 aziende sono responsabili del 70% della devastazione ambientale. L'azione più impattante che possiamo fare, come singoli, è quella di essere meno singoli, di coordinare le nostre azioni, abbracciando l'attivismo e scendendo in piazza. Ognuno è necessario, ognuno è utile».

Tornando alla specificità del settore editoriale e al suo rapporto con la sostenibilità, lo scrittore Fabio Geda si sofferma a considerare quanto il mercato del libro sia «bulimico» e quindi caratterizzato da un perpetuo «rumore di fondo» che complica la scoperta di libri di valore. Cionondimeno, rassicura Geda, «di libri bellissimi ce ne sono tanti», e da sempre la letteratura – e non solo la saggistica – aiuta le persone a interpretare la realtà. «Nel Novecento nasce la fantascienza, nascono le distopie, che sono un esercizio straordinario di immaginazione del futuro. La letteratura educa lo sguardo, fa immaginare mondi che verranno». Lo ha fatto, profeticamente, anche con la crisi ambientale.

Il giro di tavolo, condotto da Federico Taddia, si conclude con Silvia Moroni, in arte @parlasostenibile, esperta di sviluppo sostenibile e creator digitale dedicata alle pratiche green della vita quotidiana. Da persona che si occupa di sostenibilità da una prospettiva individuale, Moroni ritiene che una delle azioni più significative che si possano fare nell’ambito collettivo del lavoro sia parlare. «Parlare di quello che sta succedendo, ritagliare momenti in azienda per discutere tematiche sociali e ambientali. Condividendo libri, invitando persone, dedicando la pausa caffè alla sensibilizzazione sul clima, o su argomenti affini. Le nostre piccole azioni non cambieranno forse niente, ma unite in un collettivo di cui fanno parte anche le aziende, possono fare la differenza».

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.