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Fiere e saloni

Seoul: dopo la fiera del libro, la Corea si conferma un mercato interessante

di Camilla Pelizzoli notizia del 1 luglio 2016

Attenzione, controllare i dati.

Negli ultimi anni il mercato editoriale sembra aver rinnovato la propria curiosità nei confronti di realtà tradizionalmente meno considerate: abbiamo così assistito all’apertura verso, ad esempio, il Medio Oriente e l’Asia. In particolare, quest’ultimo continente nel corso dell’anno passato e della prima metà del 2016 ha riservato qualche sorpresa, tra cui spicca la produzione sudcoreana.

Ha senz’altro aiutato la vittoria di Han Kang, con The Vegetarian, all’ultima edizione del Man Booker International Prize: il riconoscimenti ha portato alla luce un panorama letterario ancora poco visitato dagli editori, ma dalle potenzialità interessanti, che molti nel mondo anglofono – capitanati dalla traduttrice della Kang, Deborah Smith, che parla di una «new wave coreana» – osservano con interesse.

Anche questa è una spia della vivacità del mercato sudcoreano, che è tra i dieci più grandi del mondo, con una produzione di 45 mila titoli nel corso dell’ultimo anno (pubblicati principalmente da 3.600 editori più attivi), venduti nelle 1.750 librerie del paese, con un fatturato generale di 6 miliardi di euro (valore di cui però non conosciamo i criteri di calcolo); tutto questo nonostante alcuni anni di calo molto forte, a causa di una politica sui prezzi piuttosto avventata, che ha portato alla reintroduzione di una legge sul prezzo fisso nel 2013, all’aggiunta di una norma relativa allo sconto massimo applicabile, fissato al 10%, e alla decisione di rendere libri e e-book totalmente esentasse.

La Seoul International Book Fair, dunque, tenutasi dal 15 al 19 giugno presso gli edifici Coex, è stato un banco di prova per osservare (e portare avanti) la compravendita di diritti, e cominciare a tastare il polso dell’industria coreana dopo questi anni tumultuosi, oltre a essere un punto d’osservazione privilegiato per scoprire la produzione letteraria coreana. Il fulcro di questa attività è il Korean Copyright Center, in cui sono predisposti gli spazi per gli incontri tra editori, autori e agenti, oltre a essere una vetrina per i bestseller coreani (compresa la letteratura per l’infanzia). I paesi più presenti nel corso della fiera e nelle trattative al KCC sono stati quelli asiatici, con contingenti numerosi provenienti dal Giappone, da Taiwan, dalla Cina e in generale dal Sud-Est asiatico. L’attività dell’Associazione degli Editori Coreani, tuttavia, ha anche attivato un programma per portare alcuni ospiti internazionali alla fiera, provenienti da tutti i continenti (dall’Australia al Brasile, dalla Francia agli Stati Uniti, passando anche per l’Italia, per citarne solo alcuni). Il tutto ha portato a 378 espositori provenienti da venti paesi, che hanno potuto interfacciarsi direttamente anche con i lettori coreani, essendo la fiera aperta al pubblico.

Nonostante l’affluenza non sia stata altissima (circa 100 mila ingressi secondo le fonti), si sono comunque individuate delle tendenze negli acquisti e nelle proposte degli editori, che si sono concentrati soprattutto sull’editoria per l’infanzia (proponendo anche libri collegati a dei cartoni animati, e testimoniando dunque l’attività nel campo delle licenze), e volumi dedicati all’architettura e al design. Grande attenzione è anche rivolta ai prodotti digitali, visto che il numero di smartphone e tablet posseduti a persona è o dei più alti al mondo. Inoltre, come si accennava all’inizio, Han Kang ha riportato molta attenzione sulla fiction coreana, dando nuova vitalità alla letteratura del Paese. Solo nel corso dei prossimi anni, comunque, potremo capire se si tratta di un’ondata temporanea o se, piuttosto, è l’inizio di un fenomeno di lunga durata.

In Italia Chaesikju-uija (questo il titolo originale di The Vegetarian) verrà pubblicato per i tipi di Adelphi nel corso dell’anno. Chissà che non porti a un rinnovato interesse per questo Paese anche tra i nostri lettori.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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