L’editoria scolastica giapponese sta affrontando un momento piuttosto difficile. Da qualche mese, infatti, è al centro di uno scandalo che ha colpito in particolare alcuni degli editori più importanti del Paese: a ottobre Sanseido Co., che ha mostrato (prima dell’approvazione del governo) alcuni libri a diversi presidi, cui ha chiesto delle opinioni in cambio di mazzette, a gennaio Tokyo Shoseki Co. – il maggiore editore di manuali scolastici – ha fatto la stessa cosa con degli insegnanti, e ora è venuto alla luce che anche Taishukan Publishing Co. avrebbe distribuito gratuitamente del materiale scolastico (circa 1.500 set) ad almeno undici scuole pubbliche e a tre scuole private delle prefetture di Tokyo, Ibaraki, Saitama, Kanagawa e Niigata (che poi hanno effettivamente adottato i testi proposti).

Tutte queste pratiche sono ovviamente proibite in Giappone: la Textbook Publishers Association of Japan vieta categoricamente agli editori di fornire contanti e beni, inclusi materiali per l’insegnamento, a individui coinvolti nella selezione dei libri di testo (come gli insegnanti, che nelle scuole pubbliche danno il loro sostegno ai testi che vorrebbero adottare segnalandoli al consiglio scolastico locale, e i presidi, che hanno potere decisionale nelle scuole private).

Quello che colpisce particolarmente, per quanto riguarda il caso Taishukan, è il coinvolgimento di un’azienda il cui presidente, Kazuyuki Suzuki, è anche alla guida proprio della Textbook Publishers Association. Un doppio scandalo, dunque, che ha colpito duramente Suzuki, nonostante le sue dichiarazioni circa l’estraneità dell’azienda ai fatti siano state confermate dai dipendenti indagati, che hanno affermato di aver agito per proprio conto e non su ordine dei superiori: «Volevamo aiutare le scuole a scegliere i nostri libri di testo. Ma siamo stati ingenui» avrebbe detto uno dei dipendenti, nel corso di un’investigazione interna della stessa casa editrice.

Kazuyuki Suzuki, comunque, ha già annunciato le dimissioni dalla Textbook Publishers Association, mentre il Ministro dell’educazione Hiroshi Hase ha affermato, durante una conferenza stampa, il proprio impegno per debellare questo problema che colpisce sia l’editoria che il sistema scolastico giapponese: «Questa è una chiara violazione delle regole e un caso serio. Ce ne occuperemo con fermezza». Tant’è che il governo si è già mosso per chiedere ai principali editori del settore di svolgere delle indagini interne per controllare che non ci siano altri casi di questo tipo.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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