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Mercato

Austria. La ripresa non può prescindere dall’apertura delle librerie

di Bruno Giancarli notizia del 11 febbraio 2021

Attenzione, controllare i dati.

L’editoria austriaca inaugura il 2021 con un deciso segno meno: se l’anno appena trascorso ha chiuso con un -4,4%, l’anno nuovo ha aperto con un -28% rispetto a dodici mesi fa. Ma procediamo con ordine.

Nel 2019 l’Austria è stata l’unica editoria dell’area DACH (Germania, Austria e Svizzera) a crescere sia a volume (+1,6%) sia a copie rispetto all’anno precedente. Il trend è continuato per tutto il primo trimestre, arrivando a registrare un +7,5% fino al 15 marzo; poi sono arrivate le prime chiusure, e il conseguente -82,7% del giorno successivo. Il lockdown sarebbe durato fino ad aprile, per poi tornare da novembre fino all’8 febbraio. La seguente tabella può dare un’idea di come nessun genere sia stato risparmiato dalla crisi, con la sola eccezione dei libri per bambini e ragazzi; parallelamente, essa mostra quanto si sia recuperato rispetto al primo mese di chiusura e quanto sia stata forte la ricaduta a seguito del secondo lockdown.




L’andamento dell’editoria austriaca è dipeso fortemente dalle chiusure imposte alle librerie: le ottime performance nei mesi di riapertura (giugno: +14,4%; settembre: +7,9%; ottobre: +3,6%) non sono riuscite a compensare le perdite di marzo, aprile (-31,8%) e novembre (-15,3%). Si consideri inoltre che i dati raccolti da Media Control includono anche l’e-commerce, Amazon compreso, per cui sarebbe riduttivo sperare che i consumi persi si siano spostati su altri canali, se non in parte. Va però tenuto presente che le statistiche non includono gli audiolibri in formato digitale, che in Austria come nel resto dell’area DACH sono andati particolarmente bene nel 2020.  Viceversa, la fotografia della situazione delle librerie rimane estremamente fedele. Si capisce quindi il sollievo con cui il presidente dell’associazione dei librai austriaci, Helmut Zechner, ha accolto la notizia della fine delle chiusure l’8 febbraio 2021. Per l’occasione, egli ha ricordato che un terzo dei librai è attualmente insolvente e che quindi le riaperture, sia pur vincolate a condizioni di gestione degli spazi e degli orari ancor più stringenti rispetto ai mesi passati, sono la miglior forma per agevolare la ripresa. Il -4,4% del 2020, infatti, diventa -12,8% se si considerano i soli canali fisici.

I numeri dell’editoria austriaca, quindi, dicono una cosa molto semplice: il mercato dipende fortemente dalle librerie ed è dalla loro salute che passa il benessere del resto della filiera. La sua centralità nell’ecosistema editoriale rimane intatta, come del resto ribadito nella tavola rotonda internazionale La libreria come bene essenziale: scenari e prospettive per il futuro, tenutasi durante il Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Se quindi da un lato può destare qualche perplessità il fatto che in Austria si persista nel non considerare il libro un bene essenziale, dall’altro vanno segnalate due iniziative meritorie. La prima, a seguito del lockdown di novembre, è un ristoro per le librerie pari al 40% dei ricavi dell’anno precedente nel periodo interessato (con correttivi per le attività sorte da meno di un anno), misura che ha permesso alle librerie di sopravvivere e di pianificare l’attività natalizia con maggior serenità. È anche qui che va trovata una delle spiegazioni per il +0,6% di dicembre rispetto all’anno precedente. Va sottolineato a questo proposito il ruolo decisivo dell’associazione dei librai per raddoppiare l’entità del contributo rispetto al 20% originariamente previsto dal ministero delle finanze, segno tangibile dell’importanza della coesione della filiera: come la Germania, anche l’Austria ha un’unica associazione di categoria le cui suddivisioni riflettono i diversi segmenti della filiera editoriale.

La seconda iniziativa adottata supera l’orizzonte della pandemia e riguarda l’IVA. Sempre a seguito del secondo lockdown, è stata decisa una proroga fino a fine 2021 della riduzione al 5% dell’imposta sul valore aggiunto, audiolibri ed e-book inclusi. La misura ha ricevuto il plauso di Benedikt Föger, presidente dell’associazione del commercio librario austriaco, il quale ha sottolineato come l’agevolazione porti vantaggi per tutti: editori, distributori, librai e autori. Quest’ultimo aspetto conferma, qualora ce ne fosse ulteriore bisogno, la bontà di una rivendicazione che dall’Italia negli anni si è diffusa in tutta Europa.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Attualmente in stage presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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