L’editoria sta diventando, piano piano, sempre più green, all’estero come in Italia. In un articolo pubblicato qualche tempo fa, abbiamo indagato il modo in cui gli editori, e in generale la filiera del libro, affrontino il tema della sostenibilità in Italia. Ma cosa può fare, nel concreto, una casa editrice che desidera aumentare la sostenibilità del proprio operato?

Lo abbiamo chiesto ad Antonio Monaco, fondatore di Edizioni Sonda che, sia come editore che all’interno dell’Associazione Italiana Editori, si è occupato in larga misura di sostenibilità. La casa editrice, fin dalla sua nascita – il 1988 – ha fatto delle tematiche ambientali il proprio principio fondante, non solo pubblicando libri sul tema ma anche impegnandosi a produrre utilizzando materiali riciclabili al fine di ridurre gli sprechi. 

«C’è una cosa che gli editori italiani già fanno molto e che bisognerebbe solo far diventare una procedura standard: utilizzare carte riciclate o certificate, prevalentemente provenienti da foreste sostenibili europee» afferma Monaco. E continua: «Questa accortezza si può estendere a tutte le attività d’ufficio, avendo un occhio di riguardo per la carta utilizzata per le fotocopie, i tovaglioli, la carta igienica, poiché anche dettagli di questo tipo sono decisivi visti, poi, in una chiave globale».

 «Un altro consiglio che posso introdurre – un po’ meno d’uso , potrebbe essere quello di impegnarsi, quando ci sono iniziative in cui viene utilizzato del cibo, a considerare anche l’alimentazione vegetale. Può essere infatti un elemento molto caratterizzante che impatta in modo incisivo sulle questioni della sostenibilità».

Come si muove, invece, Edizioni Sonda per implementare la propria impronta green? «In questo ambito non esistono primi della classe, esistono solo delle pratiche quotidiane che evolvono» sottolinea Monaco. «La cosa più importante è analizzare nel dettaglio tutti gli sprechi e i comportamenti che, per abitudine, per convenienza o per incrostazione storica, esistono e ci condizionano».

Fondamentale, in questo approccio, il lavoro di squadra e l’ascolto dei punti di vista delle voci più giovani. «Una cosa che abbiamo imparato è che è molto utile farsi aiutare dalle persone più giovani che lavorano in casa editrice. Hanno sia una sensibilità culturale diversa – dovuta, ovviamente, al periodo storico – ma anche meno cose da difendere e una percezione più accentuata dell’impatto a lungo termine, a livello ambientale, delle nostre azioni, che ricadrà soprattutto su di loro». E conclude: «L’osservazione riguarda, dunque, tutti gli angoli della casa editrice, non solo la produzione esterna, ma anche i comportamenti interni, la comunicazione: sono tutti elementi che devono essere sottoposti a uno screening costante, per capire in che direzione muoversi per implementare la sostenibilità del proprio operato».