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Mercato

La Romania e l’ombra del libro di testo statale

di Denise Nobili notizia del 28 settembre 2017

L’anno scolastico in Romania è iniziato con la proposta da parte del governo di adottare nelle scuole un testo unico, approvato dallo Stato. Un ritorno a una pratica non troppo lontana nel tempo nella storia del Paese, quella dell’adozione del libro statale durante il regime comunista.

La Romania sembra, quindi, muoversi sulla scia di ciò che già aveva fatto qualche anno fa l’Ungheria, motivando la scelta come necessaria a una semplificazione della distribuzione dei testi e a un abbassamento dei prezzi. Il ministro dell’educazione Liviu Pop ha iniziato la sua lotta agli editori di scolastica all’inizio di settembre. In un primo momento lo ha fatto inviando ai dirigenti scolastici un comunicato che dichiarava illegali tutti i libri di testo e materiali didattici ausiliari non approvati dallo Stato, prevedendo misure disciplinari nel caso di infrazione.

La proposta si è poi dissolta in nulla di fatto per quest’anno scolastico, forse anche per il poco tempo a disposizione per formulare un’alternativa ai libri scolastici attualmente in commercio: bambini e ragazzi sono tornati a scuola senza avere dei libri di riferimento e in poco tempo il governo rumeno si è deciso a concedere l’uso di alcuni libri, dopo approvazione. Ma continuano le dichiarazioni contro gli editori di scolastica, in particolare a coloro che vendono libri ausiliari al testo adottato dalla classe, come eserciziari e altri compendi con materiali utili alla didattica. Liviu Pop ha parlato di un sistema corrotto dietro queste case editrici, che guadagnerebbero cifre «colossali» coi libri ausiliari, spesso evadendo le tasse: secondo il ministro anche i libri di testo sarebbero progettati male e stampati in bassa qualità proprio per favorire la vendita di altri materiali didattici.

Dopo le prime dichiarazioni a favore del libro di testo unico, gli editori associati hanno richiesto un incontro col governo per discutere le alternative. Ma le iniziative a favore della libertà di pensiero sono partite anche dalla popolazione: un insegnante ha creato un libro alternativo a quello statale e in open-source, ottenendo un successo enorme e migliaia di condivisioni sui social media nel giro di una sola settimana, nonostante indicato come illegale dal ministro dell’educazione. 

Non c’è stato invece nessun richiamo da parte dell’Unione Europea, ma per almeno questo anno scolastico il pericolo del libro unico sembra essere stato scongiurato dall’intervento degli stessi editori rumeni. Oltre a un evidente problema di libertà e di controllo dell’istruzione, infatti, il libro di Stato porterebbe al monopolio del settore da parte della casa editrice statale Editura Didactica si Pedagogica e di fatto alla morte dell’editoria scolastica rumena. Gli editori coinvolti sarebbero costretti a riconvertire la loro produzione in un altro tipo di pubblicazioni, con un’evidente spesa sia dovuta alla realizzazione di un nuovo catalogo sia in termini di competenze, oppure a chiudere.

Se per il prossimo anno scolastico la Romania decidesse di abbracciare l’idea del testo statale, le ripercussioni sia economiche che sociali sarebbero enormi, soprattutto se si considera che la riforma sarebbe estesa dal primo anno di scuola primaria all’ultimo di liceo e istituti professionali. Si auspica un intervento da parte dell’Unione Europea, volto in primo luogo a garantire i diritti fondamentali ma anche a salvaguardare l’editoria rumena.

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi mi occupo di editoria digitale e accessibilità in Fondazione LIA, e collaboro col Giornale della libreria. Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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