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Librerie

[Plpl incontri professionali] Condannati a vivere di soli libri?

di Camilla Pelizzoli notizia del 6 dicembre 2015

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In periodi di rivolgimenti economici come quello che ci stiamo – forse – finalmente mettendo alle spalle, anche le realtà apparentemente più monolitiche si sono dovute ingegnare per poter rimanere sul mercato; e dunque anche le case editrici, che apparentemente hanno una sola «via» - la produzione libraria – possono rivelarsi piene di sorprese e pronte a prendere anche strade molto diverse, rami che partono da un «tronco» editoriale ben preciso. È il caso di realtà come Iperborea, Effatà, minimum fax, per cui hanno parlato rispettivamente Pietro Biancardi (attraverso una videointervista, dato che in questi giorni è impegnato con l’apertura della libreria Verso), Gregorio Pellegrino e Daniele Di Gennaro, durante l’incontro Condannati a vivere di soli libri? dedicato, appunto, ai business collaterali nati in seno alle case editrici.
L’incontro prende avvio con il video di Biancardi, mostrando la risposta dell’editore alla domanda «Quando avete cominciato a pensare, e perché, ad attività diverse rispetto a quella editoriale?».
L’editore ha cominciato spiegando che ciò che li ha spinti è stato il desiderio mostrato da lettori e associazioni di portare la cultura dei paesi nordici oltre la sola pubblicazione e presentazione dei libri; per questo è nato un appuntamento come «I Boreali». I corsi di lingua, invece, sono nati all’interno della casa editrice: dopo aver contattato una professoressa per i cinque membri della redazione, si è pensato potesse essere una buona idea coinvolgere anche i lettori potenzialmente interessati. È bastato un annuncio sulla pagina Facebook per richiamare un numero di persone altissimo; da qui si è capito quanto potesse essere una strada interessante da percorrere.
Ha proseguito poi Gregorio Pellegrino, che ha raccontato di Effatà Tour, che si dedica all’organizzazione di viaggi non confessionali, e ha spiegato come l’idea sia venuta dopo le richieste dei lettori durante l’ostensione della Sindone a Torino. Il nome della nuova attività è stato scelto per mantenere un’identità di brand forte e per tenere vivo il legame tra le due realtà.

Daniele Di Gennaro, invece, ha raccontato di come minimum fax sia nata sin da subito come una realtà in cui i libri non dovevano essere «isolati» e chiusi: si è scelto di mettere i propri titoli al centro di eventi culturali di vario genere (reading teatrali, concerti) per creare una comunicazione attiva coi lettori e incuriosire gli spettatori, creando allo stesso modo una buona attenzione mediatica. «I libri sono crocevia straordinari», che danno vita a mescolanze e a possibilità di variazione e di scambio che ignorare sarebbe equivalente a un «suicidio». Questa apertura ha portato ad interessarsi all'organizzazione di eventi, appunto, in cui ad esempio si sono usati i libri come «biglietti» validi per l’ingresso e la consumazione, oppure alle produzioni audiovisive, come «La guerra dei cafoni», primo film tratto da un libro del loro catalogo (presto nelle sale italiane). Tutto questo, comunque, non sarebbe stato possibile senza un confronto diretto e continuo con l’esterno, sia sotto forma di esperti del settore o dell’argomento trattato, sia con i lettori comuni. Tuttavia, questo, è nato come atteggiamento, non come strategia commerciale tout court.
La seconda domanda, cui per primo risponde sempre in remoto Biancardi, si concentra su le modalità con cui si sono sviluppati le attività alternative. Il primo festival, dal nome Caffè Amsterdam, è stato organizzato nel 2009 anche grazie all’Istituto di promozione della cultura e della letteratura olandese; un evento con pochi autori ed eventi, che però di anno in anno si è allargato, arrivando a parlare delle culture nordiche in generale e abbandonando il focus dedicato a un solo Stato. Tuttavia, tutto continua a essere gestito internamente alla casa editrice, con l’aggiunta di collaboratori esterni; i partner rimangono soprattutto esteri, anche se è nata un rapporto collaborativo stretto con molte realtà milanesi e con alcuni partner istituzionali.

Pellegrino ha spiegato che, legalmente, l’attività di tour operator doveva per forza essere esterna alla casa editrice; inoltre, il padre, Paolo Pellegrino, ha dovuto studiare per passare l’esame necessario per poter diventare direttore tecnico della società. Gli introiti vengono per metà dai viaggi, divisi tra «viaggi con lo scrittore» dedicati a temi specifici e trekking lungo i cammini dei pellegrinaggi europei (per cui si è puntato sull’aspetto culturale, così da evitare la concorrenza delle opere diocesane), e per metà dalle vacanze studio. Il legame con l’attività principale, però, rimane, ad esempio nella cura «maniacale» dei contenuti, come gli opuscoli.
Di Gennaro ha cominciato il discorso affermando la forza di un team editoriale, che rimane fisso e si riunisce quotidianamente, rispetto a quello di altre realtà culturali come il cinema e il teatro, dove finita una produzione ognuno va per la propria strada. Questo permette di cogliere e progettare idee ad ampio respiro, com’è successo ad esempio per festival come «La grande invasione», mantenendo uno standard qualitativo molto alto in tutti i campi. Ha poi sottolineato i valori che diverse attività possono portare a un catalogo editoriale: ad esempio, i reading teatrali sono eventi emozionali, che rimangono col lettore anche durante la lettura solitaria. Per quanto riguarda la produzione televisiva e cinematografica, ha portato come esempi Scrivere/New York e Bookshow, due produzioni sempre legate a doppio filo alla produzione editoriale e che, nel primo caso, hanno portato anche delle entrate dalla vendita dei diritti.
Conclude affermando che in ogni caso non bisogna affidarsi ciecamente al mercato, quanto piuttosto crearlo attraverso la propria proposta, di modo che vada a intercettare i bisogni latenti (piuttosto che quelli espressi e già sfruttati); per quanto riguarda la forma in cui proporre questi contenuti necessari, con le professionalità giuste si può produrre qualunque cosa, a partire ovviamente da materiale di qualità.

La terza domanda si focalizza sui ritorni economici delle attività collaterali e sulle ricadute anche a livello di marchio. Risponde per primo Biancardi, dicendo che è difficile da quantificare; sicuramente c’è stata una fortissima ricaduta d’immagine, data in particolare dalla visibilità del festival. Per quanto riguarda il fatturato, è difficile dire quanto le entrate siano dovute ad attività di questo tipo e quanto a scelte editoriali particolarmente fortunate; quel che è certo, tuttavia, è che quest’anno Iperborea chiuderà con una crescita del 20%
Anche l’esperienza di Effatà è molto positiva: il fatturato, infatti, nei primi due anni di attività, è raddoppiato (benché i viaggi abbiano un margine di guadagno minore e all’inizio ci siano state difficoltà gestionali). Per quanto riguarda invece il cross-selling, ovvero la vendita di un prodotto a partire da un servizio o viceversa, il pubblico parrebbe troppo diverso, così come le fasce di prezzo: libri e viaggi sono beni dai costi molto diversi. L’unico ambito in cui è sembrato vitale è stato il «viaggio con lo scrittore».
Daniele Di Gennaro spiega come si differenziano in generale i costi per la produzione di audiovisivi (ad esempio parlando dei finanziamenti che si raccolgono durante le fiere, proponendo un pitch alle case di produzione e ai canali televisivi), e aggiunge che comunque la vera economia si fa sul lungo termine, non con i risultati immediati; e che l’editoria, che non dà vita a prodotti industriali, non deve essere un monolite ma approcciarsi ai diversi modi produttivi con apertura mentale. Inoltre, ciò che è stato di successo potrebbe non esserlo più in breve tempo, quindi è inutile mantenere una «posa da onniscienti», un atteggiamento stupido che porta solo a scavarsi delle «trincee» da cui poi è difficile uscire.
Gli ultimi minuti sono dedicati alla libreria Verso, che Biancardi – con l’editore Andrea Gessner (Nottetempo) e non solo – sta per aprire a Milano; Di Gennaro ha così parlato della libreria di minimum fax a Roma, dicendo che pur non portando utili pecuniari ha tuttavia fornito (e continua a fornire) indicazioni preziosissime sul mercato e spunti per il futuro; Pellegrino, poi, ha sottolineato l’importanza che attività di questo tipo, come in generale quelle di cui si è parlato durante l’incontro, creano una comunità che sta alla base della fortuna dell’editore.

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L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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