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Internazionalizzazione

Export: il 27% dei titoli venduti all’estero sono di piccoli e medi editori. Ma oltre lo scambio diritti c’è di più

di Alessandra Rotondo notizia del 7 dicembre 2023

Nel 2022, l’editoria italiana ha comprato dall’estero 9.423 diritti di traduzione di opere straniere e ha venduto 7.889 diritti di traduzione di opere italiane. Il 29% dei contratti di acquisto e il 27% dei contratti di vendita sono stati realizzati da editori medio-piccoli, ovvero con un valore del venduto a prezzo di copertina nei canali trade (librerie fisiche e online e supermercati) fino a 5 milioni di euro.

I dati sono stati presentati oggi a Più libri più liberi nell’incontro Import export e altre forme di internazionalizzazione nell’era post-Covid. Destinazione Francoforte a cui, moderati da Paolo Conti (Corriere della Sera) hanno partecipato Bruno Giancarli per la parte di presentazione dati(ufficio studi AIE), Lorenzo Rocca (Mimesis Edizioni) e Lorenzo Flabbi (L’orma editore).

L’Italia esporta soprattutto libri per bambini e ragazzi (2.744 nel 2022, pari al 35% del totale), quindi saggistica (1.992 contratti, 25%), narrativa (1.496 contratti, 19%), manualistica non universitaria e self help (708 contratti, 9%), fumetti (416 contratti, 5%), libri religiosi (395 contratti, 5%), illustrati (138 contratti, 2%).

In questo panorama, gli editori medio-piccoli si sono ritagliati un loro spazio soprattutto in determinati settori: il 76% dei contratti riferiti ai libri religiosi, il 64% di quelli riferiti ai libri illustrati e il 42% di quelli riferiti ai libri per bambini e ragazzi è stato chiuso da case editrici con vendite nei canali trade (librerie fisiche e online e supermercati) sotto i 5 milioni di euro.

Se guardiamo alle aree di destinazione dei titoli ceduti per la pubblicazione in traduzione, domina l’Europa con il 62% dei contratti, seguita dall’Asia (18%), Sud e Centro America (6%), Medio Oriente (5%), Africa (4%), Nord America (3%), Pacifico (2%). In Europa, il primo Paese di sbocco è la Spagna con 1.044 contratti, seguita da Francia (529), Polonia (481), Grecia (374), Germania (273), Russia (256), Portogallo (214), Paesi Bassi (152), Regno Unito (142), Slovacchia (137). I Paesi della penisola balcanica, tutti assieme, pesano per 687 contratti: con la Bulgaria sono stati siglati 136 contratti, 118 con la Slovenia, 106 con la Romania, altri a seguire.

Le prime dieci lingue di provenienza dei libri pubblicati in traduzione sono invece: inglese, francese, tedesco, giapponese, spagnolo, coreano, svedese, cinese, olandese e portoghese. L’Italia, come altri Paesi dell’Europa continentale, soffre un forte squilibrio rispetto all’area anglofona: nel 2022 sono stati acquistati da Regno Unito, USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa 6.027 diritti di traduzione, il 64% del totale, e ne sono stati venduti 645, l’8% del totale.

L’internazionalizzazione non passa solo dalla vendita di diritti: l’editoria italiana ha esportato nel 2022 50 milioni di euro di libri (valore a prezzo di copertina), 1.716 le coedizioni pubblicate nello stesso anno. Inoltre un numero rilevante di case editrici, anche medio e piccole, sono presenti all’estero con propri marchi e imprese editoriali. A questa categoria appartengono le due realtà che si sono raccontate oggi a Più libri più liberi: L’orma editore e Mimesis Edizioni.

L’orma, racconta Lorenzo Flabbi, è entrata sul mercato editoriale italiano nel 2011, annus orribilis della crisi economica e editoriale. «Siamo una casa editrice con vocazione europea, importiamo essenzialmente narrativa francese e tedesca, e il nostro progetto contemplava sin dall’inizio l’idea di espanderci internazionalmente». A sette anni dall’apertura della casa editrice italiana, il progetto comincia a convertirsi in realtà attraverso le Éditions L'orma, con sede in Francia. «L’abbiamo lanciata a partire da una collana specifica: I Pacchetti, Les Plies in francese, che significa sia plico che piega, entrambi richiami alla fattura cartotecnica dei libri che la compongono». La collana, infatti, ospita epistolari di autori «classici», confezionati con una sovraccoperta che si richiude a bustina e che può essere affrancata e spedita.

«Se in Italia ad avere un riscontro più diretto è la narrativa contemporanea, in Francia c’è una grande affezione per i classici – continua Flabbi – il che ci ha consentito di realizzare in un anno e mezzo, con Les Plies, le stesse cifre di venduto che in Italia abbiamo fatto in 8 anni con I Pacchetti».

Anche nello spettro della pandemia. Era infatti il 19 marzo 2020 quando l’Orma avrebbe dovuto presentare ufficialmente i suoi libri in Francia, con una festa che non si è mai tenuta perché, proprio in quei giorni, anche lì è iniziato il confinamento. «Nonostante tutto, alla riapertura delle librerie, a fine maggio, abbiamo avuto vendite da periodo natalizio: pur essendo una casa editrice appena nata, con nessuna tradizione in Francia».

E sul fronte della non fiction? In un panorama dell’internazionalizzazione dove la devozione alla narrativa sembra, quest’anno, aver ceduto il passo all’interesse per la saggistica, l’esperienza di Mimesis risulta particolarmente interessante.  «Il Gruppo Mimesis nasce come associazione culturale alla fine degli anni 80 per poi strutturarsi come editore tra fine anni 90 e inizio anni 2000» racconta Lorenzo Rocca. «Fin dall’inizio dell’avventura propriamente editoriale abbiamo coltivato l’idea di fare qualcosa in Europa, e infatti nel 1999 siamo arrivati in Francia con il marchio Éditions Mimésis». Ma non finisce lì: il 2013 è la volta di Regno Unito, Canada e Stati Uniti, con Mimesis International, il 2015 della Germania, con Mimesi Verlag.

«In Francia – racconta Rocca – pubblichiamo sia libri strettamente connessi al mondo delle università, dello studio e della ricerca che opere più contemporanee o dal taglio più divulgativo che possono suscitare l’interesse del pubblico generalista. Da un punto di vista operativo, gran parte del lavoro di selezione e lavoro sul testo è svolto in Italia, mentre la parte commerciale e marketing è per ovvie ragioni gestita in Francia».

Tra le opportunità di svolgere un’attività editoriale fuori dall’Italia, continua Rocca, c’è la possibilità di pubblicare autori francesi che non trovano spazio nelle case editrici francesi. «Nella mia esperienza non è mai stato percepito come un limite, o come un problema il fatto che la proprietà della casa editrice fosse italiana. Contava – e conta – che avessimo sviluppato un’offerta specificamente tarata sull’esigenze e sui gusti del pubblico francese».

Guardando oltre l’esperienza francese, Rocca annota che le complessità aumentano, soprattutto a causa delle profonde differenze dei calendari d’uscita: «Tanto con il mondo anglofono quanto con quello tedesco è molto più difficile una comune armonizzazione del lavoro».

E chissà che la Fiera internazionale del libro di Francoforte, che a ottobre 2024 accoglierà l’Italia come Ospite d’onore, non potrà accorciare queste distanze, soprattutto nella prospettiva dei piccoli e medi editori. Sebbene infatti, come ricorda Lorenzo Armando – presidente del Gruppo piccoli editori di AIE – l’editoria italiana si sia molto internazionalizzata rispetto a 20 anni fa, «i piccoli editori fanno fatica a penetrare i mercati internazionali e il numero medio di contratti siglato per editore, pari a quattro, è basso e rende costoso l’impegno in questo campo. Per questo a Più libri più liberi abbiamo voluto affrontare anche il tema delle altre forme di internazionalizzazione che soprattutto alcuni settori editoriali stanno perseguendo, anche in considerazione dell’aumento della produzione da parte di case editrici italiane di libri direttamente in lingua straniera (arte, architettura, design, storia, saggistica letteraria) per pubblici specializzati».

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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