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Innovazione

Introduzione all’accessibilità di piattaforme e app. Tre riflessioni e un webinar

di Alessandra Rotondo notizia del 23 novembre 2020

Attenzione, controllare i dati.

La pandemia da Covid-19 ha stravolto le nostre vite, ha destabilizzato le nostre routine lavorative e del tempo libero, ci ha imposto limitazioni e nuove abitudini e ha fatto in modo che le nostre intere esistenze venissero sempre più mediate dal digitale. Un processo, quest’ultimo, sicuramente già in atto da tempo, ma che le misure introdotte per contrastare la diffusione del virus hanno reso improvvisamente inderogabile.
 
Non è di poco conto che i dati dell’Indagine Cepell - AIE sulla lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria riferiscono che più del 55% della popolazione italiana di età compresa tra i 15 e i 74 anni ha usato per la prima volta in questa circostanza piattaforme tecnologiche per lo smart working o per la didattica a distanza.
 
È una quota importante, che da un lato significa l’accesso di un pubblico nuovo, precedentemente escluso, nell’arena del digitale. Dall’altro – in considerazione dell’imprescindibilità che questi strumenti hanno acquisito nel panorama dell’emergenza – diventa ancora più importante preoccuparsi della loro usabilità e accessibilità, soprattutto nei confronti di quei segmenti di pubblico le cui esigenze potrebbero essere più facilmente oggetto di marginalizzazione: come le persone con disabilità visiva.
 
Per questa ragione AIE, in collaborazione con Fondazione LIA, ha organizzato per mercoledì 2 dicembre, ore 11.30-13.00, il webinar Introduzione all’accessibilità di piattaforme online e app (qui le informazioni per partecipare) tenuto da Cristina Mussinelli e Gregorio Pellegrino, rispettivamente segretario generale e responsabile tecnico della fondazione.
 
«Scopo del webinar – chiarisce Mussinelli – è far comprendere come sia possibile produrre piattaforme che possano essere consultate senza problemi dalle persone con disabilità visive, usando sia pc sia dispositivi mobili integrati con le tecnologie assistive. Fondamentale è che chi le produce sia consapevole dell’importanza di prefissarsi certi obiettivi di accessibilità e abbia acquisito le competenze necessarie per farlo». Competenze che offrono notevoli vantaggi strategici e operativi a chi decide di imboccare questo percorso, come i tre spunti offerti qui di seguito da Pellegrino suggeriscono.


Lavorando per l’accessibilità si migliora l’esperienza di tutti
Fin da quando come Fondazione LIA abbiamo iniziato a lavorare sull’accessibilità dei contenuti per persone con disabilità visiva, ci siamo resi conto che ottimizzare un prodotto per questo target ha un effetto collaterale: migliora l’esperienza di tutti gli utenti. Alcuni esempi:
  • Per essere accessibile un applicativo deve essere completamente navigabile da tastiera (senza l’uso di mouse); questo è fondamentale per le persone non vedenti, ma è molto utile per chi ha difficoltà motorie o per chi vuole muoversi rapidamente tra i contenuti
  • Una funzionalità utile per le persone con dislessia è il Text-to-speech (la tecnologia che converte il testo in audio): abbiamo constatato che, una volta resa disponibile, questa funzione viene utilizzata da moltissimi altri utenti, ad esempio fruendo il contenuto mentre fanno altre attività (jogging, guida, ecc.)
  • Un’attenzione che bisogna avere per le persone ipovedenti è quella relativa al contrasto dei colori; questa richiesta è obbligatoria per le linee guida di accessibilità, ma è molto utile per qualsiasi utente si trovi in condizioni di forte luminosità ambientale (ad esempio all’aperto, in spiaggia sotto l’ombrellone). È un’esperienza nota a tutti: navigare in condizioni di forte luminosità o all’aperto non è affatto semplice e confortevole.

I tool automatici non bastano
Online sono disponibili moltissimi tool automatici o semi automatici per valutare il livello di accessibilità di un’interfaccia web. Sono basati su diverse tecnologie, che possono avere più o meno efficacia, ma tutti hanno dei limiti. Ad esempio possono identificare se un’immagine ha la descrizione alternativa o meno, ma non possono valutare se la descrizione alternativa sia significativa per l’immagine.
Nel processo di audit messo a punto da Fondazione LIA usiamo tool automatici come primo step: se questi riportano errori, sicuramente ci saranno problemi di accessibilità, ma se questi non riscontrano alcun problema, allora procediamo con ulteriori test tecnici.
Dopo i testi automatici e i test tecnici l’ultimo passo – il più importante – è quello dell’analisi di usabilità da parte dei tester ipovedenti e non vedenti. Ci siamo infatti resi conto che l’accessibilità non è solo una questione tecnica, ma soprattutto di usabilità: capita che un’interfaccia pienamente accessibile da un punto di vista tecnico, risulti macchinosa per l’utente. Questo ultimo passaggio è importante per riuscire a realizzare prodotti incentrati sull’utente. L’idea di Fondazione LIA non è lavorare per le persone con disabilità visiva, ma con le persone con disabilità visiva.


Adesso è un vantaggio competitivo, ma nel 2025 sarà obbligatorio per legge
Lo scorso anno il parlamento europeo ha approvato lo European Accessibility Act, che entrerà in vigore dal 2025 e che imporrà che tutte le piattaforme di fruizione dei contenuti digitali siano accessibili. Chi sviluppa progetti informatici sa che il 2025 è non molto distante: i tempi di progettazione, sviluppo e test sono lunghi; ma soprattutto: l’accessibilità non è una funzione che si attiva come un interruttore, è un processo, che impiega tempo per essere pienamente adottato dalle aziende.
Pensiamo che iniziare a lavorarci ora porti due vantaggi:
  • Arrivare pronti al 2025, senza dover rimediare all’ultimo
  • Iniziare a offrire servizi accessibili prima del 2025, che può risultare come vantaggio competitivo rispetto agli altri operatori del settore.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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