Sul ruolo che va assumendo la libreria al tempo dei cambiamenti del nostro settore ci si interroga spesso. Anche perché mutevoli e vari sono gli elementi che hanno un impatto sui punti vendita: dalla rivoluzione digitale a quella dei consumi, dalle modalità ai supporti di lettura, dall’identità del lettore al modo in cui approccia gli spazi (fisici o virtuali) dell’acquisto.
Se in questi anni si è parlato molto di crisi della libreria e di pratiche virtuose da adottare per difenderla (
soprattutto in riferimento a quelle indipendenti), meno esplorato è rimasto il versante della
libreria come luogo esperienziale. Dove configurazione estetica, architettonica, spaziale assumono un ruolo di primissimo piano e guidano l’avventore in un percorso non specificamente orientato all’acquisto.
La
libreria Corraini 121+ di Milano ha messo in atto un restyling temporaneo molto particolare che ne ribalta la condizione e il ruolo.
Da contenitore di libri a contenuto, da scenario a parte attiva della storia, oggetto di una visione che, dalle pagine dei libri, si trasferisce allo spazio che li ospita legando entrambi in una narrazione totalizzante e condivisa.
A curare l’allestimento è
Parasite 2.0 con
Books from the wilderness, la prima di una serie di librerie d’autore progettata per Corraini. Geometrie morbide e mutevoli che ricordano la sabbia e le dune, il deserto – create con spugne e gomme erose dal tempo a rappresentare le rovine della modernità – svelano una selezione di testi scelti dai tre giovani architetti del collettivo: Stefano Colombo, Eugenio Cosentino e Luca Marullo. I visitatori che
da ieri 23 gennaio al 2 febbraio si recheranno alla 121+ non troveranno una libreria tradizionale, ma entreranno in un’opera d’arte di cui libri (in vendita) sono parte.
«Siamo ormai abituati ad autori che progettano un libro come un'opera – spiega Pietro Corraini, Corraini Edizioni – curandone ogni aspetto, dalla scelta della carta al carattere tipografico, sapendo che questi fanno parte del contenuto stesso. Un autore non pago di progettare tutto il libro inizierà a progettare ciò che gli sta attorno. In questa occasione un autore (tre in realtà) disegna non un libro, ma tutta una libreria. Così non è più solo il libro a essere un racconto, ma è la libreria stessa. Lo stesso libro comprato in due librerie diverse non è lo stesso libro, perché il nostro rapporto con quel libro sarà diverso. La storia che ci lega a quell’oggetto si lega anche al suo contenuto. Come una spugna assorbe tutto ciò che incontra e ne conserva memoria. Un libro incontrato a Books from the wilderness non sarà uguale allo stesso libro incontrato in un altro posto».
Quello del deserto è un tema che ricorre nei progetti di Parasite 2.0. «Un luogo di rinascita e purificazione. Un habitat dove i lasciti della modernità diventano elementi liberi, privi dei loro rapporti reciproci, con i quali si possono immaginare nuove formulazioni e realtà. Un luogo in cui ciò che ovunque possiede coerenza formale diventa rovina, perde la sua storia, si decompone per riacquistarne una nuova».
Sessanta i titoli ospitati tra le dune ricreate dal collettivo, tutti selezionati da loro come parte integrante del progetto e della narrazione. Ampia la forbice tematica: dalla teologia biblica del deserto al cyberpunk, dalle società ideali al paese delle meraviglie,
dal romanzo ecologico al design
fino a Ken il guerriero.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
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