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Librerie

Al tramonto il «viale della cultura» peruviano

di Alessandra Rotondo notizia del 5 febbraio 2016

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Fino a un paio di settimane fa a Lima (Perù) esisteva un posto chiamato Boulevard de la Cultura. Stava nel Jirón Quilca, uno dei quadrilateri di strade che compongono il centro storico della città, ed era popolato da oltre sessanta librai, con le loro bancarelle, i loro libri usati e le loro collezioni di volumi rari e di tascabili.
Tra le strade di Quilca, oltre a commerciare in libri di seconda mano e in copie pirata, s’incontrano anche le vivaci correnti underground della città, che confluiscono spesso tra le mura graffitate del Centro Cultural El Averno.
Quel «viale della cultura» oggi non esiste più, perché i commercianti sono stati sfrattati il 14 gennaio e hanno smantellato il loro mercato sotto gli occhi della polizia che dava esecuzione alle volontà dell’arcivescovado di Lima, proprietario dello spazio e deciso a ritornarne in possesso dal 2008.
Le polemiche non sono mancate: in primo luogo perché i librai, con la loro ventennale attività, hanno sottratto l’area al degrado nel quale versava da tempo; in secondo luogo perché l’ente proprietario non ha fatto mistero di voler ridestinare lo spazio alla costruzione di locali commerciali e uffici, non rispettando la sua spontanea «vocazione culturale».
Ora la stampa, i cittadini di Lima e l’opinione pubblica peruviana si chiedono dove finiranno i librai di Quilca: in particolare, in un articolo comparso qualche giorno fa su «El Peruano», la giornalista Pilar Marín Bravo fa una considerazione molto condivisibile sull’argomento. Per Santiago del Chile è la calle San Diego, centralissima e celebre per i suoi convenienti prezzi; Buenos Aires ha più di una fiera del libro antico capace di attrarre visitatori internazionali; a Madrid c’è addirittura la calle de Los Libreros, così chiamata sin dagli anni Sessanta, legittimando con il nome una prassi dalle radici ancora più profonde: le librerie fanno irrimediabilmente parte del tessuto delle città. Destinare spazi al libro, plasmare le geometrie urbane anche attorno a queste esigenze sociali è importantissimo e necessita di tutela politica. Anche perché non incide solo sul benessere culturale dei cittadini, ma sulla capacità di attrattiva turistica che la città è in grado di esercitare nei confronti dei visitatori (e dei lettori!) stranieri.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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