Nonostante fossero molte le voci contrarie (soprattutto nel nostro settore), la Brexit è ormai una realtà. Il parlamento europeo sta spingendo affinché l’uscita del Regno Unito avvenga quanto prima, mentre il governo britannico cerca di riorganizzarsi quanto prima per farlo e per affrontare le proteste e i terremoti economico-politici in corso. Tutti stanno cercando di capire come si evolveranno gli eventi nel proprio ambito: anche per questo si sono attese con anticipazione le dichiarazioni dei rappresentanti delle realtà editoriali britanniche più importanti, per cercare di capire con che passo l’editoria – che aveva una netta preferenza per il Remain – affronterà le sfide a venire.

James Daunt (direttore generale di Waterstones), nonostante avesse preannunciato conseguenze nefaste in caso di vittoria del Leave, ha mantenuto toni pacati: «Non faremo nulla a breve termine. Affrontiamo profonde incertezze e impareremo nei prossimi mesi quanto potrebbe diventare difficile l’ambiente retail. Personalmente, spegnerò la radio e metterò da parte i giornali per cercare ristoro in un buon libro».

Per Penguin Random House UK ha parlato Tom Weldon, amministratore delegato, che ha rilasciato affermazioni molto decise in una nota per il proprio staff. «Qualunque sia la risposta immediata dei titoli di giornale o del mercato finanziario, è giusto ricordarsi che c’è un periodo di negoziazione di minimo due anni prima che l’Inghilterra esca effettivamente dall’Unione e durante questo periodo il nostro Paese dovrà ancora rispettare le leggi europee. Questo è un territorio inesplorato e nessuno sa quale sarà il pieno impatto di questo cambiamento – in positivo o in negativo. Passeremo i prossimi mesi valutando le implicazioni a lungo termine per quanto riguarda il modo in cui commerceremo e faremo business e ci assicureremo di essere nella miglior forma possibile per eccellere nel nuovo mondo. Siamo fortunati di poterlo fare da una posizione finanziaria robusta e come parte di un’azienda globale e per ora gli affari continueranno come al solito».

Tim Hely Hutchinsons, AD di Hachette UK, pur sottolineando alcuni punti similari ha commentato dicendo di essere «deluso dal risultato del referendum. Volevamo rimanere sia per ragioni culturali che economiche. Le varie incertezze probabilmente saranno un male per l’industria, ma Hachette è un editore forte e internazionale e rimarremo forti qualunque cosa accada. Non stiamo pianificando nulla finché non ci sarà più chiarezza, e rimarremo sempre più interessati in ogni caso al successo a lungo termine della casa editrice».

Quest’ultimo intervento – così come quello di Weldon – sottolinea un fattore importante, le cui conseguenze si faranno senz’altro sentire: i grandi gruppi internazionali, con filiali in tutto il mondo, non avranno in fondo troppi problemi a gestire un nuovo territorio «extra-UE», anche grazie alle loro dimensioni. Le realtà editoriali più piccole invece, soprattutto quelle specializzate nella traduzione (che negli ultimi anni avevano raccolto molti consensi, anche grazie alla ritrovata popolarità delle letterature non anglofone), potrebbero subire gravi perdite, sia per i cambiamenti a livello di normativa economica, sia per il crollo del valore della sterlina. Come ha sottolineato Juliet Mabey, direttrice di Oneworld, «ci sarà un ulteriore aumento dei costi» per chi si occupa di traduzione, in particolare per quanto riguarda l’acquisto dei diritti e la vendita dei diritti di pubblicazione in inglese nell’Europa «continentale»,  e questo non potrà che rendere ancora più difficile la loro sopravvivenza.

La Publishers Association (l’associazione di categoria britannica) ha comunque già confermato che «lavorerà coi propri membri per assicurarsi che i loro interessi siano protetti e le loro preoccupazioni siano tenute presenti mentre il governo intraprende le negoziazioni per l’uscita del Regno Unito». Scopriremo solo nei prossimi anni come la PA manterrà questi propositi e quanto cambierà il panorama editoriale britannico.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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