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Librerie

[Plpl incontri professionali] Espresso Book Machine. Una soluzione per l'immortalità?

di Camilla Pelizzoli notizia del 6 dicembre 2015

Attenzione, controllare i dati.

«Innovazione» è una parola che compare spesso nei discorsi degli ultimi anni, qualunque sia l’ambito. Ma quali sono le forme che l’innovazione ha preso nel settore librario? Al di là delle risposte più ovvie, legate agli e-book, ai device e alle app, l’editoria ha saputo reinventarsi anche in ambiti diversi da quello digitale. Ne è esempio l’Espresso Book Machine, protagonista assoluta dell’incontro Espresso Book Machine: una soluzione per l’immortalità?. A parlarne è Mauro Morellini (Prospero/Promedia).
L’Espresso Book Machine è una macchina che esiste già da una decina d’anni, ma presente in Italia solo dal 2015: la prima è stata presentata pochi mesi fa a Milano nel Mondadori Multicenter, e rifornirà anche gli altri punti Mondadori per un totale di 600 punti vendita. Nel resto d'Europa solo Olanda, Gran Bretagna e Francia (ma con limitazioni) l’hanno già adottata, e il catalogo di titoli disponibili in italiano aspira ad essere il primo di dimensioni importanti dopo quello anglofono, anche grazie al ruolo «aggregatore» di Promedia, che fa da referente per gli editori italiani per l’accesso a questo nuovo canale di vendita.
Ma cosa fornisce esattamente questa macchina, che permette di stampare nel tempo di un espresso il libro desiderato? Innanzitutto, dà la possibilità di soddisfare immediatamente il cliente che cerca un titolo non altrimenti disponibile in libreria – posto che sia presente nel database generale – evitando così una perdita per il punto vendita; poi permette agli editori di valorizzare quei titoli che vendono uno o due copie per libreria (più del 60% secondo i dati AIE), dando ulteriore vita alla cosiddetta «coda lunga»; potrebbe anche permettere la produzione di quei titoli che altrimenti venderebbero un numero di copie troppo esiguo per una tiratura, limitando i costi al solo lavoro pre-stampa ed evitando perdite; inoltre aumenta di molto il numero di titoli acquistabili per libreria (fondamentale dal momento che ora come ora una libreria ha in media 20 mila titoli in magazzino, ovvero soltanto 1 titolo su 40 rispetto a quelli disponibili nel catalogo dei libri disponibili in commercio). Si tratta, in pratica, di una garanzia del mantenimento in vita del catalogo e della sua disponibilità capillare anche per chi avrebbe altrimenti dei problemi distributivi. Morellini sottolinea anche, tuttavia, che la EBM non è pensata per sostituire totalmente gli altri metodi di stampa, anzi; si tratta piuttosto di un nuovo metodo di stampa distributiva che deve affiancare le altre attività già messe in pratica in questo ambito dagli editori.

Si è passato poi a parlare di dati più tecnici e dei dettagli riguardanti il funzionamento della EBM. Come già accennato, tutti i titoli concessi in licenza dagli editori sono disponibili in una banca dati centrale, e ogni volta che un cliente ordina un titolo, il file viene copiato dalla banca dati sulla macchina per il tempo necessario alla stampa, e subito pagato all’editore (che riceve il 25% del prezzo cui viene venduto il libro – quest’ultimo definito proprio dalla casa editrice – senza costi dato che questi sono a carico della libreria). Il lettore, tuttavia, non compie questa operazione da sé: si affida a un addetto presente nel punto vendita. Se il titolo che cerca non è disponibile sul database, esiste la possibilità di far aggiungere all’addetto il titolo in «wishlist», chiedendo all’editore la possibilità di aggiungerlo.
È bene sottolineare, però, che la macchina stampa solo in bianco e nero: questo non dà alcun problema per quanto riguarda le immagini (a meno che, come per la stampa digitale, non si parli di sfondi neri particolarmente ampi): tuttavia, ovviamente, rende questo tipo di stampa meno interessante per alcuni tipi di pubblicazione, come i libri d’arte.

E per quanto riguarda gli autori? Come vengono gestite le royalties e cosa implica per i contratti di edizione? Per quanto riguarda le prime, gli editori tendenzialmente stanno dando agli autori il 6/7% del guadagno su ogni libro stampato; ma è stato sottolineato che volendo, se si considera il fatto che il titolo è ceduto in licenza, si potrebbe agire come per la cessione di diritti all’estero e quindi dividere i ricavi in proporzione 50/50. I contratti d’edizione, invece, sono un argomento più complesso, soprattutto per quanto riguarda la cessione di titoli fuori catalogo (i cui diritti tornano all’autore nel momento in cui sono dichiarati tali). Morellini sottolinea l’assoluta necessità, da parte degli editori, di contattare l’autore per non incorrere in problemi legali.
Altra eventualità di cui gli editori dovrebbero tener conto, soprattutto nella prospettiva della diffusione delle EBM e di uno sviluppo del mercato verso questa direzione, è la possibilità di inserire nel contratto clausole legate alla vendita «deframmentizzata» (ovvero per moduli) dei titoli. Questa modalità ha grande potenzialità per quanto riguarda il mercato del libro universitario – per vendere ad esempio solo un paio di capitoli agli studenti, contrastando così anche il fenomeno delle fotocopie – e in quello delle guide di viaggio, che in parte ha già preso avvio, anche se solo in digitale.
Chiudendo con quest’ultimo argomento l’incontro, Mauro Morellini ha poi sottolineato la disponibilità di Promedia al dialogo e al confronto con gli editori, aggiungendo che il servizio, per chi decide di firmare il contratto di licenza entro febbraio dell’anno prossimo, sarà totalmente gratuito.

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L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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