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Mercato

Nel rapporto Auditel-Censis i prodromi dell'accelerazione digitale imposta dal Covid-19

di Giovanni Peresson notizia del 27 ottobre 2020

Attenzione, controllare i dati.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il terzo Rapporto Auditel-Censis, che indaga i cambiamenti delle case, delle famiglie, del sistema di relazioni tra individui, anziani, giovani, il legame con i beni tecnologici, soffermandosi su come si stanno riorientando le scelte familiari, i consumi digitali e televisivi dei singoli componenti e mettendo in luce tutti quegli aspetti «nascosti e poco analizzati dell’incontro tra italiani e nuove tecnologie».
 
Il tutto su una base veramente imponente di dati raccolti. Auditel intervista in un anno circa 20 mila famiglie attraverso 7 wave di circa 3 mila interviste ciascuna, e oltre 9 mila individui relativamente alle disponibilità e fruizioni individuali.
 
I dati presentati si riferiscono al 2019. Se non offrono ancora una prospettiva su quello che è avvenuto in questi mesi, permettono di disporre già di un quadro molto analitico e dettagliato che descrive lo scenario in cui le trasformazioni sono andate ad inserirsi, soprattutto là dove i dati «raccontano anche di una società – come si legge nell’introduzione – che si sta avvicinando in massa alle nuove tecnologie» e alla costruzione di propri palinsesti tecnologici e di contenuti (con un’ attenzione particolare, in considerazione del partner Auditel, a quelli video e televisivi).
 
Avere un minore in casa significava già nel 2019 – ma l’Osservatorio AIE sulla lettura e i consumi culturali lo aveva già individuato e dimensionato dal 2017 (lo stesso era avvenuto con indagini di altri istituiti di ricerca in anni ancora precedenti) – avere all’interno della famiglia una forte spinta all’acquisizione e al consumo di media e tecnologie. Non si fa fatica a immaginare che didattica a distanza, lockdown, mantenimento delle relazioni familiari fuori dal nucleo domestico, abbiano accelerato il consumo e l’adozione di un certo tipo di tecnologia.
 
Quando la presenza di minori si combina con condizioni socioeconomiche favorevoli «diventano addirittura anticipatori di comportamenti prossimi venturi: sono 742 mila le famiglie con minori “pioniere” del cambiamento già nel 2019». Il 3% delle famiglie italiane, in cui vediamo raddoppiare e triplicare le dotazioni tecnologiche e le fruizioni mediali rispetto al resto del Paese.
 
Dove ci sono minori la connessione Internet viene sempre dichiarata presente (altro discorso è la qualità della stessa). Il 99% dei nuclei in cui vive un minore dichiara di avere un collegamento, che nel 63,9% dei casi viene dichiarato possibile da una connessione sia domestica che mobile.



Al polo opposto il report fa osservare (e sta riferendosi al 2019!) come «l’universo delle famiglie over 65 non è un monolite fatto di solitudine e di mancanza di relazionalità, ma un mondo complesso e variegato all’interno del quale c’è un segmento rilevante cha sta […] marciando verso l’innovazione». Sono 2,8 i milioni di famiglie, mediamente più ricche della media italiana, in cui aumentano tutti gli schermi per il consumo televisivo e Internet: aumentano più della media i computer fissi, i portatili, i tablet e le connessioni.



Le precondizioni di quello che avverrà nel 2020 con le sue accelerazioni sul fronte del digitale, con il Covid-19 che agirà come fattore moltiplicatore di alcune trasformazioni già incorporate nella società, stanno già tutte qui.

Così come converrà notare che le fasce adulte e gli over 65 rappresentano un mercato a cui gli editori dovrebbero guardare con molta più attenzione rispetto al solo segmento di bambini e ragazzi.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, anche se adesso è un po' complicato. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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