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Mercato

Francia: a fine 2021 un libro venduto su 10 sarà un manga. C’entra anche il Pass culture

di Bruno Giancarli notizia del 21 settembre 2021

Attenzione, controllare i dati.

L’ultima ricerca dedicata al mercato e ai comportamenti d’acquisto dei fumetti condotta dal SNE (Syndicat national de l’édition) recita che nel 2019 il fumetto valeva il 15% del mercato editoriale francese. Si tratta di una percentuale che con ogni probabilità verrà ritoccata sensibilmente al rialzo nei prossimi anni, se è vero che il 2021 si candida a diventare l’anno d’oro dei fumetti – e soprattutto dei manga, che rappresentano per la prima volta un fumetto venduto su due. I numeri che seguono, relativi al periodo da gennaio a luglio 2021, non hanno quasi bisogno di essere commentati.


44,8 milioni di fumetti, di cui 25 milioni di manga, (rispettivamente +72% e +133% rispetto al 2020) in soli 7 mesi implicano uno stravolgimento del panorama editoriale francese: nel 2020, per avere un termine di paragone, nell’intero mercato sono stati venduti 422 milioni di libri. Facendo una semplice proiezione sui restanti 5 mesi dell’anno appare plausibile uno scenario in cui a fine 2021 un libro venduto su 10 in Francia sarà un manga, compresi i libri scolastici.

Una crescita del genere non è casuale, per almeno due ragioni. La prima è di ordine strutturale: come riporta Virginie Daudin Clavaud, direttrice generale della casa editrice specializzata in manga Pika, nell’arco di un decennio sono stati stampati in Francia tutti i successi giapponesi degli ultimi 40 anni. Il boom dei manga è dunque il figlio di una politica editoriale accorta, vale a dire di case editrici che hanno saputo intercettare rapidamente un gusto dei lettori sempre più diversificato ed esigente: ad andare bene sono infatti sia i classici sia le novità.

La seconda ragione è il sostegno alla domanda, ovverosia il Pass culture, la versione francese della 18 app. Stando a una ricerca di giugno, l’84% dell’importo del bonus è stato speso in libri, e il 71% di questi libri sono manga. Una testimonianza vale per tutte, quella di Jérôme Manceau, direttore marketing di Kazé manga (Crunchyroll), i cui titoli vengono oltretutto stampati in Italia: dopo il lancio del Pass culture «in 10 giorni abbiamo venduto un numero di copie di Haikyū!! (un manga sulla pallavolo) che normalmente venderemmo in un anno». Tutto ciò, in ogni caso, non deve far dimenticare che il Pass culture si è inserito in una dinamica preesistente: «sono sei anni che i manga crescono a doppia cifra – ricorda Ahmed Agne, fondatore di Ki-oon – e già prima dell’introduzione della misura si viaggiava sul 100% di maggiori vendite rispetto al 2019». Il Pass culture ha cioè dato un’ulteriore accelerazione a un ramo che di per sé stava già marciando a ritmi più che sostenuti.

Per quanto il rischio di saturazione del mercato esista, con tutti i problemi connessi a un’impennata del genere (basti pensare alla logistica, alle materie prime, al processo di stampa e così via), gli editori di manga scommettono che non si sia ancora raggiunto l’apice e che vi siano ulteriori margini di crescita. Il pubblico dei lettori di manga, inoltre, è dotato di una caratteristica che sembra mettere al riparo il genere da improvvisi crolli: la fedeltà alle serie iniziate.

Vi è infine un segnale che sembra essere particolarmente incoraggiante per l’editoria francese nel suo complesso, cioè la penetrazione del manga anche in un canale tradizionalmente meno presidiato, la libreria fisica. Nel commentare i dati del primo trimestre avevamo sottolineato il +11,4% per le cosiddette librerie di secondo livello (grosso modo equivalenti alle nostre librerie indipendenti) e il + 6,5% per quelle di primo livello, le più grandi. Stando ai dati dell’Osservatorio della libreria la tendenza è addirittura accelerata e nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 12 settembre 2021 le librerie hanno segnato non solo un +31,1% rispetto al 2020 ma addirittura un lusinghiero +17,65% rispetto al 2019. Se però la narrativa tra agosto 2020 e settembre 2021 ha perso il 14,7%, i manga nel primo semestre del 2021 sono arrivati a rappresentare il 5,1% del totale delle vendite in libreria e il 27,3% delle vendite di fumetti, a valore. Si tratta di una crescita portentosa considerando che nel 2019 non coprivano che il 6,5% delle vendite di fumetti. Se i fumetti in generale sono cresciuti del 63,9% a valore rispetto al primo semestre del 2020, le vendite di soli manga sono aumentate del 152,1%. In Francia – come in Italia – i lettori di fumetti sono lettori forti o fortissimi anche di altri prodotti editoriali: il deciso aumento dei manga anche in questo canale promette di innescare un circolo virtuoso per tutta la filiera.

Nonostante l’effetto di traino che il boom del manga sta avendo per l’industria del libro, e nonostante parte del merito vada ascritto al Pass culture, tra le dichiarazioni più curiose a commento di questo fenomeno va annoverata proprio quella di chi più ha sostenuto la misura assieme al presidente Macron, la ministra della cultura Roselyne Bachelot. Di fronte alla critica che il Pass culture incentivi lo svago, ha risposto che «è possibile accedere alla cultura anche tramite il divertimento. Per esempio, i fumetti favoriscono l’accesso alla lettura. Si può arrivare a leggere Kundera cominciando dal leggere Asterix». Un commento simile, oltre a misconoscere il fatto triviale che come in qualunque altro genere esistono gradi di autorialità diversi per qualità e importanza, tradisce una concezione verticistica della lettura e della «cultura»: al gradino più basso figurano i fumetti, i quali non hanno alcun valore culturale di per sé, servono per divertirsi e nel migliore dei casi assolvono una funzione propedeutica, mentre all’apice si trova la lettura «vera», i classici (dei quali, oltretutto, vengono citati sempre gli stessi autori). Si tratta di una visione che non fa bene né alla lettura, né all’editoria, né alla cultura, qualsiasi idea si abbia di essa. Non solo in Francia, visto che anche in Italia la tesi della Bachelot troverebbe numerosi estimatori.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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