Torino è una città che sta cambiando pelle, anche per quanto riguarda le librerie. Alla chiusura di alcune librerie storiche come Druetto, Fogola, Zanaboni, negli ultimi tempi ha infatti fatto da contraltare l’apertura di originalissime librerie di quartiere: da Trebisonda, in pieno San Salvario, a Therese in zona Vanchiglia, dal Ponte sulla Dora di Borgo Dora, fino al caffè letterario Bardotto e alla libreria Bodoni. Quasi contemporaneamente le grandi catene arrivate in città a inizio 2000 hanno iniziato a manifestare segni di crisi tanto che in alcuni casi (pensiamo a Fnac e Coop) hanno portato alla repentina chiusura.
Alla vigilia del Salone del libro, il «Giornale della libreria» ha provato ad indagare con l’aiuto di due librerie, il Ponte sulla Dora e la Bardotto, cosa significa essere librai nella città che ospita la più grande manifestazione dedicata ai libri del Paese. Perché il Salone e le librerie non sono affatto in competizione, anzi. 

Come è cambiata Torino e come lo sono le librerie?
Rocco Pinto (Libreria il Ponte sulla Dora - nella seconda immagine). La libreria ha aperto i battenti quasi due anni e mezzo fa. La zona mi era stata suggerita dallo scrittore Francesco Forlani che abitava in questa piazzetta del quartiere Borgo Dora. Era un posto bello, poco fuori dal centro, mi è piaciuto subito! Per anni ho lavorato in pieno centro e ho potuto constatare come Torino sia cambiata parecchio, dandosi progressivamente un assetto culturale ricchissimo con grandi eventi in ogni disciplina culturale: il Festival internazionale del jazz, il Salone internazionale del libro, il Torino film festival, Artissima, Mito, il Festival internazionale del cinema Lgbt, Terra madre e il Salone del gusto. Mentre a livello librario basti pensare a Portici di carta, il Salone del libro, Torino che legge. Se è stato soprattutto il centro di Torino ad aver vissuto una rivoluzione radicale, non bisogna sottovalutare le periferie: non era mai capitato che fossero così popolate da librerie! Basti pensare che solo nella nostra Circoscrizione ce ne sono ben sei! Questo cambia un quartiere, perché la libreria rappresenta un centro di aggregazione che prende e restituisce come in un processo di osmosi, smuove curiosità, allontana dall’emarginazione.
Deborah Tagliacozzo (Libreria Bardotto - nella prima immagine). Credo che la grandissima varietà di eventi che ha caratterizzato sempre più negli ultimi anni la vita culturale di Torino, sia una ricchezza di cui essere felici: è più facile occuparsi di libri in una città vivace, dove la gente si abitua a poter scegliere cosa fare tra tante attività, dove si è continuamente sollecitati, oggi da Biennale Democrazia, domani da Portici di carta, Torino che legge, l’Università popolare e il bacino di utenza connesso. Ciò che abbiamo ben presente, soprattutto perché clienti per una vita prima di diventare librai, è che quello che dobbiamo vendere è un’esperienza, un ambiente, non l’oggetto libro. Abbiamo cercato di creare un luogo caldo, luminoso, accogliente, nell’ambito del quale venire a scambiare idee e opinioni possa essere il più naturale possibile. Siamo partiti quindi con presentazioni classiche, a cui da subito abbiamo accompagnato attività a tema, incontri sulla Siria, la Danimarca, Israele, con aperitivi connessi, a tema. Una serata è stata dedicata ai 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, un’altra alla cucina nella tradizione della pasqua ebraica, etc.

La libreria Bardotto

Quanto conta il sapersi inserire nel quartiere?
Rocco Pinto. Dalla precedente esperienza di tanti anni alla Torre di Abele, ho conservato lettori che vengono qui, sapendo di trovare una libreria dalla forte vocazione verso il settore dei ragazzi, e verso le sigle editoriali e novità migliori: segnaliamo ai clienti i cataloghi di editori meno noti, attraverso iniziative come Dieci lettori per [dieci lettori per una casa editrice, che scelgono un libro e devono convincere il pubblico che la propria scelta sia la migliore, ndr] o Invito a bozze, dove leggiamo i libri in bozza di cui riceviamo un assaggio dall’editore. Le difficoltà, certo, sono fortissime, ma sin da subito abbiamo capito come il quartiere e l’esservi radicati fosse importante, cercando in esso le connessioni, i rapporti con le scuole, partnership con le attività locali (la gelateria, l’enoteca), ospitando mostre, concerti, attivando contatti con l’università, con il parco e gli spazi aperti, le periferie.

Come scegliete il vostro assortimento e quanto incide il quartiere in cui vi trovate?
Rocco Pinto. Occorre sempre più cercare di bilanciare i libri che «devi» tenere – senza snobismi – con l’attenzione verso i cataloghi più ricercati, ricordando sempre che i libri belli non hanno scadenza. Occorre liberarsi da questa paura. Noi siamo in un quartiere popolare e una certa attenzione ai prezzi e ai libri economici deve esserci, ma evitiamo di ricadere esclusivamente nei supertascabili. Rispetto all’apertura, abbiamo ridimensionato il settore dedicato alla cucina, poco efficace, ma abbiamo intenzione di puntare di più su fumetti e graphic novel, nonché su arte, architettura, design perché ci troviamo in un quartiere ricco di studi di architetti e artisti. Infine, la poesia: c’è davvero poca attenzione verso la poesia e questo sarà uno dei prossimi settori su cui lavorare.
Deborah Tagliacozzo. La nostra scelta è dovuta in parte al gusto personale, in parte alle sollecitazioni che ci arrivano dalla clientela. Abbiamo iniziato suddividendo la libreria per aree geografiche (Europa, Africa, Medio Oriente, etc) e prevedendo un assortimento che coprisse queste realtà. Trovandoci in un quartiere colto, e sino a poco tempo fa sprovvisto di altre librerie o catene, man mano abbiamo implementato i settori aggiungendo alla narrativa la saggistica, e le tematiche legate ala storia, geopolitica, architettura, musica che più ci sembravano interessanti per strutturare quei settori. Altro criterio importante sono i giornali: sulla base delle recensioni abbiamo selezionato ulteriori titoli e tematiche. Accanto alle aree geografiche eravamo partiti con forte un settore legato all’alimentazione, indi da metà aprile abbiamo introdotto e inaugurato anche il settore ragazzi.

Libreria Ponte sulla Dora