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Librerie

«I libri sono oggetti empatici». La libreria 121+ torna a trasformarsi per il Fuorisalone

di Alessandra Rotondo notizia del 7 settembre 2021

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In occasione del Fuorisalone 2021, la libreria 121+ di via Savona, Milano, gioca ancora una volta con i suoi spazi e la sua identità, ospitando da giovedì 9 settembre la mostra Zero Digital dell’artista Martì Guixé.

Da temporary shop a spazio «extemporaneo» con libri, mostre ed eventi, la libreria di Corraini Edizioni rappresenta da più di dieci anni un laboratorio perenne di sperimentazione. «Abbiamo sempre giocato intorno al tema del libro» racconta Pietro Corraini, al quale abbiamo chiesto in anteprima del nuovo allestimento. «Questo perché sperimentare e cambiare le carte in tavola è nella nostra natura, ma anche perché abbiamo cercato di seguire e assecondare i cambiamenti che negli anni hanno investito il mondo del libro».

Corraini è sia casa editrice che libreria, e questo permette loro di lavorare con tutti gli attori della filiera, dagli autori alle tipografie: «Una filiera che talvolta ci piace unire o accorciare. Quindi chiediamo ai nostri autori – come nel caso dei Parasite, di Jonathan Pierini o di Martì Guixè – di progettare non solo libri ma anche tutto lo spazio che gli sta intorno, l’intera libreria. Quando lasciamo che un artista o un autore trasformi 121+, non si tratta solo di dare una forma diversa alla libreria, questa trasformazione riflette anche i cambiamenti che vediamo intorno a noi nel modo di fruire e vendere i libri».

Così non è più solo il libro a essere un racconto, ma la libreria stessa. «Per noi è un modo per rendere unico per il lettore il rapporto con quel libro, che cambia in base allo spazio che lo circonda e al luogo in cui viene acquistato». Ad esempio, continua Corraini, con il suo progetto Martì Guixé esaspera il ruolo del libro fisico e sottolinea il fatto che i libri sono oggetti fisici che occupano spazio e che sono nello spazio.

«All’inizio del percorso, quando abbiamo aperto 121+, facevamo delle visite guidate con gli autori che giravano per la libreria e raccontavano i libri, poi abbiamo fatto incontri dedicati ai vari aspetti del lavoro editoriale – come i typeritivi in cui parlavamo di aspetti super tecnici del lavoro – e piano piano siamo passati dagli incontri con gli autori a fare delle vere e proprie librerie d’autore. Il tutto mentre navigavamo in una libreria dove si sono sempre mescolati libri diversi e apparentemente non collegati tra loro».

Per un luogo come la 121+ che intrattiene un rapporto insostituibile con la fisicità e la spazialità, cos’ha voluto dire – cosa vuol dire – la pandemia? In generale, risponde Corraini, a venire rivoluzionato è stato il rapporto delle persone con le cose. «La “roba” (come la intende Verga) ha riacquisito un ruolo centrale. Proprio perché siamo stati costretti a vivere un rapporto digitale e a distanza con le persone, abbiamo riscoperto il valore delle cose fisiche, che ora sono di meno ma di maggiore qualità. Questo aiuta luoghi come librerie indipendenti e spazi strampalati come il nostro che sicuramente non possono essere fruiti in digitale».

La mostra, d’altronde, esplora temi simili: la pandemia, il digitale, la riscoperta e la risignificazione dello spazio domestico e degli oggetti. Del libro. «Durante la pandemia il digitale è diventato sempre più presente intorno a noi ed è diventato anche lo strumento fondamentale per risolvere i problemi del quotidiano» racconta Martì Guixé. «Invece i libri, come oggetti fisici, creano un rapporto emozionale o empatico con chi li possiede. C’è una grande differenza, e credo che in questi mesi questa differenza tra il mondo pragmatico digitale e il mondo empatico si sia consolidata».

Zero Digital rivendica l’idea del libro sia come contenitore di conoscenza che come oggetto materiale che pesa e occupa lo spazio quanto un mobile, ribadisce l’artista. «Il libro come oggetto è uno degli elementi di cui dobbiamo rivendicare l’importanza, come il cibo. E credo che non sia interessante solo come portatore di contenuti, ma anche come oggetto fisico». Ma nell’installazione, mentre i libri di Guixé diventano protagonisti dello spazio assorbendo la libreria stessa, quest’ultima si fa «Speakeasy»: luogo segreto dove i visitatori, nascosti allo sguardo, trovano i libri quelli veri.


«D’altronde anche i libri di Corraini molto spesso giocano con il formato e la carta» continua Guixé. «Penso ad esempio ai libri di Munari con i tagli e i buchi: oggetti molto difficili da trasporre in digitale. Così questo allestimento fa anche riferimento alla storia di Corraini, che ha aperto questa libreria oltre dieci anni fa a Milano e pubblica libri che sono spesso oggetti di design».

In un momento storico che ci ha chiesto a gran voce di ridiscutere le nostre certezze, non si può forse fare a meno di domandarsi quale sarà il futuro: dei libri, delle mostre, della nostra relazione con loro, del loro significato all’interno delle nostre vite.

«Nella pandemia – commenta Guixé – credo che per ciascuno i libri siano stati un rifugio dal digitale, un luogo dove riposarsi. E credo che in quest’ottica continueranno ad avere un valore molto importante in futuro. Più in generale, il Covid ha cambiato il nostro rapporto con gli oggetti fisici e la nostra casa: in Casa Mondo - Food(in uscita per Corraini Edizioni proprio in occasione della mostra) mi concentro su questo aspetto con particolare riguardo alla cucina, alla nuova percezione del pasto, dell’atto di cucinare, alla gastronomia del futuro».


Se il confinamento vero e proprio ci ha in qualche modo costretti a riconfrontarci con lo spazio domestico, più in generale la pandemia ha ristorato il concetto di prossimità spaziale applicato alla città. «Mi piacerebbe pensare che in un futuro prossimo lavoreremo molto di più su eventi e incontri di vicinanza, che sappiano valorizzare le librerie di quartiere e ci spingano a conoscere meglio i nostri vicini» aggiunge Corraini. «In un periodo in cui si possono fare poche cose e c'è carenza di materie prime in tutto il mondo, così come di carta, quello che cambia, come dicevo, è anche il rapporto con “la roba”; forse è finita o sta per finire l'epoca dell’abbondanza, e potrebbe essere il momento di tornare a fare poche cose e fatte meglio, sia nella scelta dei materiali che della qualità del lavoro delle persone. Ecco mi piacerebbe dire che stiamo andando in questa direzione».

L’emozione di ritrovarsi dal vivo è in ogni caso forte. «Tornare a organizzare eventi in presenza è una grande festa, nonostante tutte le limitazioni e le regole che però sono anche quelle che ci permettono di tornare e ritrovarci insieme. Rispetto al futuro, non abbiamo ansia di tornare a una vecchia normalità. Ma di costruirne una nuova, più giusta per il mondo in cui viviamo e per il futuro che vogliamo lasciare».

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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