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Editori

Tre consigli (e una pausa pranzo) per ottimizzare i costi di produzione nella fase due

di Alessandra Rotondo notizia del 30 giugno 2020

Attenzione, controllare i dati.

L’emergenza sanitaria scatenata dal diffondersi del nuovo coronavirus e il lungo lockdown che si è reso necessario per contenere la pandemia hanno avuto effetti considerevoli sul mondo del libro: dal patimento delle librerie – alle prese con chiusure, ingressi contingentati, ridotta possibilità di organizzare presentazioni in sede – all’annullamento di saloni, fiere e appuntamenti in presenza; dallo slittamento delle uscite delle novità alla generalizzata sofferenza di editori e filiera editoriale tutta.

Così, all’ingresso nella fase due – con la sua urgenza di ripartenza ma anche col suo bisogno di cautela – abbiamo trovato ad attenderci alcuni aspetti già tradizionalmente strategici del nostro settore industriale, diventati nel frattempo vieppiù centrali: in primo luogo, l’ottimizzazione dei costi di produzione del libro.

Dati di mercato e tecnologie di stampa alla mano, giovedì 9 luglio cercheremo di farci un quadro delle possibilità che abbiamo, delle domande che come editori dobbiamo porci, delle soluzioni che possiamo adottare e dei compromessi che dobbiamo scegliere per rinegoziare il fondamentale equilibrio tra disponibilità finanziaria e ricerca di tempestività ed efficienza nel raggiungere le librerie e i lettori. Lo faremo con un webinar (le informazioni di dettaglio le trovate qui) che ci offre contestualmente la possibilità di presentarvi una nuova diramazione dell’offerta formativa dell’Associazione Italiana Editori: i webinar di AIENetwork. Si tratta di appuntamenti organizzati con la collaborazione di quella rete di aziende (AIENetwork, per l’appunto) che l’Associazione valida e mette in contatto con i suoi soci. Realtà consolidate che offrono prodotti o servizi per l’editoria, hanno il polso della situazione e del nostro settore e una solida esperienza pratica da offrire.

Il webinar del 9 luglio è offerto da Rotobook, la piattaforma per la stampa di libri creata da Geca di cui abbiamo raccontato ad aprile 2019. Per preparaci a quest’incontro in pausa pranzo (la fascia oraria è stata scelta per armonizzarsi al meglio con la giornata lavorativa e gli impegni del maggior numero possibile di colleghi, e verrà tenuta anche per i prossimi webinar di AIENetwork) abbiamo chiesto a Luigi Bechini, responsabile marketing di Geca, i tre consigli irrinunciabili che darebbe a ogni editore per approcciare con consapevolezza (e successo) la fase della «nuova normalità».




1. Stampa solo le copie che servono davvero, non una di più
In questa fase ancora piena di incertezze è molto importante che gli editori siano in grado di calibrare in modo oculato le tirature che intendono produrre. So che non è facile, ma in questi mesi, ancora più che in passato, è diventato strategico. Occorre un po’ uscire dalla logica del «minor costo copia possibile» e valutare invece nella loro interezza tutti i costi di produzione e di gestione del ciclo di vita del libro. Stampare quindi in prima battuta una quantità minore di copie permette non solo di ridurre l’impegno finanziario legato alla produzione in sé, ma anche abbattere i costi di distribuzione e di gestione del magazzino e ridurre i relativi rischi. Se, come tutti ci auguriamo, la prima tiratura riesce a vendere bene, si possono gestire le ristampe che, a questo punto, vengono fatte in modo molto mirato, avendo il polso dell’andamento reale delle vendite. Questo tipo di approccio sta funzionando molto bene con alcuni nostri clienti.

2. Cerca il fornitore (o i fornitori) che siano in grado di gestire in modo virtuoso le ristampe
Se i tempi per la realizzazione della ristampa sono troppo lunghi il rischio è di andare in rottura di stock e bruciare opportunità di vendita. Il fornitore ideale quindi deve avere dei prezzi a copia competitivi anche sulle piccole tirature, tempi di produzione di pochi giorni e un sistema di gestione che permette all’editore di ordinare la ristampa in pochi minuti.

3. Allena l’occhio del marketing (e della comunicazione)
Questi mesi di lockdown, durante i quali non abbiamo mai smesso di stampare libri, ci hanno insegnato diverse cose. Una è l’efficacia dei canali di comunicazione online anche per la vendita di stampa (nel nostro caso) o di libri (nel caso di molti editori e anche di molte librerie fisiche, come messo in evidenza dalla recente indagine di IE). Una seconda cosa che abbiamo visto è che gli editori che hanno parato meglio il colpo sono quelli che hanno delle nicchie di lettori: editoria specialistica, giuridica, fiscale, universitaria. Non solo: alcuni degli editori che hanno reagito meglio sono quelli che hanno un proprio magazzino e che possono contare anche su canali di distribuzione autonomi. E allora mi sono chiesto se non siano aspetti che tutti gli editori, al di là del tipo di editoria che fanno, potrebbero in qualche modo sviluppare: coltivare i rapporti con comunità di lettori di riferimento tramite i social, promuovere i propri libri attraverso questi canali e rafforzare l’identità del proprio marchio editoriale. Qualche mese fa abbiamo organizzato qui in Geca un pomeriggio di incontro tra editori e book influencer, proprio per stimolare una riflessione su questi aspetti. Allora le domande che emergono sono queste: in che modo gli editori possono costruirsi una base di lettori molto motivati e molto appassionati e in che modo possono raggiungerli, anche tramite campagne social e passa parola tra gli influencer? In che modo l’editore può far sì che i propri libri incontrino una passione specifica o una comunità di lettori uniti da un interesse comune? Tutto questo ci riporta in fondo al primo punto: più riesco a specializzare la mia offerta editoriale e più facilmente posso calibrare la tiratura abbattendo tantissimi costi e tantissimi sprechi.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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