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Fiere e saloni

L'arte della traduzione (e la necessità di farla conoscere)

di Camilla Pelizzoli notizia del 15 novembre 2016

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La traduzione è una parte del lavoro editoriale che, per la sua natura ibrida, è sempre difficile da inquadrare (e non sempre si riferisce alle parole; d'altronde, anche le copertine si «traducono»). Fondamentale per presentare un autore straniero al pubblico, eppure al massimo livello nel momento in cui, per usare un’espressione di Fruttero & Lucentini, è totalmente invisibile; mimetico nei confronti dell’autore che traduce e del suo stile, ma attento a non trasporre pedantemente. Una figura che mantiene sempre il fascino di chi, «prima di tutti» si potrebbe dire, si inoltra nel testo per restituircelo nella sua veste (si spera) migliore e permettere a tutti i lettori di poterlo affrontare nella propria lingua madre.

Negli ultimi anni, anche grazie al lavoro compiuto dalle associazioni di categoria, i traduttori, il loro lavoro e i loro nomi sono riusciti a trovare più spazio nel dibattito culturale; un cambiamento che è ben rappresentato anche dalle manifestazioni (fiere, festival, eccetera) che sempre più spesso dedicano momenti e appuntamenti all’arte della traduzione. Tra queste, la più imminente è senz’altro Bookcity, che sotto l’etichetta «I mestieri del libro» raccoglie anche degli eventi dedicati proprio alla traduzione: più di una dozzina, articolati su più ambiti del mestiere, e soprattutto rivolti a tutti, non solo ai professionisti.

Un concetto fondamentale se si vuole effettivamente far uscire il traduttore dalla sua condizione di (relativa) oscurità, almeno agli occhi dei lettori: il 20% circa dei libri pubblicati in Italia sono tradotti, ma la maggioranza dei lettori (anche quelli assidui) non fa caso al nome del traduttore (ben il 62,3%), o tende a non ricordarlo una volta concluso il libro (l'89,7%). Così rivela l’indagine svolta da Anna Laura Carrus e pubblicata, insieme ad altri interventi, nel libro Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, edito dalle Edizioni Santa Caterina e frutto del lavoro degli studenti del Master in Editoria organizzato dal Collegio Universitario S. Caterina di Pavia e dall’Università di Pavia; l’opera e i risultati dell’indagine verranno presentati sabato 19 novembre alle ore 10 al Laboratorio Formentini da Massimo Bocchiola e Silvia Raffo, che dialogheranno anche con gli autori durante l’incontro Tradurre fra complicità e antagonismo.
Questo dato all’apparenza sconfortante, però, non deve far credere che non ci sia interesse verso i traduttori da parte dei lettori; anzi, la stessa indagine conferma che, interrogati sull’utilità di trovare in un libro delle brevi notizie sul traduttore o sulle particolarità della traduzione, la stragrande maggioranza dei lettori risponde che troverebbero un’aggiunta del genere utile e interessante (ha risposto «sì» il 61,6% e «sì, molto» il 20%).

«Gli autori di Echi da Babele – scrive nell’introduzione del libro Massimo Bocchiola, uno dei più affermati traduttori italiani – ci pongono di fronte a un campionario di situazioni quanto mai varie, selezionando, spesso con divertimento, sempre con intensa partecipazione, una ventina di esempi tipici e caratterizzati; e così facendo non mancano di mostrarci il volto dell’editoria forse più immediatamente attraente, perché si tratta di venti “casi editoriali”».

Il Laboratorio Formentini, nel corso di Bookcity, ospiterà anche molti degli altri eventi dedicati alla traduzione, forte della collaborazione tra gli altri di AITI, STRADE e BABEL – festival di letteratura e traduzione: da Lavorare in editoria. Il mestiere del traduttore, a La traduzione ai tempi della globalizzazione, durante cui interverrà Tim Parks, che tornerà anche per la passeggiata letteraria Un’arte esatta. Traduttori per le vie di Milano, che partirà proprio dal Laboratorio.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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