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Il rischio crescente della povertà educativa nell’Italia del Covid-19

di Samuele Cafasso notizia del 21 luglio 2020

Attenzione, controllare i dati.

Ridotta mobilità sociale, povertà diffusa soprattutto all’interno delle famiglie numerose, scarso accesso alla rete e agli strumenti digitali per la didattica a distanza: l’Italia attraversata dalla pandemia Covid-19 rischia di abbandonare alla povertà educativa una ampia fascia di minori, compromettendo così il suo sviluppo culturale e, quindi, anche economico. Dai maggiori istituti di ricerca nazionali alle Ong, l’analisi è unanime: il Paese rischia una crescita delle diseguaglianze che originano, innanzitutto, in un diseguale accesso all’educazione, ai libri, alla formazione.

Secondo il report annuale dell’Istat pubblicato a inizio luglio, per la prima volta i nati tra il 1972 e il 1986 hanno più possibilità (26,6%) di avere una posizione socialmente inferiore rispetto ai genitori che non una superiore (24,4%). Inoltre la povertà assoluta – che nelle ultime rilevazioni pre-crisi epidemica era diminuita rispetto agli anni precedenti grazie al reddito di cittadinanza, pur mantenendosi a livelli molto alti – colpisce soprattutto giovani e minori, un fenomeno peculiare dopo la crisi del 2011.

Le famiglie in condizioni di povertà assoluta nel nostro Paese sono 1,7 milioni per 4,6 milioni di individui, (7,7% del totale). Ma la percentuale di minori in povertà assoluta è ben più alta, pari all’11,4%, per 1,137 milioni di individui. La povertà colpisce, infatti, maggiormente le famiglie numerose con minori che le altre tipologie di nuclei familiari.«Oltre a essere più spesso povere – sottolinea l'Istat – le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato.

Nel sottoinsieme delle famiglie povere – si legge nel report – le coppie con due figli sono le più diffuse, sebbene siano presenti in misura minore rispetto al totale delle famiglie con minori». Secondo Save the Children, il taglio dei redditi e la crescita della disoccupazione seguita all’epidemia, il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali che comunque non garantiscono il 100% del reddito, possono portare la percentuale dei minori in condizioni di povertà assoluta a un drammatico 20%.

In questo quadro già critico di bassa mobilità sociale e povertà concentrata sui minori, irrompe la chiusura delle scuole agli studenti e l’avvio della didattica a distanza che pone nuove sfide. La prima, evidente, ha a che fare con le dotazioni tecnologiche delle famiglie: secondo l’Istat «la chiusura delle scuole imposta dall’emergenza epidemica può produrre un aumento delle diseguaglianze tra i bambini: nel biennio 2018-2019 il 12,3% dei minori di 6-17 anni (pari a 850 mila) non ha un pc né un tablet ma la quota sale al 19% nel Mezzogiorno (7,5% nel Nord e 10,9% nel Centro).
 
Lo svantaggio aumenta se combinato con lo status socio-economico: non possiede pc o tablet oltre un terzo dei ragazzi che vivono nel Mezzogiorno in famiglie con basso livello di istruzione» si legge nel rapporto. Spiega l’Istat che «il 45,4% degli studenti di 6-17 anni (pari a 3 milioni 100 mila) ha difficoltà nella didattica a distanza per la carenza di strumenti informatici in famiglia, che risultano assenti o da condividere con altri fratelli o comunque in numero inferiore al necessario».
 
Ma la dotazione tecnologica è solo un aspetto di un problema più ampio che ha a che fare con la maggiore presa in carico da parte delle famiglie dell’educazione dei propri figli. Questo è chiaramente un fattore di rischio per la crescita delle disparità. In casa, senza il contatto diretto con i docenti, magari in abitazioni piccole o affollate dove è difficile concentrarsi, con genitori che non sempre hanno il tempo o la capacità di supportare l’apprendimento, gli studenti hanno nel libro di testo un punto di riferimento che dovrebbe essere, almeno quello, uguale per tutti. Ma è davvero così?
 
L’Associazione Italiana Editori ha più volte sottolineato la necessità di garantire un reale diritto allo studio a tutte le famiglie, partendo dalla garanzia basilare di poter acquistare i libri di testo che poi sono anche gli strumenti attraverso cui poter accedere alla didattica digitale integrativa, senza costi aggiuntivi, attraverso le piattaforme digitali messe a disposizione dagli editori. A questo proposito, il governo ha stanziato 236 milioni per il diritto allo studio con cui le scuole possono acquistare libri, dizionari, materiali digitali anche finalizzati ad affiancare i libri di testo per gli studenti con disturbi specifici di apprendimento (DSA) o con altri bisogni educativi speciali (BES).
 
È un passo significativo, in un quadro che rimane comunque molto critico. Le previsioni indicano che a settembre saranno più di un milione e mezzo gli studenti di famiglie in difficoltà, in un quadro sulle aperture degli istituti che rimane incerto. Quel che invece è certo è che il Paese non si può permettere di veder calare i propri livelli di scolarizzazione, già inferiori alla media europea. In Italia hanno almeno un diploma quasi i tre quarti dei giovani tra i 30 e i 34 anni, in crescita di oltre 10 punti percentuali rispetto a dieci anni fa, ma nell’Unione Europa a 27 membri la media è dell’84%.
 
Soprattutto, il nostro Paese continua ad avere livelli di abbandono significativiIn Italia, le uscite (abbandoni) precoci dal sistema di istruzione e formazione – misurate come quota dei giovani tra 18 e 24 anni con al più la licenza media o una qualifica biennale e non impegnati in formazione – sono diminuite dal 35,1% nel 1994 al 13,5% nel 2019. Tra il 2002 e il 2019 il distacco con l’insieme dei Paesi dell’Unione si è ridotto da 7,3 a 3,3 punti percentuali, con andamenti però molto disomogenei tra Nord e Sud d’Italia. Ma stiamo comunque parlando di numeri pre-crisi: quelli che più preoccupano, ma che non sono ancora disponibili, riguardano la dispersione e gli abbandoni nell’ultimo anno, con le scuole incapacitate a svolgere il loro ruolo di presidio sul territorio.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano, dove ho frequentato il master in giornalismo dell’Università Iulm e quello di editoria di Unimi, Fondazione Mondadori e AIE. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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